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 La discesa in terra italica di alcuni cugini d’oltralpe ha risvegliato in me un sentimento troppo a lungo sopito. Abituato a trattare le auto con sufficienza, diffidenza ed ad adoperararle come mero mezzo di movimento per andare da A a B, anche per non scadere in bieche trappole consumistico-materialstiche, per non dar loro più attenzione di quello che merita un pezzo di ferro in movimento. Mi sono scordato, in mezzo a tutto questo, del mio amore per i rottami, di quanto io adori macchine con anni e anni di vita sulle spalle, con mille chilometri sulla carrozzeria e dell’unica eccezione: la dea (Citröen DS). La dea è l’unica macchina in grado di esercitare un fascino intrinseco sul sottoscritto pur essendo un’auto di lusso, per conto mio al suo cospetto potete prendere tranquillamente tutte le BMW più moderne, le Mercedes più lussuose e raffinate le Audi ed il loro alluminio e buttarle in un altoforno.

 Soprattutto ricordo la prima dea che io abbia mai visto da vicino… apparteneva ad uno zio che era emigrato in Francia, per fare l’elettricista, costui aveva un magazzino incredibile pieno zeppo di matreriale da archeologia dell’elettricità, trecce di fili di rame ricoprti dal tessuto (pericolosissimi), interruttori e prese di ceramica, pinze, lampadine a incandescenza col vetro soffiato ed in mezzo a tutte queste montagne di nostalgia elettrica spuntava una piccola porta in fondo al magazzino che conduceva al garage. Quando lo zio Jacques la aprì la vidi… era lì che riposava appena lambita da lastre di luce che filtravano dalle fessure, lo zio aveva un tale rispetto per quel mezzo che assai di raro la faceva uscire… la accendeva ogni tanto e stava a guardarla, con i suoi immensi sedili in pelle, le sue sospensioni regolabili e assolutamente innovative, i doppi fari che ammiccavano da dietro un vetro e gli indicatori di direzione posteriori spuntavano sul tetto… dentro si respirava un’aria diversa dalle odierne auto assolutamente prive di anima, qualcosa di assolutamente coinvolgente che ritrovai in parte solo anni dopo, quando mi sedetti per la prima volta a bordo di "Hella" (vedasi "Il maestro e margherita") la mia prima ed insuperata automobile: una Renault 4 beige 1100 GTL del 1982. La differenza di classe e prestigio dovrebbe saltare tranquillamente agli occhi di tutti la DS è un’auto destinata ai presidenti della republica (e a salvare loro la vita) mentre la R4 ai lavoratori, a gente abituata a spremere fatica dall’auto fino a che avrà fatalmente esalato il suo ultimo respiro… però su tutte e due c’erano soluzioni assolutamente innovative e geniali… ed entrambe erano pregne di ciò che le auto moderne sono lontanissime dall’ avere: il fascino.


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