Il duro mestiere del recensore

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Metronomo di Man Ray

Un amico mi piazza in mano una copia di una nota (nel microcircuito underground) rivista “di settore” che si occupa di rock ed altre contaminazioni. Quando lo apro è esattamente come me lo aspettavo: tanti scritti, una veste grafica sobria e pulita, qualche foto, una valanga di recensioni e discorsi. Non è male, ma qualcosa mi da tremendamente fastidio nel leggerlo… e non saprei nemmeno dire bene cosa. O forse sì, dopo un po’ l’immagine si mette a fuoco a partire da questo… nella pubblicazione si mescolano talmente tali e tante cose che alla fine uno non si orienta più e rimane piuttosto sbalestrato, per quanto fuori dalla musica “comune” ci sono troppi generi trattati e tutti messi assieme alla rinfusa… dal noise all’elettronica, dalla black music al metal passando per il jazz e la psichedelia. E a questo punto realizzo cosa c’è che non va, sono anni che vado ascoltando metal, quindi posso ben dire di essermi fatto le orecchie in questo campo e quando leggo come lo trattano loro mi sento qualcosa dentro che mi dice che non siano addentro alle cose. Una sorta di distacco come se il loro punto di osservazione non fosse interno, ma superiore alle cose. Quando leggo frasi come “Il death metal ritorna in auge” nella recensione degli Acephalix, mi sento quasi male… il death metal non ritorna in auge! Durante tutto il corso degli anni duemila ci sono state etichette come la Relapse, la Regain, la stessa Southern Lord che si sono prodigate per mantenere a galla la frangia estrema del metal e i loro sforzi vengono ridicolizzati in una semplice frase da un recensore qualsiasi? Ci sono riviste specialistiche che da anni trattano di questi generi, uno stuolo fedele di appassionati (tra cui il sottoscritto) e parecchie webzines sull’argomento: come avrebbero (r)esistere se nessuno li seguisse più?? E’ evidente che non sono più gli anni ’90 ma è altrettanto evidente che generi come il death metal non siano mai stati del tutto abbandonati. E il ritorno in auge non significa niente, è una frase pressapochista buttata lì a caso: che si sappia, il metal può vivere, come ogni altra musica, di generi che tirano di più o di meno, ma una sua caratteristica precipua è quella di vivere di passione, di avere al suo interno tanti modaioli ma anche tante persone assolutamente consapevoli di ciò che fa per loro e che, una volta che l’hanno scoperto, sono in grado di adoperarsi alacremente in faccia alle mode del momento.

La ricchezza di questo genere sta anche in questo: nella passione di chi lo apprezza, nel credere che ci sia spazio per non abbandonarsi pedissequamente al flusso momentaneo, c’è l’attitudine, c’è la passione ci sono persone come Fenriz dei Darkthrone che da anni portano avanti un’ attitudine seria e genuina.

E poi ho capito, dopo anni che giro attorno a recensioni, giornali e (web)zine, ho capito quello che cerco in una recensione, ho capito che non me ne faccio niente di una fredda analisi dei brani, dei generi, degli stili, finanche del modo di suonare dell’artista in questione, che oramai (e so che suona presuntuoso, ma è vero) sono OLTRE tutto questo, quello che mi interessa è che ci si metta in gioco di fronte ad un’opera, che si dialoghi con essa, che si esplorino nuove zone del se entrando in contatto con la nostra parte più intima, più ricettiva e aperta al dialogo immaginario con frasi, suoni ed immagini. L’arte è comunicazione, passione, stupore, evoluzione: per questo il recensore deve essere profondamente addentro a ciò di cui sta trattando e non osservarlo dall’alto, per questo deve riuscire ad esprimere con le parole ciò che un disco smuove in lui, di questo voglio leggere, questo è quello che voglio provare a scrivere, perché dopo anni di recensioni canoniche, seppure competenti, non ne posso più. E’ evidente come si debbano fornire delle coordinate interpretative, dei termini di paragone a chi legge, ma la cosa non deve portare ad una asettica enunciazione formale. E’ triste ed è scontato.

