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Take as needed for pain (discorsi da xerosignal)

 Uscire alla sera è importante, tutti escono alla sera, incontri gli amici, ti fai un aperitivo, così non devi cucinare, bevi, parli, bevi… e, ad un tratto, esci dal tuo corpo e guardi tutti dall’ esterno.    Stasera sembra che tutti facciano a gara a farmi sentire vecchio… e magari lo sono, ho svoltato la boa ipotetica della metà della mia vita, ma perché nessuno si rende conto di quanto inutili siano i discorsi sull’età? Perché, infine, nessuno dice qualcosa in grado di destare la mia attenzione? Mi ritrovo sempre più spesso ad estraniarmi da me stesso lasciando che all’ esterno non traspaia nulla della mia dicotomia, perché non avrebbe senso parlarne. E mi annoio, mi annoio mortalmente. Magari è vero che sono vecchio, quindi alla fine, non mi interessa più nulla e tutti gli argomenti mi sembrano stantii e già sentiti, perché è così difficile che mi interessi davvero qualcosa di ciò che la gente dice. E la serata si gonfia di alcool e sigarette e su tutto cala una tenue foschia famigliare, calda e leggermente appiccicosa, dopo un po’ non si fa nemmeno finta di trovare interesse nelle parole degli altri e si finisce nell’isolamento assoluto a rompere i coglioni agli amici per la voglia di tornarsene a casa. Braccati dal malessere.
 E non è nemmeno che tu abbia una predisposizione naturale per l’apatia, è solo l’assenza di stimoli, se si escludono i conati, è solo questo posto che è una gigante calamita che appiattisce gli encefalogrammi (devo ritenere che il resto del mondo non sia uguale a qui altrimenti non lascio scampo a me stesso…) una nube tossica di non-pensiero che aggredisce questa cittadina sventrata di umanità dall’ alto. In trappola. Intrappolati dalla vita, dal lavoro, dalle cosiddette amicizie, vie di uscita meno di zero. E poi arriva l’agognato ritorno a casa: l’amico se ne ripartirà presto, quindi deve salutare tutti e l’amica ha perso il passaggio verso casa, quindi dovrai passare per il centro… va bene, ce la faremo… anche se tutto questo prolunga l’agonia…
 E poi la solita gentile aria di casa, ammorbidita dalle ombre, data l’ora tarda… forse l’unico rifugio che ti è concesso… ma che a stento ti salva da un insistente pensiero circa il lavoro che ti attende il giorno dopo.

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