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The fall of Jane (ovvero: ci siamo cascati…)
 
 …Dove eravamo rimasti? Fino a quel momento non avevano dato particolari segni di cedimento, anzi gli album incisi con i Porno for pyros erano buoni, “Kettle whistle” presentava quattro inediti niente male… insomma si trattava di una band di peso nel panorama rock, una band dalla personalità enorme, tanto da conquistare anche personaggi assolutamente estranei, almeno per estrazione, alle loro musicalità (un esempio su tutti: il nostro amico Trevor Peres, chitarrista ritmico dei gloriosi Obituary, che sfoggiava orgogliosamente una loro maglietta nelle foto presenti sul digipack di “World demise”), inoltre si era sentito parlare bene delle date effettuate in america con Flea al basso.
 Ed è qui che qualcosa deve aver fatto “click” nel cervello dei quattro che annunciano il pronto rientro in studio per incidere un nuovo capitolo della loro brillante ma esigua discografia. Viene accolto in formazione anche un nuovo bassista, Chris Chaney, e i molti fan del gruppo, sparsi per il globo, restano in fervente attesa, non senza una punta di inquietudine (peraltro giustificatissima).
 Qualche mese di attesa ed il cd esce… suspance… ed ora che si fa? Si scuciono i soldi, fiduciosi? Uhm… una buona dose di indecisione viene vinta, in fondo, fino a quel punto, la loro carriera era piuttosto immacolata e sotto sotto c’era ancora una labile speranza di ritrovare gli amici di un tempo ed i loro sogni messi in musica. Sperare in una nuova incarnazione del capolavoro “Three days” era sinceramente da temerari, ma, in fondo, la classe non è acqua… o no?! Ed allora arriva “Strays” ad aggiungersi alle pile di cd messi là ad uso raccoglipolvere. Purtroppo il cd non è nemmeno inascoltabile, ma… una domanda pesante come un macigno ti tormenta ascoltandolo… dove diavolo è finita la loro personalità??? “Strays” è il classico cd che ogni buona band rock sarebbe in grado di incidere, peccato che i Jane’s Addiction fossero una band superlativa. Una sensazione di vuoto con un retrogusto amaro, viene associata a questo cd.
 Eppure la fede del fan autentico è dura a morire e quando appare all’orizzonte l’opportunità di vederli dal vivo, la macchina organizzativa degli inavvicinabili si mette in moto, memore di resoconti entusiasti circa le apparizioni live della band. Scuciamo i soldi, ancora una volta. Il luogo deputato ad accogliere il concerto è l’Alcatraz di Milano, locale nel quale non mi piace andare, nonostante non sia affatto male, da quando ho scoperto a chi appartiene (spero che sia una leggenda metropolitana…). Comunque, alla faccia di tutto, io e l’oltranzista ci andiamo. Personalmente avevo nel cuore una sola speranza: che facessero “Three days”, bene: è stata l’unica soddisfazione della serata.
 Per cominciare, ma convengo che sono problemi miei, si piazza alle mie spalle a ballare (barcollare?) un essere unto, gonfio, malatissimo: immediatamente ribattezzato “zio morfina” (e già il nome dovrebbe dirla lunga…). Mi regala qualche attimo di inquietudine, poi riesco a spostarmi. Ma su di loro che dire? Sembrano un pallido fantasma di quell’adrenalinico spettacolo che mi aspettavo. Il solo Stephen Perkins prova, per qualche minuto, a tenere alto il nome della band. Sforzo che si rivela inutile di fronte ad un’oretta scarsa di concerto (e qui mi preme dire che questo malcostume irrispettoso si sta purtroppo diffondendo… quando ero più giovane un’ora e mezza era la durata minima di un concerto, e non erano rari eventi da due ore e mezza/ tre, ora pare la durata oltre la quale non si può andare… sigh! Poi, in questo caso, c’era pure un repertorio enorme da cui attingere… ma come si fa???) per di più inframmezzata da una spompissima parentesi unplugged davvero da dimenticare, non avessero fatto quel pezzaccio, davvero, sarebbe stato giusto tiragli uova e pomodori marci… che tristezza.
 Avevano davvero fiutato l’affare, non c’è che dire… e la ciliegina sulla torta sta poi nel fatto che, tornando a casa, ci fermiamo all’ autogrill di Novara (tappa quasi fissa di qualsiasi dopo concerto che si rispetti) dove ci si fa incontro un conoscente comune glorificando quanto anche noi avevamo appena visto. Lo squadriamo come si fa coi pazzi, poi mi accorgo che se c’è gente del genere, probabilmente la truffa ai loro danni è anche sacrosanta. Ma la nausea se ne andrà solo molto tempo dopo, e non è raro che riemerga di quando in quando, nel momento in cui decidiamo di riesumare quel ricordo spiacevole: ad oggi siamo concordi nell’affermare all’unisono che quello fu uno dei concerti peggiori che abbiamo avuto la sfortuna di vedere. Colpiti ed affondati. Come spero, a malincuore, succederà anche a Jane.
 
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2 pensieri riguardo “

    mr.roark ha detto:
    24 luglio 2006 alle 11:58

    di chi è l’alcatraz? sono assai curioso…

    Nxero ha detto:
    24 luglio 2006 alle 12:32

    Grrr… me lo devi proprio far scrivere quel nome eh?? Io invece ti rispondo col suo pseudonimo: “spadone” 😛
    Come sai io lo detesto in modo viscerale…
    P.s.: Ciao capo ci si vede stasera!

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