Spero che anni di fedele lettura, armadi pieni zeppi di sogni su carta, libri appena scalfiti, oppure devastati da febbrile ed invasiva lettura mi siano testimoni: adoro i libri classici, con il loro supporto cellulosico, il loro profumo di tipografia e di cultura, il loro peso, i loro caratteri a volte piccoli e nervosi, più spesso grandi, familiari e rassicuranti. Letteralmentente sono parte di me, nel modo più viscerale e intenso che vi possiate immaginare.
Casa mia però tende ad avere, tra libri, CD, vinili, strumentazione musicale e ammennicoli vari accumulati in anni di diligente opera di spulciatore maniacale, dei serissimi problemi nel contenere la mia straripante passione per l’arte, il che mi ha molto mestamente portato a considerare l’altrenativa salvaspazio per ovviare a tale tristissimo inconveniente: l’e-book.
A questo punto credo seriamente di avere pochissime alternative ed ho anche già adocchiato il modello infernale di e-book del quale mi doterò a breve ovvero il kindle touch di amazon, che pare piuttosto imbattibile per prestazioni intrinseche e numero di titoli disponibili, essendo amazon la più vasta biblioteca on-line della quale uno possa usufruire…
Resta solo un nodo da sciogliere ovvero: alla fine del mio percorso terrestre, molto spesso rifuggita ma qualche volta incoscientemente invocata, il mio progetto era quello di lasciare in eredità, non uno o più pargoli urlanti più o meno cresciuti, tanto meno soldi, case o automobili di sorta. Sarebbe bello lasciare una mia propria eredità artistica in campo letterario (mi piacerebbe anche in campo musicale ma, suvvia, siamo realisti…) ma, lasciando da parte i sogni, sicuramente posso dare il mio contributo attraverso la produzione letteraria altrui sottoforma di una modesta quantità di libri che sono già indirizzati, fin d’ora, ad una piccola bibblioteca di paese intelligentemente gestita da persone assolutamente appassionate… ma… accoglieranno anche il formato elettronico??
In calce e senza retorica mando un pensiero silenzioso in Emilia Romagna e a Brindisi: non amo tradurre in parole i miei pensieri in merito, ciò non significa che io non ci pensi.
Ci sono posti lontani nello spazio e nel tempo nei quali avremmo voluto vivere ma, a causa dell’ anagrafe, non ci è stato possibile visitare o conoscere… personalmente ho sempre pensato che mi sarebbe piaciuto vivere principalmente in questi tre posti…
Praga, seconda metà del 1500: Da sempre affascinato dalla capitale boema, soprattutto durante il regno di Rodolfo II D’Asburgo. Praga è un luogo meraviglioso anche oggi, ma allora doveva essere assolutamente grandiosa, con una rinascita artistica, culturale, esoterica veramente affascinante. Poter calcare le stesse strade di Arcimboldo e vedere all’opera gli alchimisti, quando ancora molto della chimica aveva a che fare con la magia, registrare da vicino i cambiamenti di una città che di venta di giorno in giorno sempre più la capitale della bellezza e della cultura, non ha veramente prezzo.
Vienna, inizio del 1900: Un’epoca difficile, dura, inquieta, dove lo spettro della guerra rimane sempre nascosto dietro l’angolo, la paura è palpabile. E la decadenza che segurà la guerra, la fine di un impero millenario… soprattutto però la secessione viennese, il culto della bellezza che anima anime fiammeggianti di passione come quelle di Gustav Klimt o Egon Shiele, il fermento delle nuove idee, la voglia ed il coraggio di infrangere il perbenismo e la morale, contrapponendo semplicemente l’abbagliante bellezza di un corpo femminile, come le famose naiadi che mostrano le terga ai critici in “Pesci d’oro”. Un’atmosfera unica e ricca d’ispirazione, arte e svavillante meraviglia.
