Il Maestro e Margherita

Postato il Aggiornato il

Michail A. Bulgakov

“Margherita socchiuse gli occhi al sole splendente, ricordò il suo sogno di quella notte, ricordò che precisamente un anno prima, nello stesso giorno e alla stessa ora, sedeva sulla stessa panchina accanto a lui. Ed esattamente come allora aveva la borsetta nera accanto a sé. Lui non era accanto a lei quel giorno e tuttavia Margherita Nikolaevna parlava mentalmente con lui: “Se ti hanno deportato perchè non ti fai vivo? Ai deportati non consentono di farsi vivi. Non mi ami più? Per qualche ragione non lo credo. Allora sei stato deportato e sei morto… Allora, ti prego, abbandonami, dammi finalmente la libertà di vivere, di respirare”. Ed era la stessa Margherita Nikolaevna a rispondere al suo posto: “Tu sei libera… forse ti trattengo?”. E poi gli obiettava: “No, che risposta è questa? No, vai via dalla mia memoria e allora sarò libera” “.

“Un miracolo che ognuno deve salutare con commozione”, l’ha detto Montale non l’ho detto io.  Crescendo si apprende la futilità di eleggere un qualsivoglia libro o disco preferito, talmente è sterminata la quantità di opere cui si può accedere, talmente varie e tortuose possono essere le strade con le quali ognuna di queste opere si fa largo nei nostri sentimenti che fare una classifica tra di loro equivale ad uccidere il trasporto che proviamo nei loro confronti. Difficile palesare dunque la punta dell’ iceberg, ci si sente a disagio e quasi intaccati da paurosi sensi di colpa. Eppure ci sono opere dalle quali non osiamo prescindere, che occuperanno per sempre un posto speciale nel nostro immaginario e, diciamola tutta, nel nostro cuore.

Quello che potete leggere in apertura è lo scorcio di romanzo nel quale sono incappato nuovamente stamattina, non uno scorcio particolare, solo quello che mi sono ritrovato davanti agli occhi… ed ogni volta è come tornare a casa, ogni volta che rileggo anche una semplice riga del “Maestro e Margherita” di Bulgakov. E’ un libro che fa parte di me nel senso più coinvolto e viscerale del termine.

Fa venire in mente un sedicenne in mimetica e kefiah che ascolta appassionato le lezioni di un professore a cui i panni del docente di chimica fisica di un istituto tecnico industriale di provincia vanno evidentemente stretti. E’ un ometto basso, con i baffetti e l’immancabile ascot (che fa sospettare agli allievi la presenza di un mantello da supereroe sotto ai vestiti), un professore che spiega la lezione talmente bene che quasi non hai bisogno di studiare a casa, ma che, durante le verifiche, si arma di un’inflessibilità militaresca e irreprensibile, con tanto di occhi fiammeggianti e passo felino quando ti si avvicina alle spalle cercando bigliettini che nessuno avrebbe mai, comunque, il coraggio di nascondere.

Durante le sue lezioni a volte si lancia in riflessioni storico/politiche/sociali e una volta menzionò anche il suddetto libro. Accidenti a me: non colsi nemmeno il suggerimento! Non fosse stato per il mio vicino di banco -un ragazzo talmente fuori luogo in un istituto tecnico che poi si laureò in filosofia teoretica!- che mi fece notare che il libro era veramente notevole credo che la tragedia si sarebbe consumata e probabilmente non l’avrei mai letto. Il professor Woland forse sarebbe stato in grado di beffarsi di me fino a quel punto.  E sarei stato perduto.

La prima volta che posai gli occhi su questo libro fu in questa edizione. ora ne possiedo altre tre, compresa quella per l’e book!

Perduto perchè quel libro aperse la strada a tutto quello che lessi in seguito, perduto perchè forse non crederei più nei sentimenti che legano un uomo ad una donna, perduto perchè avrei smarrito la fiducia che qualcosa di fantastico e chiarificatore possa presentarsi nella vita di ognuno di noi, perduto perchè il gatto Behemot non mi avrebbe mai fatto sorridere, perchè non avrei mai potuto immaginare come poteva apparire Margherita con un mazzo di mimose in mano o quando fece gli onori di casa per il gran ballo, non avrei mai pensato al dolore del Maestro (e di Bulgakov stesso) mentre brucia il suo manoscritto. Perduto, insomma, per un’ infinità di motivi.

La lettura dei primi capitoli mi lasciò quasi sconcertato: cosa significano queste due storie parallele che sembrano non condurre da nessuna parte, questo parallelo tra Mosca e Gerusalemme a secoli distanza, tutto si ingarbugliava ma lo faceva in modo magistrale. Bulgakov riesce nella mirabile impresa di tenere sul filo il lettore fino a circa la metà del libro, addirittura Margherita nemmeno appare prima!

Korov’ev e Behemot discorrono amabilmente su una panchina a Mosca.

