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Scegliete la vita
[Ovvero: il significato di tutti i miei post apocalittici]

 Nell’ultimo periodo mi viene in mente spesso l’incipit del film "Trainspotting" quello che elenca le differenze tra chi "sceglie la vita" e chi sceglie di "non scegliere la vita" o ciò che comunemente si intende con questo termine piuttosto vago. Penso sinceramente di appartenere alla seconda categoria. Ci sono vari sistemi per non scegliere la vita, quello del protagonista era la tossicodipendenza (che, se qualcuno lo stesse pensando, è quanto di più lontano da me, per carità!), io semplicemente rifiuto ciò che nel film si suole indicare con vita, senza trovare rifugio da nessuna parte.
 Il mondo mi appare sempre di più come un gigantesco teatro dell’assurdo eretto sul nulla. E tutto questo ha raggiunto l’apice qualche giorno fa quando una persona a me sconosciuta ha portato la figlioletta sul mio posto di lavoro. E’ stata una immagine piuttosto indigesta… vedere questa bambina trotterellare in una fabbrica, un’immagine che mi ha fatto riflettere sul fatto che io non abbia nessuna voglia di contribuire alla crescita ed allo sviluppo di questo mondo. Vedere una creatura presumibilmente innocente aggirarsi in un posto dove le persone devono dimenticare chi sono solo per mettersi addosso qualche straccio o qualcosa nello stomaco, mi fa rabbrividire. Quante di quelle persone sarebbero realmente lì se non avessero bisogno di soldi per tirare avanti? Quante si trasformerebbero consapevolmente in automi senz’anima se non ci fossero costretti? Penso alla vita dei miei genitori… l’ansia di sopravvivere ha fatto si che non avessero troppo tempo per riflettere, lo capisco benissimo e sicuramente non gliene faccio una colpa… però il loro lavoro e la loro fatica ha fatto in modo di dare a me il tempo per guardare in faccia alle cose e per riflettere ed io l’ho fatto.
 Ed il risultato è che non voglio diventare troppo complice di tutto quanto mi gravita attorno. Dovrei crescere, produrre, accumulare ricchezza e poi trovare una ragazza e costruire una famiglia, avere dei figli. Ho il massimo rispetto per chi lo fa, ma io non posso. E’ una delle cose più chiare che riesco a percepire, so di non essere stato concepito per questo, quanto piuttosto per "migliorare" come persona, per sperimentare e conoscermi meglio, per imparare e costruire… in una parola evolvere sul piano personale, tendere a qualcosa di diverso dagli esempi umani che ho sotto gli occhi.
 Ovunque io poggi lo sguardo mi soffoca lo squallore, l’ingordigia, l’assenza di un qualsivoglia principio, di una qualsivoglia correttezza. Avendolo studiato, lo dovrei sapere: è l’entropia, la tendenza di tutte le cose a rifuggire l’ordine… c’è sempre stata, ma nell’ultimo secolo è andata accelerando in maniera esponenziale. Dovrei fare dei figli quando io sono il primo a sentirmi a disagio a contatto con la realtà? Darli in pasto al caos di un mondo come questo? Si dice che il non voler avere figli sia un atto di egoismo, per quanto mi riguarda però forse è vero il contrario. Io non me la sento, non è detto che non succeda (manca comunque una compagna con cui farlo) dico solo che non mi sento di farlo COSCIENTEMENTE, lucidamente, a mente fredda. Non ci posso nemmeno pensare. So che qualcuno potrebbe obiettare che ci sono anche cose positive negli uomini e sulla terra ed è vero, non nascendo un ipotetico figlio non potrebbe godere di alcun contatto con la bellezza (che poi è una delle poche cose per cui vale la pena di respirare): niente panorami naturali, niente arte, niente contatti umani amichevoli… tuttavia mi domando se queste cose siano sufficienti: non sono che piccoli lampi, illuminazioni istantanee che riescono a darti qualcosa, a farti sentire vivo. Ma sono attimi, personalmente ho avuto molto più a che fare con tristezza e disillusione, solitudine e amarezza, impotenza e sconforto.
 Non c’è quasi più niente che abbia senso, magari sono monotematico ma pensate per esempio al sesso: tutta questa sovraesposizione commerciale di questo atto, gli ha fatto perdere significato, spesso sembra serva di più a fare qualsiasi altra cosa (tra gli utilizzi "alternativi" del sesso come non citare chessò quello commerciale o quello esibizionistico, tanto per dirne un paio?) piuttosto che a sancire l’unione fisica tra due persone con eventuale concepimento di un nuovo essere umano? Ed è solo un esempio.
 A volte mi viene da chiedermi come si possa sopravvivere a uno schifo come questo e l’unica cosa che mi viene da rispondere che finchè ci riuscirò, grazie anche alle persone che mi sono care, all’arte e a quelle poche cose effettivamente in grado di illuminarmi il sentiero, eviterò di pormi il problema, quando queste cose verranno meno (ed in certi momenti sembrano cominciare ad assottigliarsi), allora iniziero a pormi seriamente il problema, allora inizierà il terrore vero… il cui antidoto posso solo azzardare che sia qualcosa di altamente irrazionale, in grado di farti perdere la percezione dell’orrido, qualcosa che sono molto lontano dal trovare.

