Mental wounds not healing, life’s a bitter shame

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Foto tratta dal libretto del CD di “Blizzard Of Ozz”

Devo aver già parlato dei dischi come beni rifugio (altro che oro), e sicuramente devo aver già parlato di questi due dischi perchè sono una costante che ritorna. I dischi sono indiscutibilmente beni rifugio, avere un paio di armadi pieni di CD, diverse scatole piene di vinili, altri scatoloni pieni di cassette e cassetti pieni di articoli, foto, autografi, oggettistica della più varia sulla musica, significherà pure qualcosa: significa che ogni oggetto racconta e racchiude una storia, significa che ogni passaggio ha in se la potenzialità di riflettersi nel tuo spirito e di commuoverti col suo carico di ricordi e sensazioni, con il suo immaginario, la sua atmosfera, i suoi testi, il suo momento storico… le sue note.

La musica ha la potenzialità di dialogare direttamente con la tua parte più intima con un linguaggio assolutamente unico, atavico, affascinante ed è l’unica arte che non necessita di un supporto materiale perchè è puro lirismo che si impadronisce dell’etere, fa vibrare l’aria con un’intensità lacerante eppure bellissima. Ed è tua, è una comunione di forza che finisce per mantenerti vivo, anche se dopo 1000 dischi ascoltati sembra scemare, diventare banale e già sentita, basta un’ unica nota, un unico attacco per ricordarti che tu sei ancora qui, che la storia continua, che nessuno ha ancora zittito le casse della tua camera, le cuffie del tuo apparecchio portatile, che la bellezza ancora esiste ed è commovente, che anche se stai solo sopravvivendo potresti tornare a vivere presto.

Dopo un fine settimana passato ad essere ostaggio dell’angoscia e del dolore esistenziale a tratti viola come un livido, a tratti nero come un abisso (vedasi post precedente) lunedì mattina si presenta come una scommessa persa in partenza con i soliti incubi a girarti attorno come un branco di squali. Finchè un pensiero si fa strada, una semplice passeggiata per i boschi, senza troppe pretese, visto che non mi va di portarmi dietro il CD portatile, prendo in mano lo stumento di tortura meglio noto col nome di cellulare, guardo fra i vari album presenti all’interno finchè l’occhio non mi cade su “Blizzard Of Ozz” e mi dico perchè no? Se non mi salva questo, son messo male sul serio…

Inutile dire che dopo due note il disco mi salva in pieno, ho davanti la faccia sorridente di Ozzy e la chitarra a pois (lo sfondo di questo blog, pur essendo neve che cade, diventi per un momento un orgogliosissmo tributo!) di Randy e loro ritornano vivi davanti ai miei occhi ed è come se dalla loro amicizia, della quale si può avvertire la presenza in ogni singola canzone che hanno inciso assieme, del loro innegabile momento di grazia, fossi invitato a partecipare anche io. E rieccomi lì a seguire ogni assolo con la pelle d’oca, a canticchiare ed annuire ad ogni parola, a sorridere pensando a come possano cambiare le cose quando sei in presenza di qualcosa di assolutamente unico, della magia pura.

Lacrime che rimangono negli occhi durante “Goodbye To Romance”, che per molti può apparire come l’esnnesima ballatona strappalacrime degli anni ottanta, personalmente invece è un tributo nei confronti di tutte le persone che, per un motivo o per un altro, non fanno più parte della mia vita. Sia stato un evento tragico, una furiosa litigata, un triste malinteso o una dolorosa impossibilità a negarci la possibilità di stare ancora vicini, non importa, io li porto ancora tutti con me, specialmente gli ultimi due che si sono allontanati, due ai quali, per ragioni diverse, non ho mai smesso di pensare e per i quali non riesco a smettere di soffrire. Brividi sulle braccia durante gli assoli in “Mr. Crowley” mi riportano alla mente quando li vidi eseguiti dall’allievo Joe Holmes al Palatrussardi (che magari aveva già cambiato nome) nella seconda metà degli anni ’90, la solita frase in “Steal Away (The Night)” quando Ozzy canta “Runaway with me tonight” ed io penso (fin da quando la sentii per la prima volta) che si riferisca a me e che, da buon amico, possa davvero allontanarmi da tutta questa miseria… questo disco ha tanto, ha tutto al suo interno e nemmeno il pessimo gusto in fatto di suoni (batteria e testiere soprattutto) propri del periodo è riuscito a rovinarlo. Magari rimango mesi senza ascoltarlo, ma, come un buon amico che abita lontano, so che ogni volta che lo rispolvero, lui fa lo stesso con me e con le mie sensazioni, i miei sentimenti.

Si può dire tranquillamente lo stesso del disco successivo “Diary Of A Madman” dal quale è tratta la canzone che forse più di tutte è in grado di toccarmi l’anima ovvero “You Can’t Kill Rock And Roll”, la stessa che mi piacerebbe sentire al mio funerale… inutile dire che quando questi due capolavori hanno compiuto trent’anni e sono stati rimessi in vendita sottoforma di cofanetto, ho messo immediatamente mano al portafoglio: apparirà come una bieca operazione commerciale, ma per me, stavolta, era solo un modo colossale di dire GRAZIE!!!

Per quelli che all’epoca seguivano aggiungerò che questa, per ingenuità, sembra quasi una lettera ad H/M e la cosa mi inorgoglisce, sappiatelo!

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4 pensieri riguardo “Mental wounds not healing, life’s a bitter shame

    Scribacchina ha detto:
    4 giugno 2012 alle 19:00

    Condivido tutto: ci sono dei brani che puoi dimenticarti per anni, poi quando li risenti, magari per caso, ti inondano di emozioni. Bellissima sensazione (anche quando le emozioni erano negative, in fondo: è un modo come un altro per sentirsi vivi dentro).
    Il curioso è che – perlomeno, per me – la cosa continua con i brani che ascolto man mano e che diventano una specie di puzzle dei giorni 🙂

      nxero ha risposto:
      5 giugno 2012 alle 08:56

      Certo… L’unica cosa che non faccio più dai tempi delle superiori è sentire e risentire i pezzi allo sfinimento, mi fa sentire terribilmente in colpa se mi viene a noia un brano che adoravo… 😛

    Scribacchina ha detto:
    5 giugno 2012 alle 09:42

    Io ce l’ho ancora quella malattia di sentire e risentire fino alla nausea… 🙂

      nxero ha risposto:
      5 giugno 2012 alle 15:00

      In effetti è tutt’altro che facile liberarsene, a volte ci ricasco ancora!!

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