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Xero saves: Godspeed you black emperor!

 A ben sei anni dalla loro ultima fatica discografica pubblicata sarebbe un vero peccato se si fosse spenta anche l’eco delle gesta di questa band canadese. Non sarà sicuramente questo post a mantenerne viva la memoria, ma sarebbe già motivo di soddisfazione se qualcuno passando metaforicamente per questo blog leggesse il nome, tratto da una sorta di documentario giapponese, dei nove musicisti di Montreal scritto in rosso nel titolo di questo post e gli tornasse in mente di questi nove anarchici che con la loro musica hanno saputo valicare definizioni e generi per giungere dritti al cuore della musica.
 Da più parti si è tentato e ritentato di definirne lo stile, incasellandoli in un genere piuttosto che in un altro, secondo il parere di chi scrive, nulla si è mai dimostrato più vacuo e fallimentare, i gybe aleggiano nell’etere raggiungendo l’ essenza stessa della musica e dell’arte. Sì è parlato soprattutto di post rock e progressive… ma se sulla prima definizione è logico sollevare più di un dubbio, sulla seconda si può concordare avendo presente però che più che di un genere musicale, si tratta di una vera e propria descrizione della struttura di molte delle loro orchestrazioni che sono un continuo progresso, nell’intenzione e nello sviluppo della composizione.
 In loro era forte anche una componente rivoluzionaria ed antagonista, sui loro lavori si potevano trovare istruzioni per fabbricare bottiglie Molotov, come connessioni tra multinazionali e mondo discografico. Loro erano fuori ed al di sopra di tutto questo. Assolutamente incommerciabili per la lunghezza e l’articolazione dei loro brani -totalmente strumentali se si escludono voci registrate e rumori di fondo- potevi godere del loro lavoro solo se era nelle tue capacità di perderti in esso, abbandonandoti completamente al vibrare delle corde e all’incalzare del ritmo, lasciandoti talora trafiggere dalla consapevolezza di essere all’ascolto di qualcosa che in molti potevano ascoltare, ma che tu potevi fare tuo… solamente tuo. Le brutture del mondo potevano anche trovare la loro parte nella confezione del disco, ma quando l’avvolgente spirale sonora ti stringeva dolcemente dentro di sé allora ti raggiungeva la consapevolezza che gli antidoti erano già tutti nascosti nella parte più intima di te stesso e quella musica stava dando un contributo forte per farli uscire, per mantenere la mente attiva, per provare a non arrendersi.

Discografia:

1994   All lights fucked on the hairy amp drooling (cassetta, 33 copie)
1997   F#A#Infinity (Prima in vinile su Constellation, poi Kranky)
1999   Slow riot for new zero kanada (e.p. Kranky)
2000   Lift your skinny fist like antennas to heaven (doppio disco Kranky)
2002   Yanqui U.X.O. (Kranky, il moniker del gruppo presenta il punto esclamativo dopo you)

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Un pensiero riguardo “

    utente anonimo ha detto:
    3 novembre 2008 alle 23:50

    Grande.
    Maino

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