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Oltre lo specchio
 
 Su questo sfondo nero si sono succedute tante parole, anche non appartenenti al titolare di questo blog, ma comunque a lui affini. Questo blog non ha scopi dichiarati, è un insieme di pensieri che premono per uscire alla scoperto forse (e dico forse) nella speranza che ci sia qualcuno in grado di capirli, di condividerli o anche solo di rispettarli. E’ fatale invece che certi altri rimangano al sicuro dentro il mio cranio ed è un bene per me che sia così. Del resto scrivere è un mezzo di comunicazione, nessuno lo nega ed io stesso me ne guardo bene, internet è un mezzo potente per tentare di lanciare i fili portanti della propria tela di rapporti, che finisce per non completarsi mai nemmeno con la morte (grazie a Whitman per l’immagine rubata). Non so che immagine lancio di me attraverso queste pagine, non so quante delle mie parole vengono fraintese, non so in quanti mi leggono (di alcuni nemmeno conosco l’identità), non so a quanti freghi qualcosa di quello che scrivo, non so nemmeno per quanto tempo continuerò a farlo, poiché una volta spremuto non puoi più cavare succo da un limone. L’unica cosa che tenta di essere limpida per me sono i miei pensieri e già dal pensiero allo scritto qualcosa si perde… L’unica cosa alla quale posso dire di essere fedele è ciò che sono. Se qualcuno crede di scorgere incongruenze di sorta in ciò che scrivo sappia che sono solo nella sua interpretazione e nei suoi canoni di valutazione che sono SOLO suoi e che io mi guardo bene dal giudicare.
 Alle volte si incomincia a scrivere perché non si riesce più a parlare (e qui adatto a me ciò che dichiarò PJ Harvey circa il cantare in una intervista, folgorandomi letteralmente) perché ci si sente stanchi di lanciare sassi in uno stagno che li inghiotte senza lasciare trasparire la benché minima increspatura. Come tutti ho bisogno di essere compreso e capito, ma non da tutti e non su tutto, forse perché ho la presunzione di sentirmi unico in qualche modo, di fare il mio percorso attraverso questi giorni sempre più grevi sull’anima (appare anche Bob Frost?). Ciò implica incomprensioni e malintesi e sono contento che succeda, altrimenti sarei un libro aperto e, come tale, vulnerabile ed esposto. Non ho mai avuto la presunzione di scrivere essendo al di sopra di ogni interpretazione.
 
 
 
 
 
 
 Ed ora che vi siete sorbiti questa mattonata di post che non raggiunge volutamente il punto domandatevi: “Cosa ci faccio davanti ad un monitor?”, “Che senso ha ciò che ho appena letto?”, “Esiste sul serio un autore dietro queste parole?”, “Quanto c’è di vero in quello che ho letto?”, “Perché dovrei fidarmi di queste parole?”, “Che messaggio si intende trasmettermi?”.
 
 
 
Sbagliato! Non domandatevi assolutamente nulla, andate via e dimenticate tutto quello che avete letto. Non ha senso. Non ha valore.
 
Xerosignal, appunto.
 
Esattamente come il volto ingannatore di chi scrive.
 
 
“Dimenticatemi spesso. Dimenticate ONOFF.”*
 
 
Un saluto.
 
[*citazione da “Una purà formalità” di G.Tornatore, l’unico film che io apprezzi di questo regista].
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