Postato il

Gli evocatori delle tenebre
 
 Questo post non è di certo semplice da scriversi, in quanto si permette di trattare l’ultimo cd di un gruppo tra i più geniali (e saccheggiati) della storia della musica pesante: trattasi degli elvetici Celtic Frost. Riesumare un cadavere come il loro è un’impresa che io non avrei mai pensato possibile, proprio in virtù di quanto hanno saputo rappresentare per chiunque segua la musica estrema. Prescindere dalla loro lezione è difficile non solo per i gruppi che li venerano apertamente ma anche per quelli che dichiarano di non conoscerli e poi attingono clamorosamente al loro repertorio.
 Avevano dichiarato più di una volta che non sarebbero tornati a meno che non avessero avuto ancora l’esigenza di comunicare qualcosa… ebbene è meglio dire subito che, alla luce di questo ritorno clamoroso, qualcosa da dire in effetti ce l’hanno ancora, eccome. Fugato questo dubbio, per il sottoscritto l’attesa per questo “Monotheist” era cominciata nel peggiore dei modi: quando annunciarono l’etichetta che avrebbe pubblicato il cd ed il suo produttore ammetto di essere stato preso da un momento si sconforto. L’etichetta é infatti la Century Media, suo malgrado nota per aver combinato un bel casino coi Nevermore, ed il produttore Peter Tägtgren che, personalmente, non è certo in cima alle mie preferenze quanto a suoni, visto che, solitamente, è sì molto preciso e pulito nelle sue produzioni, ma risulta fin troppo spesso “leccato e plastificato” utilizzando troppa tecnologia e lasciando davvero poco spazio al pathos interpretativo.
 Bene, i dubbi sono stati fugati nel migliore dei modi, l’etichetta ha dato alle stampe e distribuito il cd nel migliore dei modi, con una confezione ed un artwork davvero curati, almeno nell’edizione limitata in mio possesso. Il produttore ha lavorato bene (tanto che da suo strenuo detrattore mi secca quasi ammetterlo) risulta senza pecche evidenti il suo operato, se proprio gli dovessi muovere un appunto lo farei circa il suono delle chitarre, a mio modo di vedere un tantino troppo piatte. Tuttavia ciò non inficia in nessun modo il risultato finale, anche perché può darsi che il suono risulti volutamente così allo scopo di rendere meglio la coltre oscura che aleggia su quei microsolchi.
 Per apprezzare appieno questo lavoro, la prima cosa da avere in mente è che è passata tanta, tantissima, acqua sotto ai ponti da quando gli elvetici lasciavano tutti a bocca aperta ad ogni loro nuova uscita discografica. Aspettarsi che diano ancora una scossa tale alla scena è francamente da illusi, anche perché le cose da dire si sono di molto ridotte nel frattempo. Precisato questo, il disco personalmente mi appare come un immane monumento all’oscurità messa in musica. Non vorrei creare il malinteso che i Celtic Frost siano diventati un gruppo che prende idee “in prestito” da altri gruppi, eppure nel disco vengono evocati gli spettri di molti gruppi che hanno saputo trasformare il buio in musica ed i Frost riescono a farlo tenendo sempre salde le redini del loro lavoro, e questo, chiedo scusa, non è cosa da poco. Dopo l’apripista “Progeny”, attacca “Ground” e, nelle prime battute, ho avuto chiara l’impressione che Lee Dorrian abbia preso in mano il microfono. In “A dying god coming into human flesh” i velati rimandi a Danzig dell’ultimo periodo utile (“4p”) introducono l’ascoltatore in un sentiero dominato da un buio impenetrabile. In “Drown in ashes” credo di scorgere, in un paio di passaggi, la celestiale bravura dei Third and the Mortal. Inoltre chi avesse scovato una singolare similitudine tra il cantato di Tom Gabriel Fischer di “Mesmerized” e quello di Rozz Williams in “Only theater of pain” potrà gioire forse del fatto che anche qui il nostro vada a ripescare passaggi in odore di dark-wave per averne un’ idea ascoltate soprattutto “Obscured” che, anche grazie al testo assolutamente evocativo, vince simbolicamente il confronto con le altre tracce del disco, almeno per il gusto, senz’altro discutibile, del sottoscritto.
 Converrete, spero, che per far convivere tutte queste incarnazioni dell’oscuro in un unico disco, senza plagiare mai nessuno, occorra avere uno spessore non comune in ambito musicale, bene i Frost hanno dimostrato di averlo, senz’ombra di dubbio. Non saranno più gli sperimentatori folli di “Into the pandemonium”, i batticarne implacabili di “Morbid tales” o i metallari ribelli di “To mega therion”, eppure sono un entità viva dopo anni di silenzio. Un plauso meritato va anche al basso iperdistorto di Eric Martin Ain e al batterista Franco Sesa che si rivela un gran doppiocassaro instancabile dietro le pelli, mentre il secondo chitarrista, Erol Unala, svolge un onesto lavoro senza tuttavia mettersi troppo in mostra.
 
 Essere testimoni di un ritorno come questo è un onore.
 
“Obscured” Somewhere inside. It’s still obscured. Darkness reflects. Stronger than fear. I seize control to inhale this final day. I shut my mind but I’m falling anyway. No. And I think that I’m all alone. I can feel the rain pull me down again. No. And I know that I have no home. I can feel the pain take a hold again. Tied to the ground. In mounting shade. My soul is bound. And so it fades. And I know that I won’t escape. My remaining faith is draped. Like my hurt my fleeting grace. In this numbing empty space.
(Ain/Fischer/Unala)
Annunci

Un pensiero riguardo “

    utente anonimo ha detto:
    16 giugno 2006 alle 14:15

    Per fortuna, non han buttato nel cesso la loro carriera. Dissento solo su Unala, il cui ruolo è stato riconosciuto dagli altri come importante in tutti questi anni necessari per la creazione dell’album. I Celtic Frost non sono certo il gruppo in cui i guitar hero propriamente detti fioriscono!
    Boltzmann

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...