Dance dead dance!

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A volte il rapporto che si può avere con un gruppo di musicisti può essere pesantemente influenzato dal momento storico che uno sta vivendo oltre che dalla sua predisposizione intima a confrontarsi con determinata musica. Confesso che sono anni che non prendo in mano un disco dei Dead Can Dance, confesso che un giorno, stregato dalla loro musica, sono andato a Milano a fare incetta dei loro CD e poi, a causa del vuoto pneumatico nelle mie tasche, non sono uscito più di casa per due mesi beandomi senza ritegno dei miei acquisti.

Dire stregato dalla loro eterea beatitudine è poco. Soprattutto per quanto riguarda The serpent’s egg e Within the realm of a dying sun. Adesso dopo l’addio con Spiritchaser nel 1996, i vari progetti e collaborazioni, la colonna sonora de “il gladiatore” per la Gerrard, nell’anno domini 2012 decidono di rifarsi vivi (almeno su disco, dal vivo l’avevano già fatto) per l’esultanza dei loro fan. Personalmente, riprendendo le fila del discorso da dove era stato interrotto, Spiritchaser era stato l’unico disco a non impressionarmi troppo favorevolmante della loro discografia, decisamente troppo affetto da una manipolazione del suono fin troppo sintetica e plastificata che rendeva il disco una pallida copia della grandezza di quello che il gruppo aveva saputo produrre in passato… nella loro proposta si spaziava dalla darkwave alla world music, dalla ambient alla neoclassica, cosa aspettarsi adesso?

Posso dire ad un  primo ascolto che almeno i suoni sono decisamente migliorati rispetto all’ultima uscita, risultando decisamente meno artefatti e più naturali, il disco ha, al solito, un grande ed ampio respiro, sfumature di derivazione etnica e rimandi neoclassici, una sorta di versione dei Dead Can Dance che abbraccia molte delle loro passate influenze (comprensibilmente meno la parte darkwave propria degli esordi) senza che nessuna prevalga troppo sulle altre. Un lavoro ragionato ma, direi, non studiato a tavolino, con al suo interno gemme come “Amnesia” dove Brandon Perry ci traghetta su un lago oscuro mente minacciose nubi plumbee incombono all’orizzonte, “Kiko” dove si rifà vivo il lato etnico del gruppo australiano di nascita ma albionico di adozione o la fascinazione pseudo medioevale di “The return of the she-king”, la solennità di “Children of the sun”… è lecito supporre che difficilmente qualcuno possa rimanere deluso da questa nuova proposta, gli ingredienti ci sono tutti, la classe ed il talento non sono stati dissipati col tempo… bentornati dead can dance!

“Amnesia” è scaricabile gratuitamente ed il disco può essere ascoltato in streaming andando su deadcandance.com

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