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Things unsaid

 Ho da sempre un rapporto particolare con una sala cinematografica che da anni é impegnata a portare cinema di qualità nel biellese, non posso dirmi un frequentatore accanito, ma ho visto lì praticamente molti dei film di cui parlo, negli ultimi tempi é stata per me praticamente la sola sala cinematografica che mi sentissi di frequentare. Sono abituato alla sala mezza vuota, alle poltrone comode ed accoglienti, al lucido pavimento di parquet, alla gentilezza dei gestori. Spero vivamente che siano sempre in grado di proporre quel cinema che le altre sale dalle mie parti non si sognano nemmeno di proporre, la loro è una scelta coraggiosa e non avara di rischi. Appunto in quella sala mezza vuota stanno i rischi, mi ha sempre lasciato sbigottito il fatto che proiettassero films memorabili e che il pubblico biellese li snobbasse, anche se, a ben pensasarci, non c’era nulla da stupirsi.
 Ieri sera per "Into the wild" qualcosa si è mosso, pur arrivando circa mezz’ora prima della proiezione mi trovo la coda di persone che esce fino a fuori dalla porta e ci rimango di sasso. Non credevo ci fosse una tale bolgia, io ho saputo dell’esistenza del film solo tramite il prologo della settimana scorsa… mi rendo conto che, invece, il fenomeno deve essere stato pubblicizzato parecchio. Comincio a sentirmi a disagio, visto che mi ero preparato mentalmente alla solita visione "per pochi intimi" ed invece mi ritrovo, per la prima volta, davanti alla sala gremita al punto di non vedere poltrone libere in giro. Mi accomodo parecchio sotto allo schermo ed anche parecchio decentrato rispetto ad esso. Mi ci vuole uno piccolo sforzo a sopportare tutte quelle persone parlare di sci, di lavoro, di qualsiasi cosa suoni molesta alle mie orecchie… e poi é un continuo informarsi sui posti a sedere, un continuo vociare che mi fa seriamente temere che le luci non si spengano mai e non arrivi mai il momento nel quale cessi tutta quella confusione, sperando che valga la pena sottoporsi a quella tortura. Mi sento un pò come quando ti profanano un posto che pensavi solo tuo, ma oggi mi rendo conto che c’é anche molta presunzione in quei pensieri, però dove diavolo era tutta questa gente quando proiettavano pellicole altrettanto meritevoli? Alla fine il momento arriva e le cui si spengono e, qualche minuto dopo anche le voci arrivano finalmente a tacere, salvo una gentile signora anziana dietro di me che ritiene sia intererssante sottolineare con commenti banali e fuori luogo qualche scena del film.
 Mi tengo in grembo la mimetica e la sciarpa rosso scuro e rivolgo gli occhi allo schermo: in pochi minuti il film mi rapisce. Si sprecano mille paralleli tra il mio vissuto e quello del protagonista, tra i miei ed i suoi pensieri, tra le mie e le sue reazioni, a volte mi ci ritrovo davvero molto. L’interpretazione, la regia, lo scenario ed anche la colonna sonora sono assolutamente coinvolgenti e struggenti, mi colpiscono in pieno volto con un’intensità ormai rara da provare. Ma dietro a tutto questo non riesco a reprimere un interrogativo pesante come un macigno, il protagonista parte infatti per un lungo viaggio durante il quale mette alla prova se stesso, alla ricerca di sensazioni pure, reali, in una parola VERE ("Chiamare le cose con il loro nome"!); se interpreto correttamente la trama, la verità é ciò che gli sembra sia sempre mancanto alla sua esistenza partendo dall’ipocrisia sulla quale si regge la sua famiglia. Alla base di questa ricerca c’é il più che comprensibile rifiuto delle imposizioni della società, della sua crudeltà ed ipocrisia, eppure ciò di cui il protagonista non si rende conto è che il mondo non può essere tagliato fuori nemmeno se fai una scelta di radicale isolazione come la sua. Puoi limitare al minimo tutto ma non puoi evitarti di gravare sugli altri, mai. Nemmeno in un bus abbandonato nel nulla, in Alaska. Solo vestiti che indossi sono costati la fatica e gli improperi di qualcuno in una sartoria, di chi ha tinto il filo, di chi ha raccolto il cotone e così via, le tue scarpe magari portano su di loro le bestemmie di un operaio che avrebbe preferito fare tutt’altro quella mattina. Il mondo è con te ogni minuto e la tua libertà grava sulle persone a cui chiedi un lavoro, un passaggio, un aiuto. Non sei da solo, mai, per quanto tu possa volerlo. La scelta coraggiosa del protagonista va però elogiata perché ha avuto la coerenza di alzarsi in piedi e gridare il suo disagio, se non con le parole,  con i gesti e le azioni, ha avuto la fortuna di essere amato da chi lo incontrava, mostrando che la sua scelta di indipendenza non era sbagliata in toto, che è valsa la pena di sacrificare la sua esistenza per questo. Va soprattutto elogiata considerato che, alla fine, lo raggiunge la consapevolezza che la felicità é possibile solo se la condividi con qualcuno, il che lo riscatta dall’illusione di poter bastare a se stesso. Non so se questo sia vero. Per quanto riguarda me è vero solo in parte, poiché non sempre sono dell’umore adatto a condividere qualcosa con chi mi circonda, ma so che anche quella zona, nella quale ognuno di noi resta solo con se stesso, finirebbe per essere devastata dall’assenza di un qualsivoglia rapporto con gli altri.
 E finisco per sentirmi ancora più solo sulla strada del ritorno pensando a quanto mi manchi avere una compagna al fianco una alla quale non mi imbarazzi a mostrare i miei lati più nascosti senza provare paura di finire incompreso poichè lei già sa di me tante cose senza che io ne abbia mai parlato. Questa è la cosa che mi manca di più ma che fortunatamente sono riuscito a provare almeno una volta nella vita. Cammino da solo sul nastro d’asfalto che mi porta al parcheggio dove ho lasciato l’automobile con questi pensieri aggrovigliati attorno al cuore e quando arrivo all’auto mi accorgo che è coperta da un sottile ma persistente strato di brina. Avevo notato gli altri spettatori chiusi nelle loro scatole di latta con il motore acceso, il riscaldamento al massimo e i tergicristalli che sfregavano sul ghiaccio. Non sento il freddo e schivo la pigrizia di fare come loro, mi armo di raschietto ed incomincio a rimuovere la brina, lentamente, nel silenzio. Quando questo processo sarà finito, mi saranno passati davanti i volti, i volti dei miei genitori, dell’Oltranzista, di Mr. Roarche e degli altri amici "stanzettari", di molti altri tra coloro con i quali ho condiviso la mia felicità (nei modi più disparati, tra cui questo blog) in questi ultimi anni ed il ghiaccio rimosso dall’ auto mi appare tanto simile a quello che il calore dei loro volti sorridenti ha rimosso dentro di me.
 Probabilmente manca una condivisione come quella che si prova quando si è emotivamente coinvolti ai massimi livelli, ma posso essere già molto grato di quello che ho, posso già dire di avere qualcuno attorno a me. Considerato chi sono e quanto mi immagino essere difficile avere a che fare con me, non è poco.

