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Sotto le stelle del jazz

 

 Una sorta di mosca bianca. Nell’anfiteatro costruito per poter assistere alla rappresentazione della passione di cristo, tenuta da gente del luogo ogni quattro anni, si è deciso di tenere un festival estivo… tra i primi a suonarci c’è, quest’anno, Paolo Conte. Incurante della nomea di iconoclasta radicale, il sottoscritto paga il biglietto ai propri genitori e ci va, nell’ illusione che almeno alcune di quelle ore buttate fra i muri consunti di una fabbrica abbiano una parvenza di senso.

 Sentire Paolo Conte è come parlare con un nonno che non ho potuto ascoltare da molti anni. Chi riesce ancora ad immaginarsi una persona che dorme inquieta al rumore di “un mare scuro che si muove anche di notte e non sta fermo mai” o un altra che manda al diavolo il cine e la fidanzata per seguire Bartali? Ascoltare certe canzoni aiuta ad immedesimarsi con un mondo che sta scomparendo, lontano nella memoria. Poco importa se tutto è un poco snob, e anche chic, io sono là per me stesso e riesco a dimenticarmi, del prezzo dei biglietti, dei posti numerati, di coloro che sono là ma non c’entrano nulla. Ci siamo io, i miei e le storie narrate con raffinatezza, trasporto e nostalgia non invasiva. Tanto basta. E i brividi mi scorrono nella schiena e tra le braccia anche solo al riecheggiare della strofa cantata ed osannata tante volte in tavolate moleste e schitarrate underground… “…e il sole è un lampo giallo al parabris!” non so come, ma so che una strofa del genere per me è geniale.

 Anche i miei si sentono trasportare dalla verve dell’Astigiano e dei talentuosi musicisti che si porta dietro, rimango impressionato particolarmente dallo xilofono, dalla batteria, dalla chitarra ed anche dalla fisa, ma si intuisce il livello altissimo di tutti quanti… e, ad un certo punto, fa anche capolino la luna da dietro una nuvola, quasi volesse partecipare allo spettacolo certamente impreziosendolo.

 Lui parla poco, si muove con parsimonia ed ha sempre una fastidiosissima luce puntata addosso alla fine di ogni canzone; difficile capire dalla mia postazione se “mangi effettivamente il microfono” come gli ho visto fare in molti filmati. Me lo immagino abbastanza gratificato dall’affetto che l’audience gli dimostra: ringrazia sobrio… e a volte si sbraccia, rifà “Via con me” alla fine del concerto… la suona due volte ed io non posso fare a meno di chiedermi se non sia stanco di eseguirla. Intanto il concerto finisce e ci immerge in un silenzio nel quale è impossibile non ritrovare qualche sensazione o nota che non si sia impressa nel cervello… era quello che voleva?

 

 

Nota del caso disperato: Ad inizio concerto noto alcune ragazze che indicano il posto ai facoltosi proprietari di biglietti più cari, tra di esse almeno tre volti noti, anche la ragazza affascinata dai padiglioni auricolari… che se ne va a metà concerto. Il giorno dopo la incontrerò in una libreria, non riuscendo ad andare oltre uno smozzicatissimo c.i.a.o.. Andandomene mi racconto un sacco di balle per convincermi che sia meglio che sia andata così.

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0 pensieri riguardo “

    utente anonimo ha detto:
    3 luglio 2007 alle 07:10

    Circolo Magnolia Milano

    Sabato 7 luglio 2007
    ore 22.00 – Ingresso 6 euro.
    RAGNAROCK presnta: SCANDINAVIAN MUSIC FESTIVAL [Live]
    Per la prima volta a Milano un’immersione totale nell’arte, nella musica e nella cultura scandinava. Performances di artisti scandinavi e live di Niepoort, the Fashion e Prins Thomas.
    http://www.ragnarock.eu

    ste

    utente anonimo ha detto:
    3 luglio 2007 alle 18:16

    Che chicche impressionanti mi fornisci ultimamente… questa però la vedo dura poichè il programma dice campeggio in montagna! Però se piove… non si sa mai!

    Sembriamo invece sulla strada giusta per i Nebula… adesso vado ad informarmi su dove sia il posto giusto dove suonano. Il venerdì dopo tocca ai Converge a CN. Alleluja!

    Grazie mille!!!

    Nxero ha detto:
    3 luglio 2007 alle 18:19

    azz… ero io eh!

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