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Ivrea, sabato pomeriggio.

 Giugiamo nella cittadina del canavese verso le cinque pomeridiane, la luce sta iniziando a cambiare e la città si prepara per il carnevale. Non è come nel biellese dove il carnevale è un fenomeno quasi inesistente (se non fosse che Chiavazza è antrata nel guinness dei primati per la quantità di "paioli da fagiolata" che è stata in grado di allestire!), qui la città stessa si ferma e si riempie dei colori degli aranceri e di carri pronti a darsi battaglia, le case sembrano tutte delle succursali per la produzione di aranciata e volano agrumi anche addosso ai neutrali che non vestano il cappello tradizionale rosso.
 Uno spettacolo strano agli occhi dei profani, una tradizione immortale e sacra a chiunque viva nei confini della città eporediese (ed anche oltre). Ci inerpichiamo nelle stradine strette e contorte attorno al castello, dai lampioni una flebile luce gialla. Queste case trasudano il tempo depositato sui loro mattoni a volte logori.
 Il sabato pomeriggio la gente si scatena in shopping e passeggiate nella centrale via Palestro, noi ci fiondiamo nei vicoli più stretti e poi due negozi di dischi che conosciamo, alla ricerca di qualche chicca da riportare a casa. Anche questa cittadina mi appare, a pelle, molto meglio di Biella (ma forse ogni posto mi appare migliore solo perchè non ci vivo) nonostante i quartieri dormitorio finto-californiani costruiti per ospitare i dipendenti dell’allora fiorente Olivetti, nonostante certe chiese moderne simili a capannoni industriali e palazzoni vari, il lungo Dora ha un fascino acuito da case antiche e dall’ovvio scorrere del fiume, il castello svetta al di sopra di tutto, la chiesa del Borghetto mostra fiera la parete posteriore quasi a picco sul fiume… una città in cui mi sento bene, dove la gente sembra più aperta e cordiale, anche se, come al solito, non abbiamo scambiato una parola con nessuno.

 Al ritorno è già scesa l’oscurità senza quasi che ci sia stata data alcuna possibilità di accorgercene, la strada per il ritorno costeggia uno dei tanti laghi della zona (il lago Sirio) immobile al punto tale di apparire come un gigantesco specchio che riflette solo l’oscurità, la luna e le prime stelle della sera… anche quest’oggi siamo evasi.

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