Bisogna avere pazienza, concedersi il lusso del tempo per apprezzare appieno questo libro, e saper lasciare correre l’immaginazione quando finalmente te ne viene data la possibilità… e quelle pagine vibrano tra le mani e sotto gli occhi, si agitano di un fascino e di un trasporto che difficilmente può essere reso a parole, almeno da me che ho (quasi) perso il conto delle volte che ho letto questo libro.

Poi certo un’influenza primaria è riconosciuta in Goethe (nel “Faust”, specificatamente citato in apertura), alcuni dicono che sia troppo visionario e sognatore come racconto, si possono trovare i difetti anche in un diamante, ciò non toglie nulla alla sua fulgida luminosità. Amo questo libro con tutto me stesso e, come ogni amante che si rispetti, lascio ragione e critiche fuori dalla porta e, come recitava una scritta su un muro moscovita, “Anche se non sono Margherita, troverò il mio Maestro!”.

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18 pensieri riguardo “Il Maestro e Margherita

    rocco ha detto:
    27 agosto 2012 alle 12:44

    io invece questo libro l’ho iniziato numerose volte e non sono riuscito ad andare oltre il 4 capitolo … credo che questo libro non faccia per me

      nxero ha risposto:
      27 agosto 2012 alle 12:50

      Chiaramente nessun libro ha un valore assoluto o una assoluta compatibilità con tutti… si tratta, essenzialmente, della mia esperienza correlata al romanzo. Io stesso ho capito che ci sono molti libri che, per quanto glorificati dal tempo, non fanno per me… a ciascuno il suo!

    arsenicaxxx ha detto:
    27 agosto 2012 alle 12:48

    l’ho letto un po’ di mesi fa . lettura impegnativa , a tratti faticosa per una ignorantella decerebrata come me. però dopo i primi capitoli wuao. ho goduto davvero tanto e le pagine finali sono state quasi un orgasmo. mi sono innamorata di ogni singola parola e soprattutto della sana follia del diavolo e della sua allegra cricca.
    da rileggere, sicuramente.

      nxero ha risposto:
      27 agosto 2012 alle 12:52

      Rispondo con un serafico sorriso 🙂

        arsenicaxxx ha detto:
        27 agosto 2012 alle 12:55

        ricambio il sorriso 🙂
        ps mi consigli un altro libro che ti è entrato nell’anima?

        nxero ha risposto:
        27 agosto 2012 alle 13:07

        Uhm, se ti va di imbarcarti in un’altra lettura impegnativa io direi “L’uomo che ride” di Victor Hugo… o “Il Pendolo di Foucault” di Umberto Eco. Altrimenti dovrei pensarci su un attimo… di solito vado matto per i libri “mattone” 🙂

        arsenicaxxx ha detto:
        27 agosto 2012 alle 13:48

        grazie per questi suggerimenti. non li ho letti .
        di eco ho letto solo il nome della rosa e a passo di gambero. di hugo nulla, purtroppo.
        io una volta temevo i libri mattone ora se sono nello spirito giusto riesco ad avventurarmici(mi che parolone).ora sto leggendo l’sola di arturo di elsa morante, bello , come un soffio di vento.

        nxero ha risposto:
        27 agosto 2012 alle 15:44

        Il libro di Hugo è legato a doppio filo con me, quasi come “il Maestro e Margherita”… non è così conosciuto ed è di una tristezza infinita eppure non riesco a non adorarlo. Per il libro di Eco, trovo che sia geniale, soprattutto il finale al quale, a mio modesto avviso uno come Dan Brown dovrebbe corrispondere i diritti d’autore. Non credo di aver letto nulla della Morante, ma non si sa mai…

    Scribacchina ha detto:
    27 agosto 2012 alle 14:50

    Il Maestro e Margherita… ho provato a leggerlo quando probabilmente ero troppo piccola. Due pagine al massimo, drasticamente abbandonato per altre letture.
    Lo «scorcio particolare» che hai riportato mi ha fulminata… credo sia venuto il momento di riprenderlo in mano 🙂

    Il ‘mattone’ di Umberto Eco era piaciuto parecchio anche a me, così come altri piccoli capolavori universalmente considerati ‘mattoni’, primo fra tutti La coscienza di Zeno. Se poi vogliamo mettere mattone su mattone e costruire una bella casetta, aggiungerei Gérminal con l’opera omnia di Emile Zola e Germinie Lacerteux dei fratelli De Goncourt – per quest’ultimo, farei un parallelo tra il sedicenne in mimetica e kefiah e una studentessa diciassettenne post-dark, che però non aveva la fortuna di avere un insegnante di chimica (lettere) in gamba e si arrangiava con la ricerca in proprio 🙂

      nxero ha risposto:
      27 agosto 2012 alle 16:05

      …Eh, chissà dove potrei essere ora con la ricerca in proprio, probabilmente da nessuna parte 🙂

