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Harvey Milk
Life… the best game in town

 Nonostante siano già attivi da diversi anni ed abbiano già pubblicato svariate uscite discografiche, personalmente arrivo a fare la conoscenza con questa band solo con il loro ultimo lavoro, uscito da non molto su Hydra head records (la Relapse ha invece curato il ritorno dopo anni di inattività “Special wishes”del 2006 ed ha provveduto a ristampare il loro catalogo). Possedere questo cd è stato come soddisfare una crescente curiosità. Da tempo infatti mi domandavo che musica potessero suonare con quell’immagine quasi campagnola e semplice, che fa molto america di provincia (provengono da Athens, Georgia) con quei titoli ironici ma strani, quelle copertine indecifrabili… mah. Apparivano addirittura su doom-metal.com: sapevano di strano e già questo mi attirava, ma quando hanno accolto tra di loro anche quel personaggio di Joe Preston, uno con Melvins e High on fire nel suo curriculum, ho pensato che dovevo ascoltarlo, questo nuovo cd. E non ne sono rimasto affatto deluso.
 Anche se sarà dura per loro impedire a chi li ascolta di pensare ai Melvins (dopo l’arrivo di Preston la situazione non migliorerà da questo punto di vista, temo…), gli Harvey Milk dimostrano, con questo disco, di maneggiare ed impastare hard rock, alternative e una spruzzata di sludge come nessun altro, se non i loro maestri. E già questo non è affatto poco, se consideriamo che i Melvins sono un’ icona assoluta ed impareggiabile nel loro genere, essere paragonati a loro deve essere inteso, in questo caso, come un onore anziché un’onta. Perché gli Harvey milk non copiano: si ispirano e risultano tutt’altro che a corto di idee proprie… basti pensare agli ac/dc appesantiti che infestano un brano come “Barn burner” o il lungo addio noise che è “Goodbye blues” o il sarcasmo strisciante di “Death goes to the winner”… ascoltare per credere.
 Se avete consumato i dischi dei Melvins e non avete familiarità con gli Harvey Milk, date loro una chance, non vi deluderanno ed anzi amplieranno in maniera decisa molte delle sensazioni che avete provato ascoltando i maestri. Viscosi come del catrame lasciato avanzare su un piano inclinato, con abbastanza pesantezza ed acrimonia da fermare un treno in corsa, possiedono momenti decisamente intensi e quando decidono di spingere sull’acceleratore lo fanno con una tale convinzione che è impossibile non restarne colpiti… una prova assolutamente positiva dunque… se non fosse un’eresia mi verrebbe quasi da dire che gli Harvey Milk sono l’unico gruppo ad aver tentato, in modo convincente, di sfidare Buzzo & Co. sul loro stesso territorio ed è quasi ammirevole, considerando anche il fatto che è una sfida persa in partenza. 

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