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Inner silence

  Per molti la nebbia è molesta. Io invece apprezzo il suo limitare la vista, quando tronca l’orizzonte e diventa impenetrabile, quando l’umidità penetra sottopelle ed il freddo ti graffia le guance, quando il sole impallidisce dietro la sua coltre. Oggi l’ho vista discendere su un paesaggio autunnale, fino ad avvolgerne ogni meandro, come una coperta che invece di proteggere, soffoca, dolce ma inesorabile, oggi mi sono lasciato affondare in quel grigio. Ogni anno, quando il freddo e le tenebre sono alle porte, sento un potente stimolo a rinascere, come se fossi talmente al di fuori del sentire comune che non fosse possibile per me accomunarmi ai miei simili. La nebbia è scomoda e noiosa, è questo, forse, il prezzo da pagare perché essa possa nascondere ai nostri occhi miserie e virtù e lasciarci soli con noi stessi, lontano da paesaggi ed oggetti familiari, se riflettesse la nostra immagine sarebbe lo specchio ideale. Una prova ardua da affrontare, mentre i rumori crepitano fiochi attorno ed il susseguirsi dei passi ritma la discesa nel profondo. “Se guardi nell’abisso, l’abisso guarda in te” sostieni lo sguardo, se riesci.

[La frase tra virgolette è di F.W. Nietzsche].

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