      A proposito di mattoni! C’era una volta uno studente di ingegneria che per non finire stritolato da numeri e formule, si diede alla lettura… e scoprì la letteratura russa!!! Non so in quanti potrebbero dirlo ma, durante gli anni universitari, mi sono letteralmente sbranato Dostoevskij che tutt’ora rimane una vetta inarrivabile per quanto riguarda la letteratura (soprattutto i “Demoni” ed i “Fratelli Kramazov”) poi mi sono letto 3/4 della “Recherche” dopodichè ho iniziato a lavorare e buona notte, “Anna Karenina” e “Guerra e pace” sono rimasti da leggere 🙂 da allora i mattoni li leggo, con molta più difficoltà, durante i fine settimana o quando sono in ferie… sigh, non sai quanto mi intristiscono i miei occhi che si chiudono dopo due righe.
      Però noto con piacere una tua propensione per la letteratura francese… inutile dire che la cosa mi interessa, purtroppo non sono ferratissimo su Zola, però, tra i miei preferiti c’è sicuramente Hugo (anche “I Miserabili” è un libro superlativo!), Guy De Maupassant (“Forte come la morte” mi mette tutt’ora i brividi!), ovviamente Proust, delle “Relazioni Pericolose” abbiamo parlato, dei poeti bohemien (Rimbaud, Verlaine e Baudelaire) che altro si potrebbe dire che non sia stato detto? Mi piacciono anche Sartre e Camus o un libro tipicamente francese come “Bonjour Tristesse” della Sagan… infine adesso sto leggendo Balzac che avevo finora trascurato. Verrebbe comunque fuori una muraglia cinese, credo!

    Scribacchina ha detto:
    27 agosto 2012 alle 20:28

    Altro che muraglia cinese! 😛 I Miserabili sono una delle mie mille pietre miliari, ricordo che la prima volta lo lessi in un tomo di inizio Novecento (ai tempi nella mia biblioteca davano in prestito anche i libri più datati… bei tempi!). Di De Maupassant se non l’hai ancora letto ti suggerisco (occhi che si chiudono permettendo – gran brutta situazione, capita spessissimo anche a me in settimana) Mont Oriol, godibilissimo anche oggi.

    … Non hai letto Anna Karenina e Guerra e Pace???? Eh no, che non va bene! Fila a leggere, subito! (Anna Karenina per primo, tassativo) 🙂

      nxero ha risposto:
      29 agosto 2012 alle 16:08

      Mea culpa, prima o poi provvederò 🙂

      Una curiosità: la mia prima automobile (una R4 caffèlatte GTL del 1981 che adorerò finchè campo) si chiamava come la cameriera del professor Woland (Hella, una strega fulvocrinita che decisamente aveva colpito il mio immaginario, pur apparendo decisamente poco nel romanzo).

    Scribacchina ha detto:
    30 agosto 2012 alle 09:13

    Ma dai, avevi una Renault 4? Fantastico! 😛
    Colore un po’ così, se devo dire la verità, però come macchina merita 🙂

    Hella, bel nome… e non fu un caso se anni dopo Nxero si mise ad ascoltare gli Hellacopters – ok, sparisco, stamattina sto delirando 😛

    nxero ha risposto:
    30 agosto 2012 alle 11:23

    🙂 Beh un simpatico delirio, se permetti. Poi in effetti, guarda a caso, ho avuto l’onore di assistere ad un concerto degli Hellacopters qui al solito Babylonia ed è stata una gran cosa, anche perchè il chitarrista/cantante Nicke Andersson è un mito della scena scandinava fin da quando suonava la batteria negli Entombed!!!

    In effetti il colore della mia R4 non convinceva nemmeno me ma volevo una macchina di quel modello talmente tanto da passarci sopra, poi è sbocciato l’amore vero e mi sono affezionato anche a quello 🙂

    Scribacchina ha detto:
    30 agosto 2012 alle 15:45

    Evidentemente le Renault hanno un fascino nascosto… per la cronaca, sono felice proprietaria di una secolarissima Twingo 🙂

      nxero ha risposto:
      30 agosto 2012 alle 18:39

      Beh, la mia auto ideale, dopo la mia ex-R4 si intende, per la verità è una Citroen (DS pallas dei primi anni ’70), però sì amo la vocazione utilitaristica e quasi proletaria di R4 e Twingo (è comodissima!).

    rocco ha detto:
    3 settembre 2012 alle 08:26

    è successo di nuovo … ho ripreso in mano il “Maestro e Margherita” ne ho letto 2 pagine e poi l’ho abbandonato … non ce la faccio proprio a leggerlo …

    Il Maestro e Margherita « NUMÉRO 091277 ha detto:
    3 dicembre 2012 alle 21:30

    […] al blog di Nxero e a questa citazione, mi è venuta l’ispirazione per riprendere in mano Il Maestro e […]

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