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Be quiet and drive (far away)
 
This town I don’t feel mine
I’m fast to get away
I dressed you in her clothes
Now drive me far away
 
It feels good to know you’re all mine
Now drive me far away
I don’t care where
Just far AWAY!!!
 
[Deftones da “Around the fur”, traccia No. 5, 1997]
 
Domande:
I Deftones dopo i Celtic Frost? Ma non incidono per l’etichetta di madonna? Ma non facevano nu-metal? Ma non sono dei fighetti pseudo-alternativi? Non andavano a braccetto coi Korn? Ma non vendono un po’ troppo?
 
Risposte:
Sì, ecchissenefrega, qui comando io! Sì ed è stata l’unica cosa intelligente che ha fatto l’odiosa cantante italo-americana. Bah, echecacchio vuol dire nu-metal? Le generalizzazioni hanno le gambe corte, l’ho già detto! Boh, forse… ma c’è di molto peggio, eppoi non sono così innamorati dei media. Se vi sembrano gruppi anche solo accostabili, sentite come cantano Jonathan Davis e Chino Moreno, inoltre hanno più a che fare con Max Cavalera o Maynard Keenan e sono palesi le origini HC. Vero, ma non pare che abbiano modificato il loro modo di suonare per questo.
 
 In sostanza mi piacciono I Deftones! L’anno di grazia è il 1997, uno tra I peggiori che io mi sia mai trovato a vivere (assieme al 2005), nel pieno centro di una crisi personale profonda come uno stramaledetto buco nero. Stavo fermo, dopo il lavoro (il peggiore che io abbia mai avuto, nonostante gli studi), per ore fissando il vuoto e fumando di sottecchi camel amarissime, più che per piacere intrinseco e personale, nella speranza che mi facessero stare male anche fisicamente, senza accorgermi di quanto sia da sfigato tutto questo. E poi bei sorrisi da dare in pasto a tutti, una faccia serena che trasaliva ad ogni cadere di spillo, un’anima infranta che ancora oggi sopravvive a cocci senza nemmeno pensare a ritornare pura e sfolgorante com’ era. Ad un certo punto qualcosa si rompe e nulla è più come prima.
 E mi ricordo che ascoltare le prove di un gruppo di amici mi rincuorava (in particolare apprezzavo un loro brano dal titolo “Bonjour Tristesse” che, guarda a caso, dopo il titolo diceva “I think I’m a mess”, eh!!!).
 Ed un giorno venne anche il loro turno, lessi la recensione, che non mi convinse, ma comprai ugualmente il cd, veramente un bel lavoro alla faccia di chi crede il contrario. Poi alla traccia numero 5 si materializza il mio disagio ed il mio alienarmi dalla realtà che mi circonda: una cittadina che non sento più mia, come la mia casa che, in quel periodo mi è diventata estranea, la voglia di scappare via, magari con una ragazza che non mi chiede spiegazioni perché mi ha già letto dentro. Stai tranquilla e guida, lontano da qui. Stai tranquilla e guida, ma non sei mai realmente arrivata ed io non me ne sono mai realmente andato, chissà se ce la farò. Chissà se arriverai.
 Intanto abbasso il capo e tiro dritto, lungo il mio sentiero, solo io posso fermare me stesso… [eppure la mancanza non si colma]
 
 E, una volta tanto, chissenefrega se le mie emozioni scalano le classifiche! (non certo in Italia, comunque!)
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