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Album of the year (?)
Tool-10.000 days
 
 Quando questo disco ottico ha cominciato a girare nel lettore, mi ha attraversato un’ emozione che non provavo da tempo. Cinque anni di attesa sono davvero tanti, ma ne è valsa la pena. I Tool sono tornati più in forma che mai: alla fine del disco ho seriamente considerato di non acquistare più nessun disco nel 2006, difficilmente qualcosa andrà anche solo vicino a questo disco…
 L’ attenzione si focalizza quasi automaticamente sui suoni, considerato che per quanto riguarda i primi ascolti, è difficile tentare di afferrare le note ed i vari passaggi e già questo primo aspetto colpisce: nitidi, puliti e potenti come pochi, nessun passaggio reso confusionario dall’imperizia del produttore, abile invece a rendere straordinariamente particolareggiato il suono senza risultare al contempo plastificato e “leccato”. Esattamente ciò di cui aveva bisogno un cd come questo per essere apprezzato appieno, del resto un analogo discorso si potrebbe fare per i suoni che il guru Steve Albini ha cucito addosso ai Neurosis: una simbiosi assolutamente indispensabile.
 Detto questo i Tool vanno avanti. Spero che nessuno si aspetti un disco che ricalchi pedissequamente quanto proposto nel loro passato fatto, per altro, di dischi tutti una spanna al di sopra degli altri. Diventano difficili i raffronti perché, nel loro caso si tratta di un’evoluzione che fa intuire la nuova direzione come la vecchia. Mi ha colpito, l’incrementata cupezza del suono: ipnotico, psichedelico, colmo di sfaccettature affascinanti… canzoni strutturate e forti, nei loro solidi equilibri musicali e dannatamente difficili da descrivere… maniacalmente curate e con una portata talmente ampia da perdercisi letteralmente dentro. Lo stesso artwork (bellissimo come sempre) suggerisce, tramite le lenti, l’idea di una dimensione parallela, nella quale potersi, finalmente, lasciare questa alle spalle. Un disco dei Tool non è fatto per essere ascoltato, ma per far penetrare al suo interno l’ascoltatore, o riesci ad entrarci o li detesterai: è fatale. Non possono durare poco le canzoni, vanno lasciate libere di seguire la concatenazione di note e di pensieri… se potessero, probabilmente lo farebbero all’infinito… ma il distacco non può ancora essere così radicale, visti i limiti che l’umana natura inevitabilmente ci impone, eppure il compito dei Tool è proprio quello di sondare questi limiti ed in questo contesto possono essere considerati come un gruppo estremo.
 Il lavoro svolto dai quattro è eccellente, si avverte in ogni solco del disco la tensione verso la ricerca strumentale, chitarra, basso, batteria e voce… per ogni singolo mezzo espressivo una prova da ricordare, un’imponente sfida prima di tutto con se stessi, visto che l’attuale panorama musicale non offre alcuna possibilità di raffronto con altri strumentisti, a parte quelli che li hanno ispirati come i King Crimson (scusate se è poco).
 Sono il primo ad ammettere la mia venerazione per questo gruppo, quindi il primo a considerarmi di parte nel commentare il loro lavoro,ma ,del resto, lo scopo di questo post, non è quello di fare al gruppo una qualsivoglia pubblicità, ma solo di esprimere le mie sensazioni in merito alla nuova release… e spero che risultino quanto mai chiare… manca sempre troppo al 19 di giugno!
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Un pensiero riguardo “

    OzzyRotten ha detto:
    3 maggio 2006 alle 19:10

    E’ bello ascoltarsi album che si aspettavano da tempo e riesco a comprendere bene ciò che vuoi esprimere perché anche io ho avvertito la stessa tensione aspettando i Dark Lunacy ed i Moonspell.

    Tra i due, ancora sono indeciso quale sia il mio album dell’anno.

    Dal Buio

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