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Xero the hero

 Devo aver già specificato che il caldo, l’estate e l’abbondanza di tempo (no, non rimpiangerò mai il mio lavoro, mentecatti!) mi giocano brutti scherzi, comunque sia, complici tutti questi fattori (e, ehm… qualche birra) con un amico ci siamo fissati a giocare a Guitar hero III. Ostia, l’ho detto… prima incito a non perdere tempo con cose futili poi passo qualche serata davanti ad un video gioco??? Oramai è andata, c’è poco da fare, chiedo venia per la mia sfacciata incoerenza (e superficialità ahaha!), comunque sia, il tema di questo post non voleva essere questo (ci mancherebbe anche che ci scrivessi su!) il fatto è che, nella tracklist del gioco ci sono un sacco di brani che mi fanno tornare adolescente! “The number of the beast”, “Even flow”, “Cherub rock”, “Raining Blood” e qualche buona scoperta, almeno per me, tipo “Lay Down” dei Priestess, che è davvero un bel brano…
 Probabilmente, anche per aver vissuto l’uscita di “…And justice for all” “in diretta”, però “One” dei Metallica sta in cima alla lista… non voglio spendere altro tempo parlando dello storico litigio tra me e la band statunitense, dovuto, soprattutto, al loro palese declino artistico (da “Load” in poi, con chiare avvisaglie nel “Black album”) e anche all’inaccettabile protesta anti-napster che ebbero il coraggio di mettere in piedi alla faccia di qualsiasi coerenza (ebbene, non sono il solo a latitare in questo campo… visto?!?), litigio che raggiunse il culmine quando vendetti tutti i loro vinili (c’era anche qualche rarità!) pesantemente spalleggiato da una compagna che li vedeva come fumo negli occhi…. Quello che resta, a distanza di anni, è però un gran pezzo… che mi si piazzò in testa e mi fece comprare anche una video cassetta che ne conteneva il video-clip (“Two of one” credo si chiamasse). Era strano vedere i Four Horsemen muoversi su uno schermo, fino ad allora avevano sdegnatamente rifiutato… ma questa volta il video, stando alle loro dichiarazioni di allora, aveva un messaggio da lanciare. Col senno di poi posso dire che, in effetti, non si inventarono nulla, si fecero riprendere mentre suonavano in un capannone e infilarono in mezzo spezzoni dal film “Johnny got his gun”… ma allora, essendo assolutamente all’oscuro circa il (capo)lavoro letterario/ cinematografico di Dalton Trumbo, quel video mi spalancò una porta, facendomi scoprire un lavoro in grado di segnarmi per un periodo che perdura tutt’ora! C’erano molteplici temi in grado di rapire la mia attenzione ed aprire la mia mente. Da sempre, infatti, sono attratto (quasi)morbosamente dallo stato di coma, dalle reazioni umane in caso di isolamento estremo, da come sia possibile vivere, quando ogni collegamento col mondo esterno viene a mancare. Inoltre c’è l’importante messaggio apocalittico e antimilitaristico da tenere in conto…
 Facendo un salto indietro me la ricordo quell’estate di fine anni ottanta, quando ero ancora troppo piccolo per ribellarmi alle vacanze con i miei. Purtroppo alcuni problemi di salute di uno dei miei genitori li fecero optare per un paio di settimane alle terme. Dico purtroppo perché, ovviamente, non fa mai piacere un genitore con problemi di salute, ma, più sommessamente, dico purtroppo anche perché scelsero una località, Garessio, nel cuneese (magari Boltz, la conosci?), che era perfetta per i loro scopi salutistici (vi si imbottiglia l’acqua San Bernardo), ma assolutamente negativa per le vacanze di un (pre)adolescente. C’era ogni ingrediente per garantire una noia letale al giovane sottoscritto: scendemmo in un “albergo” con i funghi di cemento nel giardino, dove l’età media degli ospiti era prossima agli antichi Egizi, non riuscii nemmeno per sogno a trovare una copia del giornale di riferimento per i metallari dell’ epoca, l’onnicomprensivo HM, nessuno con cui parlare all’infuori dei miei genitori e, dulcis in fundo, alla fonte prossima alla nostra dimora organizzavano serate all’insegna della house-commerciale del tipo “everybody dance, move your body!” che oltre a farmi arrabbiare a morte, mi teneva pure sveglio… nulla da stupirsi, quindi, se agli amici biellesi di allora mandassi cartoline firmate “Nico burns in hell”!
