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Alternative 4
LOST CONTROL
 
Life has betrayed me once again,
I accept some things will never change.
I’ve let your tiny minds magnify my agony,
And it’s left me with a chem’cal dependency for sanity.
 
Yes, I am falling… how much longer till I hit the ground?
I can’t tell you why I’m breaking down.
Do you wonder why I prefer to be alone?
Have I really lost control?
 
I’m coming to an end,
I realized what I could have been
I can’t sleep at night and hide behind my bravest mask,
I admit I’ve lost control.
 
[Words and music: Duncan Patterson]
 
 Qualche post prima di questo parlai di una canzone “maledetta”. Non era l’unica… anzi, nel caso di “Alternative 4” degli Anathema posso tranquillamente estendere il discorso a tutto il cd. Raramente ho sentito parole più vicine ai miei sentimenti, ancora più raramente ho percepito musica che si adattasse alle parole in modo così penetrante. Ogni volta che questo cd si adagia sul mio lettore mi sento come se una mano si chiudesse dentro di me, come se d’un tratto ci fosse finalmente qualcuno in grado di capire i miei sentimenti e stati d’animo, come se, per la durata del disco non mi sentissi più solo. E, contemporaneamente, affiorano le situazioni che hanno contribuito a far sì che io mi sentissi fatalmente solo ed incompreso. Questo non è un semplice cd: è un continuo ricorrersi di demoni, nonostante fosse il loro lavoro più solare fino a quel momento. Alternative 4: ovvero, nelle parole degli Anathema, l’accettazione del destino ineluttabile (disastro nucleare, il disco prende spunto da un racconto di fantascienza) un’ alternativa che non è affatto un’ alternativa, il rendersi conto del fatto che legare il proprio destino agli altri è un po’ come morire. Ed a volte si muore sul serio, si può perdere la parte migliore di se stessi, si può perdere l’innocenza o la giovinezza, si può venire costretti ad innalzare muri (“the wall”, non a caso loro stessi si dicono ispirati dai Pink Floyd) impenetrabili, per non sentire più quel dolore (“…that pain again”), per non essere rifiutati ed umiliati, perché in fondo sai bene che non potresti più sopportare tanta dilaniante agonia.
 Dopo questo disco Duncan Patterson (il bassista e talentuoso autore) abbandona la band per formare (con Mick Moss) gli Antimatter, un progetto di cupo proto- triphop, decisamente affascinate, ed i superstiti continuano per la loro strada con un album molto bello: “Judgement” ed altri a seguire che spostano leggermente il discorso su altri terreni, confermando la loro bravura, ma non raggiungendo più il picco di “Alternative 4”… almeno secondo chi scrive.
 
P.s.: Duncan sei un grande! …Ed ecco il post di ieri…
 
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6 pensieri riguardo “

    OzzyRotten ha detto:
    9 gennaio 2006 alle 19:28

    Io, per quanto mi riguarda naturalmente, resto sempre legato maggiormente a “A Natural Disaster“.
    Canzoni come “Flying” o “Violence” esprimono eccellentemente la cupa impressione che io ho dell’introspezione umana.
    Certo, parlare di Anathema significa parlare di qualcosa di molto complesso, e, oltre ad essere davvero ben dotati artisticamente, hanno saputo evolvere il loro goticismo lirico in campi di desolata beatitudine.
    Ascoltarli è sempre un’esperienza a metà strada tra lo stato catatonico della disperazione inerte e la semplicità dei suoni e delle parole semplicemente “belle“.
    Non me le dimenticherò mai tutte le sere passata ad ascoltare “The Beloved” da Eternity….

    Gran bel post. Molto espressivo.
    Sai rendere bene l’idea delle cose che “senti”. Molto bene, mi appassiona.

    Dal buio

    utente anonimo ha detto:
    10 gennaio 2006 alle 07:51

    Io amo JUDGEMENT. “Deep” mi sembra sia dedicata alla mamma dei fratellini anatemici (ammazza che neologismi 🙂 scomparsa in quegli anni e dentro c’è tutta la rabbia e la tristezza che non poteva trovare modo di esplodere migliore.
    Al di fuori di ciò considero MY DYING BRIDE, DEATH e MESHUGGAH una triade importantissima.leggete i testi e poi venite a commentare 😉
    DaveJ

    MorganaLaPazza ha detto:
    12 gennaio 2006 alle 16:04

    Io amo gli Anathema. La loro essenza dilaniante di purezza, la loro capacità di osservare oltre il velo del sudario e di portar requie devastante…

    …e chi delle volte rinnega il suo piu’ stretto mormorio nn verrà mai accettato perchè quel mondo che tanto condanniamo conosce la nostra natura e potrà solo dilettarsi di vederci titubanti ma nn amerà mai quell’anima stillante di perenne sensazione anche se quella sensazione appare un po’ sbiadita…per cui facciamo si che quel ginocchio nn si pieghi mai e apriamo gli occhi di Noi mentre chiudiamo quelli che nn serviranno mai

    Nxero ha detto:
    12 gennaio 2006 alle 16:09

    WOW, se volete scrivo solo più posts sugli Anathema!!! Grazie dei commenti!!!

    OzzyRotten ha detto:
    13 gennaio 2006 alle 13:09

    Magari anche qualcosa sui Paradise Lost. Mi sembra doveroso ogni volta che si parla di Anathema e di My Dying Bride parlarne.

    dal buio

    Nxero ha detto:
    13 gennaio 2006 alle 13:32

    Senz’altro… poi “gothic” è una severa lezione di doom per tutti, “Icon” e “Draconian Times” due album meravigliosi… io non reggo tanto le digressioni electro-pop del recente passato, ma loro restano grandi!!!

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