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Le vite degli altri
 
 Da qualche tempo tento di vincere la mia solitudine nelle sale cinematografiche, particolarmente nell’unica sala cinematografica d’essai presente sul territorio biellese. Un tempo le mie uscite al cinema erano miratissime a cercare di escludere qualunque film avrebbe potuto deludermi, vedere un film scadente in televisione è una perdita di tempo, in una sala di proiezione, un insulto, qualcosa di intollerabile dal mio punto di vista, quindi pur amando il “cinema al cinema”, mi privavo della possibilità di fruirne per paura di uscirne nauseato, lasciando la porta aperta solo ai vari Kitano, Von Trier, Jarmush, Lynch, Wenders e via discorrendo. Ultimamente invece è quasi il mio rifugio, il posto nel quale sentirsi al riparo, dove, è sperabile, che le persone chiudano le loro bocche quando le luci si spengono… questo è già un sollievo.
 Così quando non ci sono amici nei paraggi o cose particolari da fare mi dirigo da quelle parti, avendo comunque cura di guardare cose che potenzialmente possano interessarmi, una prima scrematura è già garantita dalla sala, nota per proporre film di qualità, poi ci penso io.
 Ieri sera ho assistito a “Le vite degli altri” un film sulla polizia segreta della DDR, la tristemente nota stasi, mi ha sempre incuriosito la vita oltre cortina del periodo in cui il socialismo reale era possentemente in auge. Una vita pesantemente controllata, nella quale si avverte opprimente il soffocamento della libertà… probabilmente quanto di più vicino all’incubo di 1984 (George Owell) l’uomo sia mai riuscito a creare. Mi ha sempre incuriosito (per un meccanismo morboso, lo ammetto) l’umanità costretta a nascondersi, le frasi smozzicate, la paura latente dietro ogni sguardo… forse perché, per dirla con Nietzsche, la memoria del mondo risiede nel dolore, magari anche nella privazione.
 Gli ambienti raffigurati nel film emanano un fascino sinistro, sia quelli datati e polverosi nei quali vive Georg, l’autore teatrale spiato, sia quelli freddamente moderni e grottescamente razionali dei quali usufruisce il capitano che lo spia. Integerrimo e ligio fin dal primo momento, appare realmente coinvolto e fedele all’idea di un ordine più grande e al quale è giusto sacrificare fin troppe cose, allo scopo apparente di mantenere alto e vivo un ideale che deve rimanere fulgido e splendidamente incorrotto. Discutibile o meno che sia, l’ideale c’è, esiste ed è assolutamente presente nelle vite dei personaggi, ma è ben lontano dall’assomigliare a qualcosa per cui sacrificare vita e libertà. Questo, dapprima si palesa in forma latente, poi diventa una sordida realtà quando un alto funzionario del partito si invaghisce della compagna dell’artista, l’attrice Christa Maria, e, per questo, lo fa mettere sotto controllo, nella speranza (o certezza?) di togliere di mezzo il rivale. Per qualche strano motivo il capitano della stasi prende a cuore le loro storie e li protegge come può dal regime e dal potente funzionario. Anche quando muore suicida un regista teatrale amico del protagonista, al quale era stato impedito di lavorare dal regime, e lo scrittore decide che è ora di fare qualcosa. E lo fa. Pubblicando clandestinamente oltre cortina un articolo che denuncia aspramente la spaventosa realtà dei suicidi nella repubblica democratica tedesca, realtà che il governo stesso aveva pietosamente cercato di nascondere (semplicemente smettendo di contare i suicidi!!), con conseguenze facilmente intuibili.
 Il film sembrerebbe riproporre la possibilità (a noi decidere quanto remota) di una fiducia “puntuale” nell’essere umano, in crudo contrasto con l’assoluta inaffidabilità del genere umano inteso come moltitudine… il che mi trova assolutamente d’accordo…
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6 pensieri riguardo “

    drunkprincess ha detto:
    13 maggio 2007 alle 14:19

    (il film non l’ho visto)
    ma il mio prof di storia del cinema (un pazzo fancazzista donnaiolo) parlava sempre del “rito” del cinema.
    Uscire da casa, scegliere la sala, scegliere il film, vederlo, e commentarlo, per lui erano passaggi importanti quanto il film stesso.
    Io credo, con lui, che per tutte queste cose il cinema abbia qualcosa di “medicinale”..
    saluti 😉

    Nxero ha detto:
    13 maggio 2007 alle 15:29

    Innanzitutto grazie del commento, mi mancava la tua opinione. Poi ciò che scrivi è assolutamente vero… mi sto reinnamorando delle sale cinematografiche. E speriamo che mi faccia bene…

    Un abbraccio!

    utente anonimo ha detto:
    14 maggio 2007 alle 08:55

    “Da qualche tempo tento di vincere la mia solitudine nelle sale cinematografiche”
    Caro Xero, ottima cosa il cinema, ma dubito che possa sconfiggere la solitudine. Ci vedremo quando lo zio Ozzy passerà al GOM?
    Boltzmann

    Nxero ha detto:
    14 maggio 2007 alle 18:36

    🙂 …nel senso che è un ottimo modo per non andarci in paranoia ahahah!
    Mi piacerebbe ma sto ancora valutando il rapporto costi/benefici… però lo zio è lo zio!

    Yoursecretplace ha detto:
    15 maggio 2007 alle 14:43

    visto la scorsa settimana, anch’io per vincere la solitudine di questo luogo dimenticato da dio…non credevo nemmeno sarebbe arrivato qui, invece ogni tanto il genere umano mi riserva qualche sopresa…appunto…;)

    un saluto

    Nxero ha detto:
    16 maggio 2007 alle 21:21

    Ti ringrazio YourSecretPlace e ti saluto a mia volta… mi fa sempre piacere quando passi di qua 🙂

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