Londra, 1969: Il quinquennio ’68/’73 viene da molti identificato come fondamentale per la musica, per l’orgoglio giovanile per il rinnovamento culturale. Tuttavia, per quanto ne riconosca l’importanza e la valenza “Storica” non credo che mi sarebbe piaciuto così tanto nè prendere parte al maggio sesantottino a Parigi nè partecipare alla Summer of love a San Francisco, il mio posto sarebbe stato indubitabilmente Londra. Con gruppi come Pink Floyd, Led Zeppelin o anche la Jimi Hendrix Experience, protagonisti di uscite discografiche assolutamente memorabili, nonchè di concerti in città, mentre il famoso “concerto sul tetto” dei Beatles stava per avvenire e gli Stones prima o poi sarebbero pure tornati a farsi vedere. Senza contare il fatto più rilevante a livello personale: il 13 febbraio del 1970 usciva “Black Sabbath” amici miei… ed il 18 settembre “Paranoid”! Forse non sarei mai arrivato al 1971…
Oggi invece, se dovessi scegliermi una dimora credo proprio che sarebbe Stoccolma, la capitale svedese.
Il viaggio, di per se stesso, ha sempre avuto un ruolo fondamentale per vincere la depressione, almeno per quanto mi riguarda. Fin dal primo viaggio di un certo rilievo nell’ormai lontano 1998 alla volta di Parigi/Londra che fu una vera e propria ciambella di salvataggio, all’ultimo effettuato in Norvegia nel 2010, ogni viaggio è stato una pulsione a conoscere luoghi, persone e situazioni nuove, qualcosa che mi ha sempre molto aiutato a vincere la mia naturale tendenza a chiudermi in me stesso ed a pensare che tutto sia come la squallida realtà quotidiana che ingrigisce anche le cose positive. Oltre che naturalmente ad ammirare la bellezza dei posti, siano essi siti naturali oppure costruzioni artichistiche o architettoniche. Non potendo partire adesso mi metto a sognare pensando a quei luoghi lontani e a canzoni che parlano di quei posti:
1. Guccini: Primavera di Praga
Bellissima, enorme canzone per una meravigliosa città visitata in circostanze piuttosto tragiche, visto che fu una sorta di viaggio d’addio (1997). Ciò non tolse niente al fatto che questa città da sogno entrasse direttamente nella mia personale triade magica insieme a Londra e Stoccolma (per la quale non ho trovato alcun commento sonoro purtroppo ma che rimane nel cuore come prima città visitata completamente in solitaria). La canzone, attraverso il suo lirismo rende assolutamente giustizia alla città, ricordandone alcuni eventi storici, pur senza cantarne la bellezza intrinseca.
2. Litfiba: Paname
Qui si parla di Parigi, bella città che però non sono mai riuscito a sentire propriamente come un posto che mi appartenesse. Troppo enorme, dispersiva e “francese”, mentre io rimango nettamente più anglosassone o prussiano, senza togliere nulla a una città che per qualche tempo fu pur sempre al centro del mondo. Nel 1998 ebbi un incontro ravvicinato con questa Grandeur, ma anche con il suo quartiere turco…
3. Litfiba e Diaframma: Amsterdam
Case sbilenche, museo Van Gogh e Rijksmuseum (“La ronda di notte” di Rembrandt!!!), i canali, le biciclette ma anche il porto, il quartiere a luci rosse, i coffee shops… serve dire altro? Un coacervo di contraddizioni, un posto dove mettersi decisamente alla prova (2000).
4. Celestial Season: Vienna (lo so, era degli Ultravox ma sono un metallaro che volete….)
Vienna: magnifica, sublime… imperiale! Non entra di diritto nell’Olimpo solo perchè decisamente troppo decadente (intendiamoci, è tenuta come un confetto, ma si respira ancora la brutta fine dell’impero Asburgico, a mio parere) e per la zona del Prater, non esattamente un quartierino raccomandabile ed esteticamente bellissimo. Però se parliamo d’arte Vienna è meravigliosa, visitai una media di 3 musei al giorno, senza contare che poi me li sognai anche di notte. Soprattutto però, l’incontro spirituale con Klimt e l’innamoramento inevitabile con la sua Danae (2005) che ebbi la fortuna di vedere esposta all’accademia Albertina in una mostra, visto che appartiene ad una collezione privata.