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12 pensieri riguardo “Il duro mestiere del recensore

    © Vera Marte ha detto:
    13 ottobre 2012 alle 13:35

    Beh?! Copi??? o_O
    L’ho già scritta io ieri una critica ai critici, che si nascondono dietro i paroloni perché la gente non capisca che non sanno da che parte cominciare con quello che devono recensire perché, di fondo, non gliene frega niente…

      nxero ha risposto:
      13 ottobre 2012 alle 15:51

      Uhm, anche fosse non avrei problemi ad ammetterlo. Però vedo molte differenze tra i nostri due scritti, fermo restando che, probabilmente, la sostanza di fondo è quella… comunque partiamo da due considerazioni di base su cose molto diverse, per arrivare a conclusioni simili. Talvolta anche il percorso fatto da A a B ha una sua rilevanza non solo il punto di partenza e quello d’arrivo, inoltre io sono oltremodo contento di aver trovato qualcuno che la pensa come me! Tu no?! E può essere che non sia un caso che io mi sia ritrovato quella rivista in mano ieri sera…
      Tra l’altro se non ho commentato nulla al tuo post è perché mi sento impreparato a farlo, oltre al fatto che gli animali impagliati (anche a scopo artistico) mi mettono molto a disagio.

        © Vera Marte ha detto:
        13 ottobre 2012 alle 17:11

        Uff… Scherzavo…
        Permaloso!!! >.<

        nxero ha risposto:
        13 ottobre 2012 alle 18:38

        Lo immaginavo 😉 sono solo stato allo scherzo 😀

        © Vera Marte ha detto:
        13 ottobre 2012 alle 18:49

        Non vale!!! >.<
        Hai approfittato del mio stato confusionale da influenza imperante per prenderti gioco di me…

        nxero ha risposto:
        14 ottobre 2012 alle 11:40

        …Per ridere assieme a te, vorrai dire, non servono a questo gli scherzi??

        © Vera Marte ha detto:
        14 ottobre 2012 alle 11:53

        Va beh, ti concedo questo ribaltamento di frittata…
        Ma solo perché mi piace Man Ray! 😉

        nxero ha risposto:
        14 ottobre 2012 alle 11:56

        In effetti è un grande 🙂

    Scribacchina ha detto:
    13 ottobre 2012 alle 13:36

    Santissime parole. Dalla mia piccola esperienza, confermo che si tende a fare recensioni tecniche (quando non copiare paro paro i comunicati che accompagnano l’album…) senza andare oltre, per anni: ci si ferma lì, continuando a produrre lo stesso genere di scritti. Credo di averlo fatto anch’io agli inizi, non lo nego; eppure col tempo senti il bisogno di staccarti dalla recensione fine a se stessa, di raccontare non solo quello che hai sentito, ma raccontare anche una parte di te che è rimasta colpita da quegli stessi brani (ovviamente non parliamo più di recensione, ma di qualcosa che va oltre). Questo, per quel che mi riguarda, è l’obiettivo; il raggiungerlo è un altro paio di maniche 😉

      nxero ha risposto:
      13 ottobre 2012 alle 16:09

      Il punto è esattamente quello, ovvero il bisogno di superare le recensioni di comodo, spingersi oltre. Ognuno di noi ha iniziato a scriverle in quel modo, molto scolastico e tra le righe e non c’è nulla di male in questo, da qualche parte si dovrà pur cominciare: come base di partenza è valida (se fatta con cognizione di causa!) ma va bene per qualcuno il cui approccio con la musica sia molto basilare, uno che l’ascolta da anni non può non pensare che dietro ci sia il vuoto spinto. Occorrerebbe ricordarsi che si parla d’arte e non di meri prodotti commerciali e avere, di conseguenza, del rispetto per ciò di cui si scrive e anche per ciò che si scrive. Una recensione è una piccola cosa ma che portare a grandi cose perché che che se ne dica certi dischi ti cambiano come persona ed è necessario parlarne in modo evoluto, o almeno porselo come obiettivo 😉

    Endorphin ha detto:
    14 ottobre 2012 alle 11:54

    Un recensore di una webzine metal abbastanza famosa è un mio carissimo amico e spesso dice le stesse cose che hai scritto, troppe recensioni tecniche e di comodo.
    Certamente è molto difficile scrivere una buona recensione ma anche a me leggere recensioni fredde e distaccate di persone che si vede non gliene frega poi molto dà fastidio anche a me!

      nxero ha risposto:
      14 ottobre 2012 alle 11:55

      Vedo che siamo tutti d’accordo e la cosa mi fa piacere!

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