La tentazione di non esistere

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Mi coglie a volte il desiderio di sollevarmi sopra le case, sfiorare le nuvole osservare il mondo dal di fuori. Come un quadro di Chagall ma senza quell’allegria tzigana, senza quelle facce verdi e sorridenti. Come se non esistessi, come se non fossi mai esistito. Osservare le vite che continuano imperterrite a scorrere, le stagioni che si susseguono distorte, l’orizzonte svelare nuove terre. E svanire. Svanite le lacrime, svaniti i sorrisi, svaniti anche i silenzi e gli occhi color della tristezza. Lontano, veloce, inafferrabile rincorrere il nulla. Abbandonare ogni cosa. Cancellare ogni tratto di sé, che è cosa ben differente dall’ uccidersi, non comporta nessuna violenza, semplicemente si svanisce, si cancella anche la memoria delle persone che ti sono vicine. E le si lascia libere (esiste una forma d’amore più grande?). Finalmente fuori dai ricordi indifferenti del mondo, dal registro criminale dell’umanità, dalla connivenza e dai compromessi. Dal dolore e dagli errori. Finire di sentirsi inadeguati, emarginati, reietti. Galleggiare tra le braccia dell’oblio. Riscattare tutto l’amore negato, tutte le lacrime versate, vicini finalmente. Congedarsi dalla solitudine e dal vuoto interiore. Abbracciare infine qualcosa di più grande, sia esso buio o luce.

Non esistere. Mai più.

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