5. Misfits: London Dungeon
Di certo non ho conosciuto Londra come Danzig che compose questa canzone mentre passava una notte in galera dopo una rissa ad un concerto dei Misfits. Suppongo non ne abbia un bel ricordo, al contrario di me. 10 giorni dalle parti di Highgate (1998) mi rimisero in vita! Pubs (la guinness!), case con i mattoni a vista, Camden Town (ed il “The world’s end”!!!), lo stadio di Highbury (e l’Arsenal di conseguenza),tutti i monumenti del centro, le gallerie d’arte ed i negozi di dischi: un mondo dentro al mondo! Ci sono anche tornato per il concerto d’addio dei Cathedral…(2011)
6. Corrado Guzzanti: Grande Raccordo Anulare
Altro posto (Roma) del quale non conservo un bel ricordo dovuto alle circostanze (sempre il dannato 1997), anche in questo caso ero un uomo distrutto, ma dopo tutto rimane sempreCaput Mundi.
7. Talking Heads: Road To Nowhere
Ovviamente qui è dove sto andando adesso, pur essendo agli antipodi dell’ottimismo di David Byrne: questo testo, per come la vedo ora, dovrebbe essere interpretato da un punto di vista assai sarcastico. Comunque il video in stop motion e il motivetto da piccolo mi ipnotizzavano (più o meno come “Heart Of Glass” di Blondie, che sarebbe perfetta per parlare di New York, visto che il video è girato allo studio 54, peccato che io non ci sia mai stato e difficilmente ci andrò).
Non so come funziona altrove, ma nella mia città, quando ero in età da scuole superiori, ITIS era sinonimo di scuola per uomini duri: gente che fumava a 16 anni, buttava sodio metallico nelle turche dei gabinetti, organizzava feste alcooliche, sempre nei suddetti (che, peraltro, erano un luogo di terrore se eri un “primino”) il giorno prima delle vacanze di Natale, faceva avances spudorate in aula magna -e davanti a tutto il corpo docente- ad una professoressa che si presentava in minigonna di pelle. Ma era anche la scuola del massacro: non si contavano sezioni con magari uno o due promossi a giugno e tutti gli altri a settembre o a casa direttamente… la scuola dove in cinque anni ho rimediato una squallida gita di un giorno a Bergamo (che è una bella città ma i miei amici allo scientifico se ne andavano tipo a Parigi 5 giorni)… la scuola dove sono diventato anche metallaro, tra le altre cose, sfoggiando (in maniera molto pudica) una toppa a tutta schiena di “Somewhere in time” degli Iron Maiden, con la kefiah perennemente al collo.
Quindi quando Marco Paolini è giunto in città con uno spettacolo intitolato “Itis Galileo”, mi sono sentito in dovere di andarci, anche perchè l’attore, quasi conterraneo di mia madre, mi aveva emozionato tantissimo (come a molti credo) con la sua “Orazione civile sul Vajont“ e da lì avevo iniziato a seguirlo anche con i suoi “Albums” e a stupirmi notandolo in “Caro Diario” di Moretti. Inotre era un’ottima occasione per approfondire la mia conoscienza di Galileo Galilei, un personaggio per il quale nutro, da sempre, una stima sconfinata. E poi, con quella parlata, non potevo non sentirmi a casa…
Ebbene: era impossibile restare delusi, lo spettacolo vale assolutamente TUTTI i 17 € del biglietto. Coinvolgente, eclettico, versatile, divertente, rimarca molte cose dell’epoca in cui è vissuto il protagonista di questa piece teatrale… e soprattutto è stato incredibilmente efficace nel ribadire l’importanza supremadel pensiero in faccia all’ipse dixit, ai dogmi imposti dagli altri alla volontà di rifuggire da ogni comodità anche mentale. Per non restare fermi, ma muoversi di un moto chiamato ri-vo-lu-zio-ne.