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Tanto per rimescolare ulteriormente le carte circa i miei gusti musicali…
 
The rise of Jane
 
“Ritual de lo habitual” (1990) fu uno dei primi dischi che acquistai quasi per caso. Ci impiegai anni a coglierne la grandezza. Accadde che lo compresi soprattutto perché ascoltai un commento di Henry Rollins che parlava incredibilmente bene della canzone “Three days” tutt’ora tra le mie preferite del gruppo. Tutto a posto per la prima parte del disco, più rock, ma quando si perdevano nei loro sogni pesanti nelle quattro tracce finali, perdevo cognizione non riuscivo più a seguire l’album, irruenza adolescenziale. Grazie alla quale diedi loro fiducia ed allora arrivarono anche il primissimo live “Jane’s addiction” (1987) edito dalla triple x, il devastante “Nothing’s shocking” (1988), con quei dischi ci intendemmo a meraviglia, nonostante fossero diversi e strani nella sostanza… avevano carica da vendere adrenalinici, personali e completi. Restava l’incognita Ritual, schiava di un equazione musicale che ci impiegai del tempo a risolvere, date le mie manifeste scarse capacità in merito. Quando ne venni a capo mi pareva di avere davanti un gruppo totalmente nuovo, ed arrivai anche a cogliere delle sfumature impreviste anche nelle canzoni che già conoscevo a menadito. Nel frattempo mi informai anche su che tipo di band fossero, e non fu facile senza internet, seppi dei loro concerti stravaganti ed incendiari data l’istrionicità del leader Perry Farrell (anche ideatore del festival itinerante “lolapaloosa”, che ottenne un successo straordinario, nonché pittore e scultore), mi accorsi della bravura assurda del percussionista Stephen Perkins. Intanto loro si erano già sciolti e i due di cui sopra avevano già messo su un nuovo progetto chiamato “Porno for pyros”. Poi il colpo di coda… Il chitarrista Dave Navarro, dopo aver raggiunto i Red Hot Chili Peppers per l’incisione di “One hot minute”, si riunisce agli altri due (resterà per sempre estraneo alla reunion il bassista Eric Avery) e chiama Flea, che aveva già suonato la tromba su “Idiots rule”, un episodio del loro primo studio album, a suonare il basso. Esce “Kettle whistle” (1997) un album summa che comprende 4 nuove canzoni (semplicemente meravigliosa “Slow divers”, in realtà tratta da un live del 1986), canzoni dal vivo, versioni demo e outtakes da studio, la band ritorna a mettere a ferro e fuoco i palchi d’America. Purtroppo i tre superstiti annusano l’affare e… non voglio rovinare il finale di questo post proprio mentre Jane sta per partire per la Spagna dopo aver ritirato i suoi risparmi…
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