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Boris- Amplifier Worship
 
 Questo è uno dei cd contenuti nel famoso pacco arrivato dalla Relapse fin dagli Stati Uniti. 10 dollari di meraviglia. Procedendo con ordine occorre dire che, intorno al nome di questi nipponici, si era sviluppata una crescente curiosità da parte del sottoscritto. Gli ingredienti c’erano tutti: La provenienza, il tipo di suono, l’etichetta per cui incidevano (la rinomata Southern Lord, anch’essa degna di essere oggetto di culto, un nome su tutti, i deliranti Khanate) e non ultimo una avvenente fanciulla insospettabilmente autrice di un guitar-work assolutamente soffocante, denso, caliginoso… quasi sulfureo. Come ritenete che io potessi starci lontano a lungo???
 Nella testa un nome a rimbombare: BORIS !!! Quando il pacco finalmente arriva mi rendo conto che non sono un entità leggendaria, ma non per molto, poiché ritorneranno a diventarlo dopo l’ascolto. Intanto si distingue per la parte grafica: tutta bianca, nera e verde fosforescente, le scritte in caratteri molto “bold” o “gothic” a seconda dei casi; la parte sul retro della confezione ridotta ad una strisciolina che lascia intravedere il cd vero e proprio, rane e foto distorte. Il disco ottico viene appoggiato nell’apposita sede, inserito nello stereo e fatto partire: 5 sole composizioni, lunghe (la più estesa sfiora i 17 minuti), alienanti, oppressive, sufficientemente lungimiranti (la data di pubblicazione è il 1998!!)… come non innamorarsi di loro? Già, ma che musica fanno ‘sti Boris? Oggi io lo definirei doom-drone-metal all’epoca non sarebbe stato facile darne una definizione. Il loro nome viene preso da una canzone dei Melvins, un gruppo principe nel dare meno punti di riferimento possibili a chi li ascolta. In questo disco suonano una musica sicuramente imparentata con il doom metal per pesantezza ed ossessività, ma che ne rifiuta i connotati epici (à-la Candlemass) a favore di un approccio ruvido con incursioni in territorio alternative e di alcuni passaggi decisamente acidi (nel senso di corrosivi, sia chiaro). In seguito anche loro si sono impegnati ad esplorare diversi territori: dall’ heavy-rock in odore di stoner, all’ambient disturbante seguendo un filo conduttore del quale solo loro, ovviamente, possiedono il bandolo e per questo vanno rispettati: è una scelta tutt’altro che facile in un mondo dove la maggior parte dei gruppi fanno esattamente quello che il pubblico si aspetta da loro senza fare la fatica di accendere il cervello, considerate inoltre che la musica che loro suonavano ben 8 anni fa è oggi considerata da molti una delle più interessanti ed innovative (si consideri il caso Sunn O))) ). Prima o poi conoscerò anche le altre incarnazioni dei Boris, questo è sicuro!
 
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2 pensieri riguardo “

    utente anonimo ha detto:
    4 luglio 2006 alle 16:04

    Visto che si parla anche dei Khanate, hai sentito l’ultimo loro disco, “Capture & Release”? Se i loro inizi mi garbavano, con questo mi è parso che a forza di tirare la corda abbiano strappato di brutto. Io lo dicevo sempre, O’Malley, tu sbagli candeggio…
    Boltzmann

    Nxero ha detto:
    5 luglio 2006 alle 09:35

    Si Boltzmann, hai assolutamente ragione, la corda si è spezzata… purtroppo perchè il loro primo disco mi era piaciuto tantissimo erano veramente grandi!!
    P.S.: Comunque non esiste sporco impossibile!

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