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Non è niente, solo un’altra domenica…
 
 Una soffocante domenica pomeriggio. Il tempio della noia, lessa da questo clima appiccicoso e rovente. Occhi pesti che delirano quando si posano su un’immagine che tormenta i pensieri, che torturano la memoria. Mi ha stancato questo dolore, questo imperituro stagnare, questo posto, queste strade. Mi sono venuto a noia. Ed io detesto la noia. Tutto sarebbe meglio di questo rimuginare deviato sulla paranoia. Festeggia con un conato i secondi che passano, la vita che scivola. Un anonimo e triste compleanno (non il mio) passato tra zanzare e griglia, amici separati e svogliati, sigarette fumate dall’aria immobile. Perché non si può lasciare tutto questo alle spalle? Ognuno forse sogna per sé qualcosa di diverso di alto, di superiore, ognuno culla l’ambizione di essere unico e tutti si rotolano allegramente nello stesso fango, negli stessi pensieri, nei bisogni stereotipati, tutti assieme esauriamo l’aria in compagnia. Chi arriva ad assaggiare qualcosa di sublime, finisce per impazzire quando questo gli viene negato, disintegrato dall’effimero, eppure è così triste accontentarsi, è così triste pensare che non c’è nient’altro da vedere, nient’altro da provare, nient’altro. La vita si riduce ad una vorace fuga dalla realtà, in fondo nessuno è in grado di affrontare faccia a faccia la mera esistenza senza esserne devastato, solo gli animali, forse, ammesso che sia vero che per loro il tempo non scorra in linea retta. Non si può sapere. Cosa successe dopo la frattura? Quando un’immane faglia si aprì con un fragore che nessuno udì? Non mi ricordo, ricordo che tutto si fece sbiadito di colpo, le cose persero il loro sapore e fu come vivere isolato in una bolla, come gli amanti ritratti da Bosch, solo ognuno per sé, estranei. La pazzia sembrava un’alternativa dignitosa, un modo per restare vivi, per giustificare la perdita di interesse. E ad ogni spiraglio una porta che scricchiola, una serratura che si chiude. Sprofondo senza muovere un muscolo e mi apro la strada verso la sera. Sto solo qui a soffocare… un solo lamento potrebbe risultare nauseabondo, ne convengo. Lascio spazio a questo (s)fondo nero… al buio le cose solitamente migliorano, perdono di ovvietà, se non altro.
 
 
 
 
 
 
 
 
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