High On Fire: “The Art Of Self Defense”

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High On Fire

Alle volte il talento deve essere rivelato attraverso strade tortuose. Ne sa qualcosa Matt Pike che, reduce dalla disavventura degli Sleep, fonda un gruppo con il solo proposito di non smettere di suonare la chitarra. Fortunatamente andrà ben oltre.

Le vicissitudini patite a causa della strenua decisione di insistere nel progetto “Dopesmoker” nonostante il suo scarso appeal commerciale (si tratta di un unico brano della durata di circa un’ora evidentemente non rispondente alle esigenze della major London che li aveva messi sotto contratto) aveva, dopo lunghi tira-e-molla, comprensibilmente portato allo scioglimento del gruppo che vedeva tra le sue file anche Al Cisneros e Chris Hakius. Dopo un periodo di scoramento però le due parti si rimettono al lavoro: Matt Pike recluta una nuova sezione ritmica con l’adrenalinico Des Kensel alla batteria e George Rice al basso, gli altri due, come noto, daranno vita agli OM.
Il suono cambia radicalmente, dalla fascinazione tutta anni ’70 degli Sleep, devoti al credo sabbathiano e valvolare, ad una proposta egualmente interessante ma dai connotati decisamente più contemporanei in termini di suono. Alla enorme grevità del suono aggiungono una componente metal decisamente più marcata riscoprendo influenze come Celtic Frost e Mötorhead, prima piuttosto estranee alla proposta del chitarrista originario di Denver, Colorado. Il suo leggendario suono di chitarra rimane decisamente roboante sebbene meno old-fashioned che in passato, nel contempo però l’energia sprigionata dal terzetto aumenta esponenzialmente, come se gli Sleep avessero compiuto un balzo in avanti di vent’anni e, giunti nella nuova dimensione temporale, avessero ricevuto un’iniezione robusta di adrenalina in regalo.

Il gatto della Man’s Ruin

Il disco, dopo essere stato pubblicato in prima battuta dalla misconosciuta 12th records, viene ristampato, praticamente subito, dalla leggendaria Man’s Ruin di Frank Kozik nell’anno 2000. E’ inevitabile che i fan si ritrovino a contatto con una nuova creatura difficilmente gestibile, una sorta di isterico mostro dalla voce tonante. Tuttavia nonostante l’inevitabile malinconia dei vecchi fan, tutti sembrano accorgersi fin da subito della portata del nuovo gruppo di Matt.

La registrazione, con il fido Billy Anderson che era già stato al lavoro con gli Sleep, oltre alle collaborazioni con Neurosis, Fantômas, Altamont e Acid King tra gli altri, fa risaltare appieno l’aggressione continua del gruppo, relegando in un angolo la voce di Pike, per far risaltare appieno la pienezza ed il corpo di un suono che rompe decisamente con il passato, per far affiorare una rinnovata attitudine  estremamente determinata a reggersi in piedi da sola.

Versione Tee Pee records

L’abbonamento alle traversie tuttavia non si esaurisce qui: ben presto l’etichetta dell’artista americano che, con le sue copertine, era giunto alle porte del mainstream (ricordate la copertina di “Americana” degli Offspring?) collassa su se stessa ed il disco esce fatalmente dal catalogo. Subisce una prima ristampa (con bonus tracks, tra cui la cover di “The Usurper” dei Celtic Frost) tramite la volenterosa Tee Pee records (che tra l’altro ripropone anche “Dopesmoker”, ultimo lavoro degli Sleep, dopo una prima pubblicazione non autorizzata su Rise Above/ The Music Cartel) che, prontamente, provvede a rendere nuovamente disponibile il disco.

Il resto è storia recente: il progetto prosegue per la sua strada, raggiungendo un ragguardevole status nel movimento metal, cambiando spesso bassista (ci sarà posto anche per Joe Preston, già con Melvins e Sunn 0))), in “Blessed Black Wings”, il loro terzo lavoro) fino all’arrivo di Jeff Matz, Matt passa dalla leggendaria Les Paul degli esordi ad una First Act a 9 corde progettata appositamente su sue speicifiche, mantiene sempre altissima la propria ispirazione fino a giungere al loro capolavoro defininitivo quest’anno con  “De Vermis Mysteriis”, per chi scrive, finora, disco metal dell’anno.