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3 pensieri riguardo “

    drunkprincess ha detto:
    11 dicembre 2007 alle 20:17

    mmmm.. ci vorrebbe un discorso parlato perchè le cose che ho da dire sono tante ma cercherò di stringere, sperando di farmi capire..

    premetto che la mia vita interiore va a fasi ( mi concentro per mesi su un argomento, o qualsiasi altra cosa, e ci sto su finchè non trovo una soluzione/risposta/analisi, anche parziale, oppure finchè non trovo un argomento migliore). qualche tempo fa ho attraversato la fase del “se mi scavo dentro non posso che migliorare (sottotitolo: così vi frego tutti)”, e so quanto può essere appagnate scoprirsi vigliacchi o santi, quanto si può imaprare di sè, quanto si può andare a fondo perchè ogni risposta apre almeno un altro interrogativo; questa fase non l’ho ancora passata del tutto, ma l’ho ‘accantonata’ perchè mi sono trovata a domandarmi se tutto questo concentrarsi su me stessa non mi rendesse profondamente egoista, e se il conseguente e inevitabile allontanamento dell’Altro non producesse altro effetto che l’aridità: rimanere bloccata a rimuginare, isterica, sempre le stesse cose. offro la considerazione anche a te, con umiltà, per farti riflettere.
    poi: più in generale trovo che l’insofferenza verso il mondo e contemporaneamente l’amore verso di esso (che risiede nella bellezza) sia un valido motivo per vivere. al di là del discorso sui figli -si tratta di scelte personali e sacrosante- questo senso di inadeguatezza di te nel mondo, o del mondo per te, è quello che ti rende te stesso, con i tuoi pensieri e dispiaceri e con le tue passioni.
    il Dolore (in senso esistenziale, non vorrei essere fraintesa) mi fa sentire viva, mi rende più profonda, mi spacca il cervello, mi nutre.
    in fin dei conti e in una più larga prospettiva è in esso che consiste la vita, c’è chi se ne accorge e chi no, e nessuna delle due posizioni è di comodo.

    bellissimo post comunque.
    sono onorata di leggerti.
    a presto.

    Nxero ha detto:
    11 dicembre 2007 alle 22:19

    …”mi sono trovata a domandarmi se tutto questo concentrarsi su me stessa non mi rendesse profondamente egoista, e se il conseguente e inevitabile allontanamento dell’Altro non producesse altro effetto che l’aridità: rimanere bloccata a rimuginare, isterica, sempre le stesse cose”…
    [Eureka! la sensibilità esiste ancora :-)]
    In realtà non sono sempre e solo concentrato su di me… il punto è che non trovo molte persone “in sintonia” con quello che sono… da qui all’aridità il passo è breve. La tua considerazione, comunque ha colpito nel segno, perchè so bene di essere fin troppo intransigente…

    Vorrei essere in grado di “nutrirmi” di dolore come fai tu….

    Anche io sono davvero tanto onorato di leggerti (posts e commenti).

    drunkprincess ha detto:
    11 dicembre 2007 alle 23:50

    mi sono ricordata di Human Nature di Michel Gondry (2000) che magari può darti un parere sul tema.. 🙂

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