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Destroying Babylon… really?

 Se la memoria non mi inganna questo era il titolo di una rubrica su una nota rivista musicale alternativa italiana, il contenuto della rubrica constava in recensioni atte a trovare difetti ai dischi storici, che in più di un modo hanno costruito l’ossatura della musica rock come la intendiamo oggi. La prima recensione che lessi fu quella di “Elecrtic Ladyland” della Jimi Hendrix Experience e, mano a mano che proseguivo nella lettura, un grande punto interrogativo mi si disegnava, come nei fumetti sopra la testa. Ne venivano criticate la durata la produzione, un drumming stentoreo e cose del genere… certo ma a cosa serve? Quello è e rimane un gran disco… e lo è a maggior ragione se è riuscito ad imporsi all’attenzione comune nonostante quei presunti difetti, lo stile, la sporcizia nel suono, il tocco e l’inventiva di Jimi rimangono imbattuti a distanza di più di 40 anni, andate al diavolo detrattori maledetti o anche sono giocherelloni bizzarri che usate le cose sacre per trastullarvi, andate al diavolo.
 Parlo di tutto questo perché nonostante la distruzione iconoclastica dei miti sia una pratica interessante (anche per la sua componente vagamente masturbatoria) occorre dare a Cesare quello che è di Cesare e, in fondo, io non ho mai capito questa pratica, se un gruppo è grande, forse lo è ancora di più se riesce ad esserlo nonostante i suoi difetti. Mi tocca, ancora, attingere alle cose ereditate dai miei genitori, nonostante essi non si siano dimostrati dei fanatici, mio padre fu il primo a parlarmi di Jimi Hendrix, mia madre mi parlò per prima dei Beatles facendomi interessare ed innamorare della loro proposta… e anche su di loro si sono rovesciate critiche a pioggia, gente che inneggiava a Yoko Ono, altri che criticavano la loro attitudine eccessivamente sognante e buonista (“Let it be”, è un brano comunque decisamente cinico!), certi che, ancora, criticavano il drumming eccessivamente elementare di Ringo Starr (e chi ci volevate Dave Lombardo?!). I Beatles sono fondamentali nella loro ricerca melodica, tanto che nessuno dopo di loro è riuscito a scrivere canzoni tanto semplici, ma, al tempo stesso, tanto efficaci, capaci di spalancanti davanti un mondo in poco più di due minuti di durata e di tenerti compagnia con il loro periodico ripresentarsi alla memoria, sono enormi nel giocare con melodie irresistibili ed immortali che gli sopravviveranno per molto tempo. Ed è triste constatare come la stessa sorte tocchi a gruppi storici come i Led Zeppelin, i Black Sabbath, i Pink Floyd, gli stessi Stones o i Doors, da sempre un bersaglio facile in questo senso… se la componente masturbatoria di questa pratica si può anche guardare benevolmente, poiché un po’ tutti abbiamo provato a trovare difetti a cose estremamente popolari, molto più triste è quando questo attacco alle radici viene portato per il semplice gusto di negare la grandezza di certi artisti, vuoi per invidia, vuoi perché ci si considera troppo evoluti musicalmente per confrontarsi con questi colossi. E lo dice uno che guarda benevolmente i Futuristi che volevano distruggere i musei o i punk che sputavano sulle anticaglie musicali, uno che ritiene necessario l’incenerimento del passato per evitare che si attinga ad esso in maniera troppo pedissequa, ma questa non può che essere una fase (adolescenziale) nell’evoluzione individuale dei gusti musicali, poi è necessario maturare e guardare al passato con rispetto e benevolenza, proprio come quando si osserva una fotografia di un nostro avo.

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2 pensieri riguardo “

    utente anonimo ha detto:
    6 luglio 2010 alle 15:18

    mmm è un discorso un pò spinoso, si corre il rischio di essere fraintesi…conosco benissimo quella rubrica e la trovavo divertente,  voglio dire, sì ok è onanismo musicale però perchè non posso dire che un disco degli zeppelin ad esempio è sopravvalutato? perchè son mostri sacri? a me sta sindrome da jurassic park mi è sempre stata un pò sulle palle. hendrix è figo, è leggenda e stop, guai se dico che se lo ascolto i testicoli mi scendono fino a terra…purtroppo i mostri sacri, i dinosauri non sono bersaglio facile, anzi, sono spesso protetti da integralisti che non vanno oltre il loro naso…a volte si sente un disco che abbiamo nel cuore, ne accettiamo i difetti ecc però spesso e volentieri è inutile suona fuori tempo massimo!!! i joy division che adoro suonano datati, però restano grandi… altri ad esempio i doors restano un esempio invece di quanto una band sia sopravvalutata, forse rovinata da marketing adolescente dovuto a iconografia…roark

    Nxero ha detto:
    6 luglio 2010 alle 21:11

    Lungi da me negare il diritto alla libera opinione. Occorre che sia libera però e non dettata da spocchia o qualsivoglia motivazione che esuli dal gusto personale. Obbiettivo delle mie critiche, nello specifico, sono le persone che sparano ai bersagli grossi per darsi un tono, dando troppo spesso per scontato il valore storico di certi gruppi.Non mi trova d'accordo la "dataziopne al C14" della musica, l'arte per sua stessa natura è qualcosa che sfida il tempo. Non ho mai trovato i Joy Division "datati" nel suono, suonano come un gruppo di fine '70/inizio '80 poichè quello è il loro perido, giudicarli alla luce della resa sonora successiva mi sembra piuttosto sterile ed improduttivo e comunque, restando in tema di gusti personali, per quanto datato, quel suono mi piace. Parlando di cose che conosco nello specifico, posso poi aggiungere che non sempre l'evoluzione nella resa sonora porta a risultati positivi: il death metal suonava molto meglio all'inizio dei '90 che oggi… e comunque ho sempre considerato più importante quello che si suona rispetto a come lo si suona.

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