“Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi” (Gv 8,32)

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Temete che un post dove si cita satana, come il mio precedente (tra parentesi il satanista è Marc Almond, non io!) sia un tantino indigesto? Ebbene, non pensavo che lo avrei mai fatto, ma parlerò qui del vangelo di Giovanni. La frase che sta in cima al post è stata un di quelle sulle quali ho riflettuto maggiormente nell’ultimo periodo è, sorpresa delle sorprese, una delle cose più vere che mi sia mai capitato di leggere. Senza verità non c’è libertà, non bisognerebbe averene paura però a tratti succede, eppure ogni volta che nascondiamo una realtà tarpiamo la libertà del nostro interlocutore.

Poichè se non sappiamo i tutti i termini di un problema, non siamo liberi di trovare la soluzione più adeguata. Dunque la verità è la condizione prima per pensare di potersi avvicinare ad essere liberi (e conspevoli), dando comunque per assodato che la verità assoluta non esiste, ma è piuttosto un asintoto a cui tendere, esattamente come lo è la libertà, come lo sono gli ideali. Senza asintoti non si avrebbe comunque nulla a cui tendere e si sprecherebbe energia cambiando continuamente direzione, finendo per non andare da nessuna parte.

Inoltre quando nascondiamo la verità, magari anche in buona fede, neghiamo fiducia al nostro interlocutore… pensando che non sia in grado di capire o che la verità lo ferirebbe troppo, gli precludiamo comunque la possibilità di poter capire senza che ci giudichi o salti alle conclusioni. In definitiva se stimiamo qualcuno occorre dimostrarglielo comunicando e fidandoci, l’unico problema è che bisogna capire con chi questo sia possibile, perchè il mondo può davvero magiarti vivo a volte…

[Fin troppo serio questa volta indi…]

2 pensieri riguardo ““Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi” (Gv 8,32)

    Scribacchina ha detto:
    2 febbraio 2012 alle 09:32

    E qui nasce il problema: siam sicuri che chi inizia ad dire la verità sarà seguito a ruota da chi ascolta? Peggio: che succede se il tuo interlocutor è di poche parole (o di parole sibilline)? Tutto questo a prescindere dal fatto che la verità andrebbe detta, sempre e comunque.

      nxero ha detto:
      2 febbraio 2012 alle 17:41

      L’osservazione ci sta sicuramente tutta. Il fulcro della questione è e rimane la fiducia. Dire la verità è un atto di fiducia, fiducia nel fatto che chi ci ascolta possa capire e, seguirci a ruota. Se il nostro interlocutore/trice è di poche parole basta che siano sincere ed esaustive (io apprezzo la sintesi) se sono sibilline c’è da chiederci se si fida di noi e, eventualmente, perchè non lo fa (potrebbe anche derivare da ferite antecedenti). In buona sostanza credo sempre nel dialogo e nel capire le cose assieme, ci vuole pazienza e voglia di mettersi in gioco, ma penso dia delle soddisfazioni. Il problema è trovare la persona con cui farlo perchè certe ferite possono far male a lungo… ad un certo punto anche un minimo di incoscienza aiuta… o ad elevarsi, o affossarsi. Ma restare bloccati non è peggio?

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