M

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“Levin diceva quello che pensava negli ultimi tempi. In tutto vedeva solo la morte o l’avvicinarsi di essa. Ma l’opera da lui intrapresa l’interessava ancora di più. Era pur necessario concludere in qualche modo la vita, finché non fosse giunta la morte. L’oscurità per lui copriva tutto; ma proprio a causa di questa oscurità sentiva che l’unico filo conduttore era la sua opera, e con le sue ultime forze si aggrappava ad essa e vi si teneva stretto.” (Lev Tolstoj)

Ho letto e riletto queste righe che sembrano ferite che non si rimarginano. Un dolore solo raramente ingannato, forse solo in quei giorni in cui hai la sensazione di potercela fare, solo in quei giorni in cui riesci ad essere positivo, giorni che portano con se’ sorrisi ed immagini da fotografie scolorite. Quei sorrisi non possono essere tutti veri, ma nemmeno tutti falsi… e con loro hai riempito muri, pannelli e memorie. In molti sorridono davanti alle lenti, alcuni riflettono nelle iridi l’immagine di ciò che gli sta davanti: può essere meraviglioso e terribile al tempo stesso o in momenti diversi. L’unica cosa sicura è che il momento è andato per sempre. L’aprirsi di un diaframma, lo spazio di un respiro o sicuramente di meno. E poi l’oscurità, nella quale ti muovi seguendo un filo sottile rimanendo cieco rispetto a ciò che sta attorno. Lo spiraglio che, rapido, permette alla luce di imprimersi adesso è serrato, ossidato, inceppato: ed ogni corpo macchina resiste solo per un certo numero di scatti prima di far sprofondare tutto nell’ oblio.

Ogni mattina mi tormenta un’immagine, ogni mattina mi sveglio abbracciando un fantasma, ogni mattina una consapevolezza mi assale. Che aprirò gli occhi e sarà comunque tutto buio. Che chiuderò gli occhi e mi illuderò di nuovo. Ma questo è successo la sera prima. L’immagine si illude di dominare il tempo, di incarnare la memoria. Spesso ci riesce, ma solo ad illudersi.

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3 pensieri riguardo “M

    Scribacchina ha detto:
    1 ottobre 2012 alle 16:27

    Vedo che si procede con la lettura: bene, anzi ottimo! 😉

    Ho avuto modo di riflettere anch’io in questi giorni, e tanto; per quel che mi riguarda, noto come il farsi ipnotizzare dal passato tagli le gambe al presente e al futuro. Mi fermo qui sennò passo per la filosofa da quattro soldi di turno 🙂

      nxero ha risposto:
      1 ottobre 2012 alle 16:32

      Eh sì, “Anna Karenina” è davvero un libro magnifico! Mi piace per come è scritto ed anche per il fatto che riesco ad immedesimarmi in quasi tutti i personaggi: da Vronskij ad Anna, da Aleksej a Levin… certo quest’ultimo nel suo periodo buio mi somiglia parecchio!
      Grazie! 😉

        Scribacchina ha detto:
        1 ottobre 2012 alle 16:44

        🙂

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