…E poi (cazzo!) doveva uscire “…And justice for all”! E fra tutti fan del gruppo di Frisco la tensione era palpabile, due anni e mezzo dopo “ …’Puppets” e soprattutto dopo la tragedia che aveva avvilito tutti, la triste e sfortunata dipartita del loro bassista storico, il mai troppo rimpianto Cliff Burton, con i suoi pantaloni a zampa, il sorriso contagioso ed il tatuaggio del “Crimson ghost” dei Misfits… Jason Newsted rappresentava un’incognita totale: in giro non c’era nessuno che avesse mai sentito almeno un brano dei suoi Flotsam and Jetsam… insomma io avrei fatto i salti mortali per recuperare una copia del disco con la signora bendata in copertina! Non avevo tenuto affatto conto che fosse agosto (con la conseguenza palese che nessuno si sarebbe sbattuto per farmi avere il disco, che in teoria, avrebbe già dovuto trovarsi nei negozi) e avevo passato due o tre pomeriggi a caccia di qualsiasi cosa sembrasse un negozio di dischi nella città… con scarsa fortuna, visto che feci una epica figura domandando il disco perfino ad una cartoleria che, chissà per quale fortuito caso, aveva in vetrina un paio di dischi di… non mi ricordo più chi. La frustrazione e la noia si erano abbondantemente impadronite di me a quel punto… Il disco, dopo ancora qualche peripezia, lo ascoltai in settembre restandone piacevolmente sorpreso, era evidente che fossero una band in evoluzione, ma con i piedi ancora piantati nelle radici del loro sound. La cosa più difficile da accettare non fu Newsted (che comunque risulta ancora troppo soffocato dagli altri tre), bensì il nuovo sound della batteria di Lars Ulrich incredibilmente “secco” e lontano dai suoi standard fino a quel momento… non mi piacque per un bel po’. Ovviamente, invece, “To live is to die”, il brano scritto da Burton, mi faceva letteralmente sciogliere, anche per le parole recitate da Hetfield che assunsero, dopo la sua morte, un significato davvero particolare.
   E poi c’era “One” che mi mette i brividi ancora oggi, litigio o non litigio… la struttura del brano era articolata e complessa, le parole assolutamente in tema con l’opera che li aveva ispirati e… dai, diciamolo, il pezzo di doppia cassa di Ulrich (che nel video fa delle facce assurde) entra da subito (e di diritto) nella storia della musica pesante!
Quando suonarono, qualche anno dopo, allo stadio “Delle Alpi” di Torino fu un concerto memorabile anche per i gruppi che vi parteciparono, ma per me fu una sorta di Altamont: la fine di un’era. Aprirono gli Extrema, gruppo che iniziai a detestare proprio in quell’occasione: li fecero suonare in luogo dei Voivod… avete presente l’avvertenza classica sul biglietto: “in caso che un gruppo sia impossibilitato a partecipare sarà sostituito da un altro di pari valore artistico” ebbene è una palla! Dei cloni dei Pantera al posto dei Voivod??? Stiamo scherzando??? E la storia era destinata a ripetersi al “sonoria ‘95” dove ebbero l’ardire di performare in vece di un mito vivente come Danzig! Poi ci furono i Cult (mosche bianche nel bill), i Sucidal Tendencies e i Megadeth, scusate se è poco! La pioggia inficiò pesantemente l’evento e, se avessi saputo che fine avrebbero fatto di lì a poco, li avrei salutati come meritavano, invece di gettarmi nella melma durante “Last caress”…

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2 pensieri riguardo “

    sysalvichipuo ha detto:
    27 agosto 2008 alle 11:23

    sto video è leggenda!

    Nxero ha detto:
    27 agosto 2008 alle 21:19

    …per quanto mi riguarda assolutamente sì!!!

    P.s.: Grazie del commento!

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