Agguati

Postato il Aggiornato il

A volte le cose semplicemente ti piovono addosso.

Mi è piovuto addosso il libro di Chuck Klosterman “Il giorno in cui il rock è morto” e mi è piovuto addosso anche il modo in cui l’autore della redazione di SPIN magazine mette in relazione i fatti dell’undicisettembreduemilauno con “Kid A” dei Radiohead, descrivendo dei parallelismi assolutamente incredibili tra gli avvenimenti e le canzoni contenute in quel disco. E mi affascina… mi affascina parecchio. I Radiohead hanno stazionato tra i miei ascolti in modo quasi accidentale, per quanto mi piacciano, in qualche modo c’era sempre qualcosa che mi impediva di entrare direttamente nella loro musica e all’interno delle loro parole e, in qualche modo, Klosterman ha rimosso quell’ostacolo, almeno per “Kid A”. Quindi corro in camera a cercare freneticamente a cercare il CD, per riscoltarlo per capire se effettivamente l’autore avesse ragione.

Caso vuole che mi piova prima tra le mani “I might be wrong” che io decida di ascoltarlo mentre cerco di trovare l’altro disco ma, quando il primo disco sta per finire, l’aria si congela bruscamente su di me, mi paralizzo come se mi avesse raggiunto una coltellata di improvvisa consapevolezza e realizzo che quel muro che gravava sull’ ascolto dei Radiohead era già stato abbattuto tempo prima, da un’altra persona e per una singola canzone.

Pietrificato, tento di raccogliere le forze, richiamo a me tutte le residue e tristi volontà di piegare un ricordo lacerante, i sentimenti mai sopiti, che sono sempre stati presenti ma che fin’ora non si erano mai palesati con questa veemenza, e continuo a ripetermi, mentendo senza sosta, che “True love waits” è solo una canzone, solo una canzone, solo una canzone, solo una canzone, solo una canzone, solo una canzone, solo una canzone, solo una canzone, solo una canzone, solo una canzone, solo una…

Annunci

2 pensieri riguardo “Agguati

    Scribacchina ha detto:
    23 aprile 2012 alle 21:47

    Una canzone è come un profumo: ti connette al passato, ma al tempo stesso ti mantiene perfettamente connesso al presente.
    Il futuro invece resta separato, e sta chiuso nelle nostre mani.

    nxero ha risposto:
    23 aprile 2012 alle 22:06

    Vedo che infatti avevi intuito che quel “solo” era un eufemismo menzognero 😉
    Grazie del bel commento… ho veramente faticato a trovare qualcosa con cui rispondere 🙂

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...