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Insonnia

 Un vortice irrequieto, moto perpetuo in cerca di pace, in cerca di un onirico rifugio dalla vita, dall’ansia, dalle catene, dalla letale iniezione di quotidianità, dai nervi tesi come lame, dal materasso che è un’onda del mare. Intanto si fa largo un magma di pensieri che affollano il claustrofobico spazio cerebrale preposto alla riflessione, mi avvolgo su me stesso e sulla mia castrante assenza di riposo. Repressa. Troppe cose in me sono represse. Rabbia. Frustrazione. Amore. Delirio. Desiderio. Innocenza. Ingenuità. Cose che non posso mostrare a chiunque ma nemmeno nascondere per sempre.
 You shouldn’t try to be what you can’t be. Questo era tatuato sul muro. Assente nel suo azzurro. Io contravvengo ogni giorno, mi imbruttisco ogni giorno, mi adeguo agli altri senza che a questi importi mai di me. E il sonno non viene. Non c’è riposo per me. La tortura continua. L’ossessione di sapere quanta miccia è rimasta prima che la sveglia esploda. Come annaspare galleggiando sull’oceano, le mie labbra sanno di sale, i miei muscoli si induriscono dalla sofferenza e dal collo scendono rivoli elettrici di dolore e stanchezza. Aprire gli occhi nel cuore della notte ed osservare il buio che ti fissa, intenso e severo. L’angoscia prima di coricarsi,  l’angoscia di risvegliarsi ancora per restare sveglio. Sveglio. Sveglio. SVEGLIO.


  

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