L’ultima seduta

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Marilyn, l'ultima seduta Finalmente, dopo un bel viaggetto motociclistico, affiancato dal vento e, per quanto possibile, con il naso all’insù ad ammirare lo splendido panorama valdostano sottro il cielo terso e brillante, si giunge a Bard, uno dei primi paesini che si incontrano proveniendo dal piemonte. Il forte è austero ed inavvicinabile, esattamente come me lo ricordavo, i muri spessi e le fenditure per l’artiglieria, il suo dominare severo la vallata sottostante, questo da solo o con il semplice borgo incastonato nella roccia sottostante varrebbe l’ora di viaggio, ma ci sono ben due mostre da visitare: Alberto Giacometti e Bert Stern.

Mi riesce piuttosto difficile parlare dell’opera dell’artista elvetico, molte delle sensazioni raccolte visitando la mostra rimangono lì dove sono, senza che io possa esplicitarle a caldo: è un percorso tortuoso, interiore, difficile… i disegni dalle mille linee solo apparentemente disordinate, le sculture al tempo stesso fragili ed imponenti… le parole non mi sono ancora venute in soccorso, a parte una: affascinante.

Con la mostra fotografica della signora Monroe la cosa mi riesce forse più facile, dato che volenti o nolenti, nessuno può esimersi dall’aver mai visto una sua fotografia, o conoscere anche per sommi capi la sua vita.

Personalmente l’ho snobbata abbastanza fino ad oggi: è l’effetto che mi fanno i miti invasivi -quelli che ti fanno conoscere i media quasi per forza, senza che tu l’abbia chiesto- di solito si ritrovano la mia porta chiusa in faccia come rivendicazione di indipendenza. Tempo fa mi era capitato di vedere i due film a regia Billy Wilder (un grande!) e forse, anche in considerazione del fatto che mi piacquero, un minimo interesse in più è riuscita a suscitarlo. Poi la questione con i Kennedy: uno come James Ellroy ci potrebbe trarre benissimo un libro come “Black Dhalia”… chissà se l’ha fatto o magari ci ha solo pensato.

Nonostante il mito costruito, quello che esce dagli scatti di Stern è una persona con tutti i suoi limiti, cicatrici sull’ addome, angoscia negli occhi e braccia ricoperte da una tenue peluria (guarda cosa vado a notare, alla fine). Per quel che mi concerne non è un’ icona di bellezza (la Danae lo è), è, probabilmente, molto di più un’ icona del suo tempo, una rappresentazione dell’atmosfera che si respirava nell’industria del cinema e nell’ambiente correlato. Schiacciata dall’esposizione mediatica, che in quegli anni stava incominciando a diventare oltremodo invadente, e da una vita assolutamente non facile, depredata della possibiltà di estinguersi anche post mortem, non si può negare che sia un’immagine di tante, troppe cose, ma che la bellezza sia un pallido contorno a tutto questo, ammesso che la si ritrovi nella figura di Norma Jean Baker.

Io, personalmente, l’ho trovata veramente bellissima solo in uno scatto, dove la si vede spettinata e disorientata coprirsi con un lenzuolo come se fosse appena alzata dal letto, come se non si fosse ancora resa conto della sua identità e di tutto quello che comporta, come se il torpore fisico, magari anche indotto chimicamente, le avesse rubato la consapevolezza della sua infanzia tormentata e del suo presente ingestibile, l’abbia resa quasi libera.

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2 pensieri riguardo “L’ultima seduta

    Scribacchina ha detto:
    18 luglio 2012 alle 07:39

    Leggo la tua cronaca e mi mangio le mani, con la certezza che le due mostre non le vedrò mai… da quel che dici sono notevoli, così come il forte di Bard: questo però, per fortuna, non è «a tempo», forse un giorno lo vedrò 🙂 Tra l’altro mi sono appena resa conto che al forte di Bard in questo periodo c’è il festival Musicastelle in blue… e sabato sera c’è Esperanza Spalding, dannazione… 😦

      nxero ha risposto:
      18 luglio 2012 alle 08:20

      In effetti, da qualche anno, il forte è diventato un luogo piuttosto attivo, su tutti i fronti… vale senz’altro la pena di farci un salto, purtroppo, per chi viene da lontano è un po’ scomodo e bisogna avere tempo e possibilità… comunque, se si escludono le mostre, è una struttura piuttosto austera essendo una postazione militare e non un castello di residenza, ma forse proprio per questo affascinante…

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