Quiet In The Cave: “Tell Him He’s Dead”

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Quiet In The Cave

Lo confesso, rimestare nei meandri dell’underground mi è sempre piaciuto, acquistare demo con soldi imboscati nella carta a carbone all’interno di una busta spedita nella speranza che nessuno se ne accorgesse, maneggiare vaglia e conti correnti postali, con commenti laconici nello spazio della causale, ricevere prima sgangheratissime cassette, poi CD masterizzati… in questo modo ho cercato mi mantenere un piede nel movimento sotterraneo italico e conosciuto gruppi che difficilmente sarei arrivato a conoscere diversamente. Gli anni del tape trading più spinto erano già finiti, quelli in cui pacchi si muovevano tra i continenti, tra personaggi come Max Cavalera e Nicke Andersson… però qualche buon gruppo sono arrivato a conoscerlo chessò i thrashers eporediesi Broken Glass, i black metallers milanesi Luna Inlustris, i doomsters torinesi Maelstrom oppure i gotici veneti Eventide o, sempre dalla stessa regione, i funerei Diableria che furono così gentili da mandarmi un biglietto di condoglianze (per un loro membro) assieme al CD. Sicuramente meno ruspanti le due ultime compagini che ho contattato in questo modo: i genovesi Vanessa Van Basten e i grossetani Quiet In The Cave. I primi sono ormai una consolidata realtà della musica (quasi) totalmente strumentale, influenzata da David Lynch e dalle colonne sonore, con qualche punto di contatto con il metal, i secondi una bella realtà oscura purtroppo afflitta dall’impossibilità di dare continuità alla sua azione. Sciolti e poi tornati sulle scene, ora sono di nuovo fermi… ed è un peccato.

Giungo a parlare del meritevole EP “Tell Him He’s Dead” con colpevole ritardo, ciò non toglie nulla alla qualità della proposta, in virtù della quale il gruppo meriterebbe ben altro destino. Questo perché, nonostante la produzione sia a tratti migliorabile (batteria un po’ “legata”, suono non sempre sufficientemente dinamico), la loro proposta merita. Tenendo fermi alcuni punti di riferimento come il post- Hardcore cinematico degli Isis, i rallentamenti e le dilatazioni ai limiti del post-rock e la voce di derivazione propriamente Black Metal e una naturale inclinazione alla pesantezza quando i brani lo richiedono, la loro capacità di imprimere un’impostazione personale a queste influenze appare concreta e credibile. Un’alternanza di vuoti e pieni quasi da vertigine che finisce per contornarsi d’ombra, senza tuttavia concedere troppo spazio alle citazioni. Una proposta interessante, che meriterebbe di essere ulteriormente sviscerata… ed una menzione particolare alla curata veste grafica, presentata in un digipack pregevole e ben rifinito… “Monstro” è uno dei momenti più pesanti dell’ EP.

contatti: cav3.can3m@rocketmail.com

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11 pensieri riguardo “Quiet In The Cave: “Tell Him He’s Dead”

    Scribacchina ha detto:
    21 ottobre 2012 alle 08:42

    Ok, l’ho già detto mille volte che mi piacciono gli accostamenti azzardati, ma questo è colpo allo stomaco… Da un paio d’ore stavo ascoltando bella felice e gioiosa un live dei Weather Report, leggo il tuo post, mi dico “Ma sì, sentiamoli questi Quiet in the cave, che vuoi che sia?”.
    Il resto puoi immaginarlo 😀

    Facciamo che vado a studiare, che è meglio! 😀
    Buona domenica, truce blogger 🙂

      nxero ha risposto:
      21 ottobre 2012 alle 17:04

      Eh no, se ti rovino la domenica però è meglio che smetto di scrivere 😀
      Però nel post l’avvertimento c’era (credo)… bah, che posso dire?!? A me questa robaccia piace! E’ quasi una ragione di vita ormai… non ci faccio nemmeno più caso, ma capisco che ho degli standards deviati 😀
      Almeno spero che, nonostante lo “scossone” la giornata sia andata bene (e anche lo studio)… comunque ho letto il post e a me i Weather Report piacciono 😉

        Scribacchina ha detto:
        21 ottobre 2012 alle 17:31

        Giuro che la prossima volta metto il tag 😛 Figurati se mi rovini la domenica! 😀

    © Vera Marte ha detto:
    22 ottobre 2012 alle 16:08

    Non è che c’è un posto vacante come tua assistente nell’attivita di “rimestio nei meandri dell’underground”??!
    Costo poco e imparo in fretta!!! 😉

      nxero ha risposto:
      22 ottobre 2012 alle 18:16

      E’ un ottimo “mestiere” ma non augurerei al mio peggior nemico di farmi da assistente 😉 Inoltre già non prendo una lira io!!!

        © Vera Marte ha detto:
        23 ottobre 2012 alle 15:28

        Non sopravvalutarti nelle vesti di capo… Ihihih! 😛

        nxero ha risposto:
        23 ottobre 2012 alle 18:18

        Eh eh… ma perché fare da assistente, quando si può benissimo fare i capi?
        “Leaders not followers” dicevano i Napalm Death!!!

        © Vera Marte ha detto:
        23 ottobre 2012 alle 19:13

        Che fai??! Di nuovo il fetuso saccente??! >.<
        Comunque se proprio mi vuoi come socia invece che come assistente, a me va benone! Stipendio da capo senza gavetta: cosa volere di più?! ;D

        nxero ha risposto:
        23 ottobre 2012 alle 21:10

        Davvero non riesco a vedermi nei panni del fetuso, magari in quelli del saccente sì però ah ah ah. Quello che volevo dire è che non mi piace l’idea di un mondo con capi e subordinati, ne preferisco uno dove ognuno conosce ed è padrone di se stesso… in definitiva direi che, tanto per citarti, se ti prendessi come socia, sarebbe la strada forse più semplice, ma quella meno divertente 🙂

        © Vera Marte ha detto:
        24 ottobre 2012 alle 06:52

        Mi sfugge perché “meno divertente”… Mumble mumble… o_O

        nxero ha risposto:
        24 ottobre 2012 alle 16:19

        Perché è più divertente operare in solitario la scoperta dei gruppi underground!! 😉

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