Mese: maggio 2012

Mi casa es tu casa, amigos!

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So già che non è un opinione popolare ma il sottoscritto mal sopporta l’estate, anzi, facciamo meno i diplomatici va, la detesta proprio.

Per combattere il caldo ho tentato di scappare ogni anno verso climi maggiormente freschi e paesi maggiormente civili (chi ha detto Scandinavia?), credo però che, considerata la difficile congiuntura nazionale e personale, durante il corrente anno io abbia ben poche alternative se non darmi integralmente al ghost-riding (lunghe escursioni notturne in motocicletta)… attività che pratico con sommo gaudio da qualche anno.

Altra enorme problematica della bella(?) stagione sono gli insetti molesti, in partcolare le zanzare. Anche qui un rimedio doveva assolutamente essere trovato e, personalmente, ho deciso di invitare a casa degli amici che ne possono mangiare fino a 2000 a notte. Sono lieto di annunciare infatti che ben due casette per i pipistrelli verranno al più presto installate nel mio giardino, nella speranza che i volatili non disdegnino la mia ospitalità…

Ci sarebbe da risolvere un’ulteriore piaga dell’estate: i tamarri che si risvegliano dal letargo invernale (ma dove vi nascondete col freddo??) per prendere inopinatamente possesso della città… tuttavia credo che, contro questa piaga, ci sia ben poco da fare, li ho già avvistati: sono dappertutto!!!

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L’eredità Xeriana

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Spero che anni di fedele lettura, armadi pieni zeppi di sogni su carta, libri appena scalfiti, oppure devastati da febbrile ed invasiva lettura mi siano testimoni: adoro i libri classici, con il loro supporto cellulosico, il loro profumo di tipografia e di cultura, il loro peso, i loro caratteri a volte piccoli e nervosi, più spesso grandi, familiari e rassicuranti. Letteralmentente sono parte di me, nel modo più viscerale e intenso che vi possiate immaginare.

Casa mia però tende ad avere, tra libri,  CD, vinili, strumentazione musicale e ammennicoli vari accumulati in anni di diligente opera di spulciatore maniacale, dei serissimi problemi nel contenere la mia straripante passione per l’arte, il che mi ha molto mestamente portato a considerare l’altrenativa salvaspazio per ovviare a tale tristissimo inconveniente: l’e-book.

A questo punto credo seriamente di avere pochissime alternative ed ho anche già adocchiato il modello infernale di e-book del quale mi doterò a breve ovvero il kindle touch di amazon, che pare piuttosto imbattibile per prestazioni intrinseche e numero di titoli disponibili, essendo amazon la più vasta biblioteca on-line della quale uno possa usufruire…

Resta solo un nodo da sciogliere ovvero: alla fine del mio percorso terrestre, molto spesso rifuggita ma qualche volta incoscientemente invocata, il mio progetto era quello di lasciare in eredità, non uno o più pargoli urlanti più o meno cresciuti, tanto meno soldi, case o automobili di sorta. Sarebbe bello lasciare una mia propria eredità artistica in campo letterario (mi piacerebbe anche in campo musicale ma, suvvia,  siamo realisti…) ma, lasciando da parte i sogni, sicuramente posso dare il mio contributo attraverso la produzione letteraria altrui sottoforma di una modesta quantità di libri che sono già indirizzati, fin d’ora, ad una piccola bibblioteca di paese intelligentemente gestita da persone assolutamente appassionate… ma… accoglieranno anche il formato elettronico??

In calce e senza retorica mando un pensiero silenzioso in Emilia Romagna e a Brindisi: non amo tradurre in parole i miei pensieri in merito, ciò non significa che io non ci pensi.

Like a fool I will crawl

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Quando avevo da poco superato l’età dell’autoconsapevolezza avevo una triade sacra, tre personaggi che mi ispiravano, per diversi motivi: Ozzy Osbourne, Glenn Danzig e Henry Rollins. In un certo ambiente erano nomi piuttosto noti e tenuti in un certo qual riguardo. Per motivi diversi ognuno di questi tre, col tempo, ha finito per sparire gradualmente dalla circolazione.

Di Henry apprezzavo molto la visione del mondo, la voce inconfondibile, il carisma e l’ etica, costruiti in anni ed anni di vita realmente on-the-road (il suo primo gruppo, i Black Flag, fu tra i primi a girare gli USA, e non solo, totalmente slegato da un management, con un’organizzazione DIY, esperienza poi finita sul tragicomico libro “Get in the van”), il fatto che scrivesse anche molto bene, secondo il mio parere, queste e molte altre cose…. tra cui aver reclutato nella Rollins Band l’ex bassista dei Defunkt Melvin Gibbs (ha anche suonato su “The Big Gundown” di Zorn!) hanno fatto si che si ritagliasse un posto di riguardo nei miei pensieri.

