“The Great Divide”…che titolo profetico.

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Nel 1992 mi accorsi (grazie a Mixo e Planet Rock) di una band californiana il cui nome nessuno sapeva ancora pronunciare: Kyuss …e fu amore a prima vista. A distanza di tempo oggi in molti li conoscono e, giustamente, li apprezzano, tanto che il cantante John Garcia ha rimesso in piedi un carrozzone chimato Kyuss lives! che porta in giro per il mondo una versione di quello che fu il gruppo, ovviamente senza il mastermind Josh Homme, giustamente troppo preso da un paio di cosucce come i Queens Of The Stone Age ed i Them Crooked Vultures…

Quando la band madre, quella vera, si divise rimasero in piedi i Queens Of The Stone Age da una parte (Olivieri, Hernandez, Homme) e, dopo alcuni progettini minori (i magnifici Slo-burn soprattutto), John Garcia diede vita agli Unida. Non riuscii mai a vedere i Kyuss, ma fortunatamente non mi sfuggì nè il primo tour dei Quotsa, nè quello degli Unida, sicchè riuscii a vedere praticamente tutti i componenti dei Kyuss (negli Unida militava anche un certo Scott Reeder, ex-Obsessed!) sia pure in separata sede.

Dopo uno split con gli stoners svedesi Beaver (“The Best Of Wayne-Gro”) ed un bellissimo esordio come “Copying With The Urban Coyote” (ovviamente su Man’s Ruin Records di Frank Kozik) che conteneva, a modesto avviso di chi scrive, una delle più belle canzoni stoner mai scritte ovvero la conclusiva “You Wish”, ai nostri sarebbe toccato il sacrosanto secondo lavoro, strameritato sul campo.

Purtroppo il disco (“The Great Divide”, “El Coyote”???) non vide mai la luce. Gli Unida si affiliarono alla American Records di Rick Rubin, la quale proprio in quei giorni stava ridiscutendo il proprio rapporto con la major di turno per la distribuzione, i mesi passavano e il disco non veniva mai pubblicato. Dopo un po’ salta fuori che  nessuno alla casa è più interessato al lavoro da cui cause legali, beghe e fastidi a non finire. La conseguenza è che, come era già successo agli Sleep, dopo essere stati esasperati, i soggetti perdono la voglia di lottare ed il disco esce solo su vinile come bootleg, mentre Garcia si prepara a lavorare con gli Hermano a tempo pieno.

Giorni fa, durante un tremendo flashback, mi ritorna questa storia in mente, vado su ebay e mi procuro un bootleg ad un prezzo accettabile, il pacco mi arriva e mi rifiondo indietro di dieci anni in un colpo solo.

Il lavoro è molto più diretto ed hard rock dell’esordio, il gruppo è molto più quadrato nella struttura delle canzoni, ha un po’ perso la sua caratteristica indole a “viaggiare” all’interno di una canzone, cosa che trovavo già affascinante nei Kyuss. Pazienza, il disco comunque funziona ed è veramente molto bello ed ispirato, niente affatto banale come un disco di hard rock potrebbe essere, insieme a “Beyond Good And Evil” dei Cult (John Garcia, tra l’altro, ricorda molto da vicino Ian Astbury in questo lavoro),  tranquillamente considerato una delle gemme nascoste dell’hard rock anni duemila. Mette un po’ di tristezza pensare che ora Garcia sia “costretto” a tour nostalgici per sbarcare il lunario, mentre chissà dove sarebbero potuti arrivare gli Unida…

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2 pensieri riguardo ““The Great Divide”…che titolo profetico.

    Scribacchina ha detto:
    11 maggio 2012 alle 13:52

    Combinazioni che mi strappano un sorriso… Premetto che non avevo mai sentito nominare i Kyuss; ora nel giro di poche settimane, dopo un casualissimo suggerimento d’ascolto, non solo li ho sentiti, ma li ritrovo pure qui 🙂 Non sono proprio il mio genere, ma si ascoltano volentieri 🙂

      nxero ha risposto:
      11 maggio 2012 alle 14:30

      I Kyuss sono indubitabilmente tra i miei gruppi preferiti degli anni ’90 e viste la sconfinata passione per gli anni ’70 (ed i Black Sabbath) non sarà difficile capire perchè!

      Bella combinazione comunque 😉

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