Versione Southern Lord (Arik Roper)

Sempre durante l’anno in corso, la Southern Lord decide di ristampare definitivamente  sia  “Dopesmoker” che a “The Art Of Self Defense” con due sontuose edizioni che rendono del tutto giustizia ai due lavori e che, soprattutto nelle versioni viniliche, saranno presto oggetto di pingui speculazioni su ebay. Va detto che sono oltremodo curate: la versione del classico degli High On Fire presenta infatti sia un ricco libretto con fotografie dell’epoca che un nutrito numero di tracce aggiuntive tra cui il 7″ con “The Usurper”/”Steel Shoe”, già presente nella versione Tee Pee, oltre a tre tracce in versione demo interessanti per valutare l’evoluzione del loro suono rimasterizzato a dovere per l’occasione da Brad Boatright.

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10 pensieri riguardo “High On Fire: “The Art Of Self Defense”

    Scribacchina ha detto:
    23 agosto 2012 alle 10:53

    Credo che il disco metal dell’anno meriti un ascolto… mi metto alla ricerca 🙂

      nxero ha risposto:
      23 agosto 2012 alle 15:19

      E’ solo il mio modestissimo parere, comunque sono curioso di sapere cosa ne pensi, sempre se riesci a trovarlo 🙂

        Scribacchina ha detto:
        23 agosto 2012 alle 18:31

        Io ci provo 😉

        nxero ha risposto:
        23 agosto 2012 alle 18:34

        …ed io apprezzo tantissimo il tentativo ed anche l’assiduità nel considerare i miei poveri sproloqui 🙂

    Scribacchina ha detto:
    23 agosto 2012 alle 18:49

    Molto di traverso, ma… trovato 😉

    Confesso che è lontano anni luce da quello che sto ascoltando ultimamente (il grosso sono pezzi che sto studiando col basso: capirai, visti i miei gusti… 😛 ), però persisto, giusto perché il tuo pezzo merita (e anche perché in tempi non sospetti ascoltavo metal – mamma mia…. hehe!!!!)

      nxero ha risposto:
      23 agosto 2012 alle 19:08

      ..ero assolutamente certo che fosse decisamente lontano da quello che ascolti ora 😛
      Credo che gli High On Fire siano decisamente lontani anche dai dettami del metal classicamente inteso, ma che proprio per questo, considerato che la personalità nel metal è decisamente un optional, meriti.
      Tuttavia, benchè sia estremamente lusingato dai tuoi apprezzamenti circa il mio modesto scrivere, non è il caso che persisti se non ti va…

      De gustibus! 😉

        Scribacchina ha detto:
        23 agosto 2012 alle 20:28

        … vabè, se insisti, torno a studiare questa cosina qui 😛

        nxero ha risposto:
        23 agosto 2012 alle 20:49

        😀 Nonostante la mia passione per il metal, ho sempre voluto imparare a suonare il digeridoo, come lo schiacciapensieri ed il kazoo 😀

        Scribacchina ha detto:
        23 agosto 2012 alle 20:58

        Non ci crederai, ma nel mio parco macchine ho anche un didjeridoo (e riesco anche a cavarci qualche suono: peccato che ho qualche problema di dialogo con la respirazione circolare…). Il kazoo invece ce l’aveva mia sorella, preso in un momento di febbre paolocontiana 🙂 In entrambi i casi nulla di che, molto meglio il basso 😉

        nxero ha risposto:
        23 agosto 2012 alle 21:09

        …ho sempre pensato che mi sarei limitato a riempirlo di saliva, scusa l’immagine nauseabonda 😛
        Però ha dei suoni affascinanti e grevi… ed io adoro i suoni grevi!

        Bella la febbre Paolocontiana, ogni tanto capita anche a me e mi “mangio” il microfono 😀

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