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Omaggio alla bellezza e a Gustav Klimt

…Una donna, imprigionata in un quadro, la sua pelle iridescente sorgente di mille venature madreperlacee, i suoi lunghi capelli, domati solo in apparenza da un’ acconciatura che vorrebbe renderne vacua la ribellione, sono fiamme ardenti ed indomabili che incendiano le iridi ipnotizzate di chi li fissa prigioniero, senza poter distogliere lo sguardo. Il braccio nascosto e la mano scheletrica, come una gabbia ricade sul suo corpo, catturando l’aria. Il suo volto e gli occhi chiusi, la bocca ed i denti serrati svelano la brace in agguato sotto la cenere, un’aura di passione titanica abbandonata su voluttuose vesti che delineano attorno labirinti viola, neri ed, infine, dorati… giace dinnanzi allo sguardo, la sua figura imponente slegata da un’idealità deforme, scevra da mille canoni devianti che inquinano le menti contemporanee. Essa è armonia assoluta, che può essere amata solo da un dio, da una pioggia d’oro.

 Un immortale monumento alla bellezza, che annulla con la sua sola esistenza, ogni infimo desiderio ed ogni volgare e sordida bramosia, discenda sul mio inferno e culli il mio spirito svilito dall’esistere e dalla crudele materialità che mi imprigiona condannandomi alla terra.

[ancora postumi del viaggio a Vienna]

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