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(Ogni tanto) occorre anche ricordarsi perché non si esce di casa

Venerdì sera: un momento emblematico nella vita di questa città. I più fortunati hanno chiuso con il lavoro e si riversano per le strade… e una volta tanto anche io l’ho fatto. I motivi riguardano essenzialmente gli amici, la compagnia e, diciamolo, anche la speranza di incontrare persone meritevoli. La serata si è conclusa ovviamente con un nulla di fatto, vi tolgo un inutile dubbio da subito. Ma lo svolgimento dei fatti è interessante. Il nobile Kagashi e l’Oltranzista, nel vano tentativo di mantenere la patente escono in velocipede, il sottoscritto se ne fotte ed esce in macchina. Ci si ritrova in una nota pizzeria gestita da produttori di birra locali, ovviamente un ambiente troppo chic e in per noialtri che non troviamo posto e ci rifugiamo in una pizzeria in disuso a causa della ZTL che ne ha limitato di molto la visibilità, visto che la gente vuole sempre l’illusione di poter arrivare in auto fino davanti al locale selezionato. Si decide poi per il locale di Carlito e Pepito, un bar trendy, gestito da una coppia di amici, principalmente del nobile K. ma, in fondo, anche nostri… ebbene, fiutando l’affare, i nostri eroi hanno dato ai biellesi il locale che cercavano, musica finto-ricercata insegne luminose specchi… a me il posto fa vomitare ed inizio a fantasticare di un mega amplificatore posto sul fondo del locale che riversi sugli avventori una marea di watt di musica a loro indigesta (si fanno vari nomi tra cui Sunn 0))), Napalm Death e compagnia) e avere una istantanea di ognuna delle loro facce nel momento stesso in cui la musica fosse iniziata… quei capelli ridicoli che cadono, i piercing vari che incominciano a vibrare sulle loro facce, ma soprattutto le loro espressioni di disgusto, passo a schernire chi passa fuori dal locale in compagnia di una sigaretta e dell’Oltranzista… ma dopo poco mi accorgo di quanto poco ho a che fare con i miei compaesani ed incomincio a fantasticare sulla mia camera, sui miei cd e di come sto bene in quelle quattro mura… e la serata finisce a birra esattamente lì. Nulla a che fare con nessuno di loro. Niente a che spartire con nessuno di loro, la misantropia avanza ed è solo un patetico, nostalgico ricordo la speranza di trovare qualcuno che mi assomiglia e mi accetta al di fuori dei miei soliti amici. Nessuna speranza, poco a cui tendere e ancora meno da aspettarsi: arduo affermare che vivere sia altro che una fastidiosa abitudine pagata a caro prezzo.

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