Oggigiorno, gira il mondo arringando le folle con i suoi spoken word, praticamente dei monologhi a sfono politico/sociologico/umoristico, scrive libri (ha anche una casa editrice) e fino a poco fa aveva un suo show sulla televisione statunitense, oltre ad aver recitato in qualche film, tra i più famosi direi “Strade Perdute” di David Lynch e… “Sesso e fuga con l’ostaggio” con quel salutista di Charlie Sheen…

Tuttavia se ne scrivo è fondamentalmente perchè mi è ritornata in mente questa canzone e mi ci sono ritrovato in pieno:

Missione incompiuta

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La strada per l’inferno è lastricata di buoni propositi. E’ lastricata ti tutte quelle volte nelle quali ci siamo ripromessi di non commettere ancora gli stessi errori. Come mattoni gialli, sulla strada per il mago di Oz, si accatastano esperienze che dovrebbero insegnarci tanto ma che, in realtà, non siamo capaci di tenere in conto al momento giusto. Come un serpente nero si distende innanzi una strada il cui asfalto si è mescolato con l’impossibilità di cambiare o, quanto meno, con l’elevata possibilità di stare male.

Dovrei essere meno ansioso, dovrei farmi meno paranoie, dovrei vivere meglio e preoccuparmi di meno, eliminare caffè e sigarette, farla finita con qualcuno o qualcosa… una formalità… o una questione di qualità!

Dovrei liberarmi di un pensiero fisso, dovrei far smettere di sanguinare certe ferite… ma non ho interruttori sentimentali (o emozionali) dentro di me che si possano speganere ed accendere a mio piacimento: come al solito la mia parte razionale ha capito tutto ma la mia parte emotiva si rifiuta di collaborare ed il mio equilibrio interiore va in pezzi al primo alito di vento, non si può vincere la mancanza con della semplice, rigorosa, logica… e mi ritrovo sulla solita vecchia strada…

“If you are going through hell, keep going” Winston Churchill

No, grazie

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Grazie, no. Questo è un post contro il matrimonio: non mi serve, non serve, ha poco senso. L’unico senso possibile si ostinano a darglielo la chiesa e lo stato, due entità che hanno probabilmente una ragione di esistere, ma dalle quali non intendo farmi guidare. Prima di essere un cittadino o eventualmente (visto che sono agnostico) un credente, sono me stesso e se, in coscienza, mi sento di dissentire lo faccio.

Circa il sacramento religioso non mi pronuncio, giacchè è una questione di fede, se si ha la fede non serve ragionarci sopra, se si ha la fede si accettano i precetti istituzionali della fede e si va avanti. Ho un profondo rispetto della fede, ma non rientra nelle mie facoltà averne, sono abituato a riflettere, sono abituato a ragionare e tali abitudini mi hanno portato a dubitare dell’esistenza di Dio e a dubitare enormemente di più di chiunque dica di rappresentarlo su questa terra: sarei un enorme ipocrita a presentarmi, eventualmente, all’altare.

Per quanto concerne l’istituzione civile, trovo ingiusto che lo stato chieda a due persone di formalizzare i propri sentimenti: appartengono alla sfera del privato e, per quanto mi concerne, lì devono rimanere, non sopporto che per godere di determinati diritti civili (sacrosanti) ci si debba presentare di fronte ad un sindaco (o a un prete): i miei sentimenti sono miei e riguardano solo me e la persona alla quale eventualmente li dovessi rivolgere.

Non desidero essere frainteso però: nel corso del tempo ho avuto la (s)fortuna di innamorarmi un misero totale di due volte (si beh, non sono affatto un soggetto facile), in entrambi i casi avrei voluto trascorrere l’esistenza accanto quelle due persone, non ho mai avuto dubbi su questo, ma non mi ha nemmeno mai sfiorato il pensiero di chiedere alle (s)fortunate di sposarmi. Questo non è un post contro la monogamia, non è nemmeno un post di una persona cinica che non crede nei sentimenti e nel fatto che possano durare, questo è un post contro l’invadenza delle istituzioni: le vostre coreografie non mi riguardano!

Detto questo Kirsten Dunst è bellissima, Von Trier va preso con le molle e Morrisey invece ci va giù più pesante…

La quarta alternativa

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La quarta alternativa è l’accettazione della realtà, la perdita della speranza.

Di fronte alla possibilità della distruzione della terra a causa di inquinamento e sconvolgimenti climatici, furono formulate tre alternative per il salvataggio della terra (rispettivamente: la diminuzione drastica della popolazione,il  rifugiarsi nel sottosuolo o la fuga su marte), mentre la quarta, mai esplicitata nel libro di Leslie Watkins “alternative 3”,  semplicemente consiste nell’accettare la catastrofe e lasciare che avvenga.

Di questo parlava Alternative4, disco degli Anathema del 1998, disco nel quale, apparentemente, abbandonano il lato oscuro, a partire dall’utilizzo di strumenti acustici e dalla voce pulita, per finire con la copertina assolutamente bianca, raffigurante l’angelo già apparso sulla copertina di Eternity, il disco precedente, ma immerso in un candore virginale e con le sembianze di un astronauta.

Eppure è il loro disco più tragico, è una ferita tenuta aperta da un divaricatore che non smette di sanguinare, è un grido di dolore, una voce spezzata dalla disperazione, una descrizione, istante per istante, di una discesa nel nostro abisso personale, è la cronaca della rassegnazione, che vanifica e ridicolizza ogni speranza.

Ed è così delicato, pulito, profondo, sentito e impossibile da eludere. Si serra sulla tua gola e stringe, fino a spremere ogni lacrima, dissotterrare ogni ricordo, denudando ogni lama di rasoio, illuminando ogni baratro, impietoso ed inesorabile.

Una colonna sonora perfetta.

Prossima Gita

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Vir Dolorum, BramantinoMilano fino al 25 settembre al Castello Sforzesco, mostra del Bramantino