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The big band!
 
 Un trio composto in modo interessante dall’Oltranzista, da Mr. Roarche e da me medesimo, si è mosso ieri sera in direzione della, tutto sommato, anonima Venaria per assistere alle mirabolanti performances della grande band nata dalla fusione di entità inquietanti e potenti come i Melvins ed i Fantômas. Un iniziale malinteso comune prevede che tocchi all’oltranzista prendere il rustico mezzo per recarci sul luogo (mi spiace, se vieni ai Tool, farò il possibile per farti da autista, amico!) il pandino 4×4 bianco sembra lusingato dall’impegno affidatogli… Mr. Roarche, protetto da un imponente pannello di compensato si sistema sul divano posteriore facendosi largo tra stivali, cric ed ammennicoli vari ed indispensabili a ribadire il nostro carattere genuino e campagnolo, la coppia di inavvicinabili rimane saldamente al comando dalla postazione anteriore e si va. Immancabili scazzi dovuti alle bizze umorali del mezzo (che però va comunque onorato per averci portato sul luogo e averci fatto fare ritorno a casa sani e salvi) ma soprattutto per le condizioni terribili nelle quali versa la Torino-Milano, una lingua d’asfalto che definire “autostrada” è opera di alta astrazione concettuale. Eppure tra una chiacchiera ed una pisciata, tra un autogrill (ma che mondo fantastico!) e un pedaggio, l’Oltranzista sfoggia un’invidiabile conoscenza della via e ci porta sul posto con una celerità invidiabile, arrivati festeggiamo con una sigaretta (un grazie al Roarche, noto tabagista) e cominciamo a guardarci attorno. C’è una buona affluenza, il posto sembra (e terrà fede a quest’impressione) nuovo, pulito, attrezzato al punto giusto, decisamente un ottimo sito per un concerto. All’interno c’è anche un fornito bar, con tre cameriere decisamente alla mano che sfoggiano un’ avvenenza procace ed opulenta (il sottoscritto è un dichiarato amante della bellezza di stampo rubensiano… checchè ne dicano sciocchi dettami filo-anoressici) che mi mette di ottimo umore mentre sorseggio un ottimo caffè del tutto inconsapevole del fatto che questa bevanda avrà un ruolo nient’affatto secondario durante lo show.
 Entriamo in zona-concerto… bello il locale, è ampio e veniamo intrattenuti con una simpatica musichetta da cartone animato… poche considerazioni ed è già tempo di sfasciarsi i timpani come si conviene (seee ci siamo portati i tappi!). Sentiti complimenti al gruppo di apertura i romani ZU che mi hanno davvero impressionato, basso batteria e sax, intensi ed asimmetrici, rumorosi ed espressivi. Davvero bravi! Una volta tanto qualcosa di positivo che se ne esce da uno stivale marcio e cadente. Impressiona il batterista dinamico, preciso, potente e assolutamente trascinante, il bassista che offre un tappeto sonoro notevole inventandosi quasi suoni al limite dello strumento ed il sassofonista che assume quasi il ruolo di solista sorretto splendidamente da una sezione ritmica che non sbaglia un colpo. Lo stesso Patton li raggiunge sul palco per il loro ultimo brano e, stando a quanto dice il Roarche, li accompagnerà anche in alcune date in Canada, a Montreal. Sembra incredibile pensare che nella sua prima formazione questa devastante band comprendesse anche lo zelighiano (e trendista) Roy Paci. Un sincero plauso a loro.
Pausa. Giusto il tempo, per me, di salutare il cantante dei Lopez (vedi post precedente) mentre il Roarche e l’Oltranzista escono incontrando parecchia gente dei nostri paraggi. L’inavvicinabile trova anche il tempo per esternare il suo apprezzamento per l’abbigliamento femminile moderno (ai miei tempi non si lasciavano i glutei quasi al vento ahaha!) suscitando l’ilarità di chi ha avuto la fortuna di assistere alla scena, che non sto a raccontare: mi spiace ragazzi, non riesco a lasciare il luogo del delitto!
 Ed è tempo dei nostri: Io personalmente ho occhi solo per Dave e Buzz, Roarche adocchia il nerd-bassista dei Melvins, L’Oltranzista si studia tutti e nessuno, chi lo sa. Una macchinetta per il caffè fa mostra di sé al centro del palco e sarà un’ottima comprimaria dei nostri, con correzioni varie. Ma veniamo a noi, io gli eroi non li scelgo a caso: King Buzzo è un monolite assoluto al centro della scena imponente e impassibile sembra un colonnello Lobanowskij del rock, assolutamente consapevole dell’incredibile potenza che può sprigionare la sua sei corde, grande! Con il suo cespuglio, i pantaloni improbabili e l’immancabile Les-Paul. Dave è semplicemente un terremoto seduto su uno sgabello, impressionante: spazza via di slancio il suo sostituto Terry Bozzio, che per quanto bravissimo tecnicamente parlando, mi aveva lasciato alquanto freddo. Memorabile lo stacco nel quale lui e Dale Crover (in forma nonostante l’aspetto fisico sembri confermare il contrario) dialogano a colpi di pelli, coadiuvati dall’istrionico Patton. Tutti molto bravi, anche Trevor Dunn ed il citato bassista nerd. Tra i pezzi come non citare almeno la mastodontica “The Omen”, ma soprattutto una storica “Hooch” che ci entra letteralmente in testa, visto che finiamo per cantarla durante tutto il tragitto del ritorno.
 Il pubblico fuori di testa è un’altra costante dei concerti fantomassiani caratterizzati urla improbabili cui fa da prologo un pazzo durante l’esibizione degli ZU che urlava a squarcia gola “sono venuto qui apposta!”. Poi coi Fantômas si sentono grida tipo “viva la trinacria” (!!), qualcuno insulta e Patton per tutta risposta: “un caffè per quella testa di minchia! Però a lui faglielo lungo all’americana!”, un altro bestemmia platealmente e viene subissato di applausi, un terzo reclama rispetto ad ancora Patton gli risponde col dito medio alzato… follia collettiva! Io mi limito a incitare i miei eroi, fin troppo diligente!
 Dopo un bissettino, il concerto finisce e ci troviamo a bivaccare a thè e barrette ai cereali, miele ed albicocche, dei veri signori, non credete! Poi ci attende un viaggio di ritorno che corre via nel buio e nelle rimembranze… bello, Grazie ragazzi!
 
Note dolenti: nulla in grado di compromettere irrimediabilmente la serata, sia chiaro, però occorre dire alcune cose (in ordine sparso):
  1. Il banchetto cd-magliette-manifesti è sfornito e caro da morire (da uno che è a capo di un etichetta ci si aspetterebbe un mega store itinerante a prezzi vantaggiosi!)… e noi che pensavamo di trovare qualche chicca inarrivabile, sigh!
  2. Chi si rechi al concerto pensando di sentire anche tanti brani dei Melvins resterà fatalmente un po’ deluso, spiace dirlo…
  3. Il suono del basso era fin troppo ipersaturo, questo ha impedito all’audience di apprezzare appieno l’evento… ore ed ore di soundcheck a che diavolo servono???
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