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Now I belong to oblivion…

 Tre dischi che mi hanno mantenuto vivo nell’ultimo periodo:

Candlemass: “Death Magic Doom” (Nuclear Blast): Ritorno in grande stile per gli alfieri del doom metal svedese. La band non ha bisogno di presentazioni di sorta in virtù della loro lunghissima mlitanza nel genere, sono stati tra i pionieri e, dopo mille peripezie, cambi di formazione (tra cui diversi cantanti) e scioglimenti temporanei, giungono nuovamente a noi con Robert Lowe (anche con i Solitude Aeternus) a fare da cerimoniere, sotto lo sguardo attento del leader Leif Edling che, sornione, regge le fila artistiche della sua creatura. Creatura che si evolve ancora verso un suono meno legato a classici stilemi doom, e più rivolto ad una forma oscura di metal, che perde un po’ in ossessività e pesantezza, ma diventa un tantino più aggressivo e melodico. La sola doom song al 100% è “The Hammer of Doom”, in cui ogni singola nota è intrisa di buio, caligine, zolfo con i suoi sinistri rintocchi ed i rallentamenti asfissianti, nulla di nuovo, ma qualcosa di cui ogni doom-fan ha sicuramente bisogno. L’apertura è affidata a una “If I Ever Die” che aggredisce fin da subito macinando riff su riff, aprendosi ad un’inarrestabile cavalcata metallica che travolge piacevolmente l’ascoltatore oramai sicuro di quanto sta per ascoltare, poi c’è “The Bleeding Baroness” una canzone riuscita e coinvolgente con le sue venature melodiche accennate ma presenti. Sicuramente un’ altra canzone inaspettata è “Dead Angel”, dove i nostri sconfinano in un territorio decisamente più classico e melodico di quanto sarebbe normale aspettarsi. Il bello è che non perdono un grammo di credibilità nemmeno nella più atipica delle loro composizioni, grazie ad un gusto sopraffino nella scelta dei riff, ed all’ottima prova di Lowe. Un disco che non è piaciuto forse a tutti (qualche fan di vecchia data ha storto il naso) ma che, per quanto mi concerne, non può che promuoverli a pieni voti.

Les Claypool: “Of Fungi And Foe” (Prawn song): Chi si rivede! Uno dei bassisti più pazzi di tutti i tempi! Chi ha vissuto in pieno gli anni novanta non può non ricordarsi dei Primus, ironici istrioni che svelarono un mondo fatto di pupazzi, pesca, personaggi assurdi (Bob, Tommy the cat, Jerry the racecar driver, John the fisherman…), ritmiche impossibili e quant’altro. Ebbene a diversi anni dallo scioglimento il loro bassista si ripresenta con un nuovo cd che stilisticamente si distanzia abbastanza dalla band madre. Pur mantenendo la sua visione assolutamente personale della musica, che lo rende, anche qui, riconoscibilissimo dopo due note, Les da vita a sonorità decisamente meno rock, andando a pescare piuttosto dall’immensa eredità sonora del suo amico Tom Waits (Periodo “Rain Dogs”) e filtrandola attraverso la sua folle visone musicale. Quello che ne esce è una musica intensa che sa un po’ di blues, locali fumosi e di anni passati, dove però l’estro di Les riesce ancora a farla da padrone, inserendosi in alcuni lampi assolutamente contestualizzati e riuscendo nell’impresa di farci saltare sulla sedia (per la sorpresa e la meraviglia) più di una volta, utilizzando strumentazioni anche ricercate (in questo cd ha un ruolo importante anche uno strumento inusuale come lo xilofono) e diverse soluzioni a livello melodico che testimoniano che gli argomenti, musicalmente parlando, non sono venuti ancora a mancare nonostante gli anni. Un disco che, si spera, non finirà per passare inosservato, nonostante tutto il tempo passato dal periodo d’oro, e che dipingerà sul volto di vecchi e nuovi ascoltatori un sorriso beffardo e compiaciuto come quello dell’inossidabile Les!

Mastodon: “Crack The Skye” (Reprise): Non credo che esistano ulteriori parole per descrivere la più fulgida realtà in campo metal degli anni 2000. Uno dei pochi gruppi a portare una ventata d’aria fresca nel panorama metallico mondiale, sempre più statico nell’ultimo periodo. Ebbene questa nuova fatica non fa che confermare quanto sopra. Sono riusciti ancora a fare un disco dove le differenze dal precedente si palesano fin da subito (adozione delle clean vocals, maggiore ariosità delle composizioni che includono assolutamente influenze settantiane e progressive) ma non snaturano affatto la natura del gruppo, anzi l’arricchiscono piacevolmente. Un disco da scoprire ascolto dopo ascolto, assaporandolo sul palato come un whisky scozzese che si apre a sapori a volte conosciuti, a volte inaspettati… ritrovando anche il magico drumming di Brann Dailor da sempre uno dei marchi di fabbrica del gruppo.
Personalmente mi sono innamorato subito del ritornello di “Oblivion” e, quando sono andato a leggermi il testo, vi ho scoperto la piacevole sorpresa di un lirismo che non riconoscevo ai quattro americani… quindi ora lo riporto in calce a questo post:

Oblivion

I flew beyond the sun before it was time
Burning all the gold that held me inside my shell
Waiting for you to pull me back in
I almost have the world in my sight
Lost love
Bright eyes fading
Faster than stars falling
How I can tell you that I’ve failed
Tell you I failed

Falling from grace cause I’ve been away too long
Leaving you behind with my lonesome song
Now I’m lost in oblivion

I tried to burrow a hole into the ground
Breaking all the fingers and the nails from my hand
The eyes of a child see no wrong
Ignorant bliss Impeding doom
Lost love
Bright eyes fading
Faster than stars falling
Now I can tell you that I’ve failed

Falling from grace  cause I’ve been away too long
Leaving you behind with my lonesome song
Now I’m lost in oblivion…
NOW I’M LOST IN OBLIVION!  

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