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3 pensieri riguardo “

    DireWolf ha detto:
    3 febbraio 2008 alle 15:28

    E’ bello questo scritto che hai postato.. il film non l’ho visto e dovrò a questo punto rimediare, appena in patria…
    Potrei spendere parole anche sulle sensazioni che hai descritto, ma non ho molto fiato in gola.. e a proposito ti ringrazio del tuo passaggio… il Lupo non lo fermerà nessuno, solo che talvolta, anche il pensare di andare avanti a tutti i costi, mette tristezza.. perché per forza di cose si dovranno chiudere delle porte, precocemente, per sopravvivere..

    Un Saluto.

    drunkprincess ha detto:
    5 febbraio 2008 alle 13:17

    innanzitutto sono contenta che il film sia piaciuto anche a te (anche se ne ero quasi certa). e che t’importa di quante persone c’erano o dov’erano durante le altre proiezioni. davvero non fa differenza. il tuo cinema tornerà lo stesso di sempre, alla prossima proiezione..
    Io la storia la vedo così: supertramp è in cerca di risposte/verità e parte perchè ha soprattutto bisogno di trovarle dentro di se (perciò il pallino dell’alaska – isolamento puro) ma non rifugge assolutamente il contatto con l’Altro. Però ogni volta che s’imbatte in qualcuno è Supertramp a “migliorare” la vita altrui; e raramente avviene il contrario. Lui non vuole aiuto.
    Pensa di farcela.
    è il viaggio stesso che lo sta modificando. è la natura che lo aiuta. ma ad un prezzo: ogni passo in più lo consuma e segna inevitabilmente il suo destino. ma quando trova la Sua risposta, quella che stava cercando, non la può più usare.

    anch’io mi ci sono rivista molto nel protagonista, e la risposta che serviva a lui serve anche a me, perchè è vera. per quanto sia spiacevole ammetterlo.

    se posso permettermi un consiglio, non si smette di essere soli, nemmeno con qualcuno di molto speciale accanto, il peso di quello che sei te lo porti addosso sempre. e le persone che ti conoscono senza che tu debba dire nulla non esistono, tirano solo ad indovinare. il problema sta solo nel fidarsi di qualcuno, al punto da Voler essere completamente sè stessi. per quanto pazzi e degeneri possiamo sembrare.

    “l’amore è quando puoi mostrarti debole senza provocare in risposta la forza” Adorno.

    P.s. grazie a te di sopportare tutte le cazzate che dico. e grazie per la costanza.

    P.P.s. Che non ti venga mai in mente di mangiare radici di patata selvatica!!!

    P.P.P.s. perdonami la prolissità, e non sono sicura dell’esattezza della citazione perchè l’ho scritta a memoria, ma ti assicuro che il senso è quello.
    A presto.

    Nxero ha detto:
    6 febbraio 2008 alle 17:24

    @DireWolf: Tieni duro, mi raccomando!

    @drunkprincess:…Grazie del commentone! Beh mi fa piacere sapere un po’ di più delle tue impressioni sul film.

    Io ho insistito un po’ di più sul fatto che sia un’utopia assurda cercare di tagliare fuori il mondo, perchè é impossibile anche per gli eremiti radicali… ma anche la tua visione mi piace parecchio.
    Circa il consiglio: inutile specificare che i tuoi sono sempre ben accetti. Mettiamola così… se non esistono persone in grado di leggerti dentro, quelle che tirano ad indovinare mi affascinano parecchio 🙂 Poi è vero… è una questione di fiducia e trovare qualcuno (nel mio caso qualcuna) con cui essere se stesso, fino in fondo, è qualcosa di realmente vicino a ciò che la gente identifica con il più vituperato dei sentimenti…

    P.s.: Non c’è nulla che io debba sopportare di quello che dici. Anzi se un’interlocutrice che ammiro per quello che pensa… 🙂

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