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[In occasione della loro discesa in terra italica, purtroppo all’interno di un festival, ho ripreso in mano il primo album dei Down e mi sono messo a scrivere due righe su questo grandioso disco]
 
Down “N.O.L.A.” (Elektra 1995)
 
 11 anni sono trascorsi dall’uscita di questo disco e a risentirlo ora non si direbbe. Il 1995 è uno di quegli anni che rivivrei molto volentieri, tralasciando però nostalgie di carattere personale, successe in quell’anno che nel sud degli Stati Uniti cinque musicisti provenienti da altrettanti differenti gruppi, decisero (finalmente) di registrare professionalmente alcuni brani che avevano scritto assieme e che da qualche tempo circolavano, sottoforma di demo-tapes, tra i loro anficionados più fortunati, le richieste infatti si facevano pressanti, al punto che non ci si accontentava più di semplici nastri magnetici… occorreva l’ufficialità. I cinque erano: Phil Anselmo (voce, Pantera), Pepper Keenan (chitarra, Corrosion of Conformity), Kirk Windstein (chitarra, Crowbar), Jimmy Bower (batteria, Eye Hate God) e Todd Strange (basso, verrà poi sostituito da Rex sempre dei Pantera). Scelsero come base New Orleans, gravitando tutti nel sud (in Lousiana in particolare), l’ intento della band è quello di ritornare alle origini della musica amata dai componenti della band. Non è troppo difficile allora capire come suonino le canzoni dei Down: un hard-rock nero come la pece, con una forte connotazione sabbathiana (chiedere a Mr. Keenan), influssi southern e qualche facsinazione agreste. Qualcuno, visto il periodo, ci sente del grunge, francamente però non mi sento di condividere tale lettura del loro sound.
 Apre il cd “Temptation’s wings” e si chiarisce subito che qui si fa sul serio: Anselmo sbraita con rinnovato vigore, il brano è dinamico ai limiti della convulsione, e sono contento di aver speso quelle 3.000 in più per aver acquistato la versione americana qualche giorno prima dei miei compatrioti (tiè!). In Italia, al solito, pochissimi (o nessuno) avevano avuto la possibilità di sentirne mai una nota, quindi la curiosità aveva fatto in tempo a salire alle stelle. La chitarra distortissima di Pepper Keenan da il via a “Lifer” (da cui è anche stato tratto un video) e qui mi immagino chiaramente le valvole incandescenti all’interno della testata dell’amplificatore costantemente sul punto di scoppiare. La band macina note su note e Jimmy Bower sembra scordarsi del catrame sonoro del suo gruppo d’ origine per martellare ossessivamente le pelli della sua batteria, offrendo una prova davvero buona e adrenalinica, mentre anche Kirk Windstein, dei megalitici Crowbar, contribuisce a dare “un gran tiro” alle composizioni. Il disco fa senz’altro la gioia di molti, loro si fanno sempre più inarrestabili, permettendosi anche momenti riflessivi come nel suggestivo brano acustico “Jail” o nel breve strumentale “Pray for the locust” a firma dello stesso Anselmo. Il loro lato più scanzonato e agreste taglia la spessa coltre nera e quasi impenetrabile in “Stone the crow” un motivo quasi allegro che ha il pregio di entrare in testa per poi non uscirne tanto facilmente.
 Non avranno inventato nulla ma, in fondo, chissenefrega! A mio parere hanno dato una sonora svegliata all’hard rock oscuro facendo aleggiare sonorità vecchie di vent’anni (allora) con una carica tale da spazzare via ogni dubbio. Tante cose succederanno negli 11 anni successivi, ma loro troveranno anche il tempo (e la possibilità) per fare tour intensi e per dare a “N.O.L.A.” (le cui vendite sono cresciute sensibilmente nel lungo termine) un degno successore (“Down II: A bustle in your hedgerow” sempre per l’Elektra nel 2002), dopo 7 anni, infatti Cristo è tornato a fissarci, fumando una cicca e con tanto di corona di spine, severo e impenetrabile dal retro di una loro copertina. Peccato solo siano giunti nello stivale solo a seguito di un festival, non certo la collocazione ideale per permettere al pubblico di fruire della loro musica.
 
Join the brotherhood of eternal sleep!!
Down worldwide!!
P.s.: Se ve lo chiedete, non so cosa significhi l’acronimo "N.O.L.A." ahahahah!!!
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2 pensieri riguardo “

    utente anonimo ha detto:
    13 giugno 2006 alle 07:56

    New Orleans, Louisiana.
    Botzmann

    Nxero ha detto:
    13 giugno 2006 alle 14:10

    Il posto più sicuro per nascondere qualcosa è sotto al naso di chi lo cerca… ahahah!
    Grazie, Boltzie!

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