Solitude standing

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La solitudine pesa. Come un macigno. Strano che a dirlo sia uno che si professa misantropico, ma a ben pensarci nemmeno tanto vedendo la cosa dalla mia prospettiva. Oggi è il giorno nel quale si commemorano i morti. Non per me, non ho bisogno di ricorrenze ed ho impiegato anni a liberarmi da feste e convenzioni: le persone che non sono più qui, in questo mondo, intendo, sono nei miei ricordi e nei miei pensieri quotidianamente, non mi serve un giorno particolare per ricordarmi di loro: fanno parte di me, basta saper guardare per vederli. A volte parti di loro parlano attraverso di me.

Mi mancano, ma non mi fanno sentire solo. Il tipo di solitudine cui mi riferisco riguarda le persone che sento affini, che sono vive, ma che non sono qui, adesso. Riguarda le persone per cui Trent Reznor ha scritto la linea Anyone I know, goes away in the end resa anche perfettamente dalla voce senza tempo di Johnny Cash:

Una particolare enfasi andrebbe posta sulla parola “know” perché in pochi arrivano veramente a conoscermi, di solito frappongo un muro molto spesso e permetto a veramente poche persone di passarci attraverso. In questo la mia misantropia: so di aver poco a che fare con la maggior parte delle persone ma per quei pochi, per loro sono capace di struggermi cent’anni e forse anche di più e quando la vita mi separa da loro, quando le incomprensioni sfilacciano o strappano i legami il vuoto non può essere colmato la ferita non può essere rimarginata. Si può solo lasciarla lì ad ingiallire, ad invecchiare.

Chester Walls

Mi ricordo chiaramente poche volte in cui questo tipo di solitudine non mi sia pesata, una di esse in particolare: ricordo il posto, ricordo la colonna sonora, ricordo le sensazioni ed il periodo. Il posto è Chester, in Inghilterra, più precisamente le sue mura di origine romana, ma ultimate nel medioevo, egregiamente conservate, consentono un giro soprelevato della parte storica della città di grande suggestione. Era un giornata nella quale la nebbia si confondeva con la pioggia, a lato del muro a volte il fiume Dee, a volte i parchi cittadini o la cattedrale, l’orologio che sovrasta la via principale. Ero lì a passeggiare in perfetta solitudine, senza avvertire il bisogno che qualcuno rompesse quel momento, con una parola, un gesto, un abbraccio, ero fuori dal mondo e perso nei miei pensieri, senza pensare a nulla in particolare, sono già passati otto anni ormai. In quei giorni usciva “Panopticon” degli Isis, in quel preciso momento di consapevolezza irrompeva nelle orecchie questa canzone che, da allora, è rimasta legata a doppio filo con la solitudine, senza alcuna negatività.

Una parte di me cammina ancora su quel muro, l’altra oggi avverte, più del solito, il peso della solitudine.

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8 pensieri riguardo “Solitude standing

    arsenicaxxx ha detto:
    2 novembre 2012 alle 16:20

    condivido tutto quello che hai scritto.
    ti abbraccio
    ps bellissima la prima canzone.

      nxero ha risposto:
      2 novembre 2012 alle 16:25

      Grazie! Abbraccio ricambiato 🙂

      “Hurt” credo che sia una delle canzoni che mi descrivono meglio …e non solo a me, è una sorta di “patrimonio dell’umanità” che si dibatte nella solitudine.

    © Vera Marte ha detto:
    3 novembre 2012 alle 08:07

    Oggi niente stupidaggini… Non ci riesco…
    Non dopo che hai ridestato quella familiare sensazione di inadeguatezza che, da qualche giorno, mi stava già importunando di suo.
    Tu comunichi con la musica, io con la scrittura, ma la solitudine, quel costante sentirsi incompresi e fuori posto, non cambia, qualunque sia il tipo di esorcismo con cui si tenti di estirparla.

    Chester… Ricordi vaghi, forse perché ero piccola e il tempo libero era poco, eppure quei pochi nitidi che ho, sono di camminate per i fatti miei…

    nxero ha risposto:
    3 novembre 2012 alle 08:52

    Sono assolutamente d’accordo… bello però che tu sia stata a Chester!

    Scribacchina ha detto:
    3 novembre 2012 alle 09:19

    Non so perché ma dopo averti letto ho in testa la versione di Johnny Cash di Personal Jesus. Forse c’entra come i cavoli a merenda, o forse no 🙂 Per quel che mi riguarda, quelli che se ne sono andati per sempre e quelli che hanno deciso volontariamente di andarsene (pur restando sulla faccia della terra) sono sullo stesso piano. Si può sempre sperare nella resurrezione, per la seconda categoria, ma non sono credente (sebbene soggetta all’illusione facile – così come alla delusione, ma non potrebbe essere altrimenti).

    Un abbraccio anche da parte mia 🙂

      nxero ha risposto:
      3 novembre 2012 alle 15:05

      Mi piace molto la versione di “Personal Jesus” di Johnny Cash, sembra di essere in un saloon del far west con tanto di cartello “Non sparate sul pianista” o cose del genere 🙂
      Uhm… l’interpretazione vorrei condividerla, si eviterebbero molti pensieri a vuoto e sofferenze gratuite,in realtà sapere che certe persone esistono ma non posso averci a che fare mi lascia un gran vuoto dentro, unito a ripensamenti e sensi di colpa di sorta… non sono fatto proprio benissimo in questo senso, metterci una pietra sopra è una cosa che mi riesce solo esteriormente.

    Scribacchina ha detto:
    3 novembre 2012 alle 15:39

    Chi ci riesce (se ci riesce) dovrebbe fare un prontuario e inviarlo pure a me, esperta illusionista che da un lato non crede nella resurrezione e dall’altro si illude che sia possibile. Un po’ incoerente, ma… chi è sempre coerente quando si parla di sentimenti, di qualsiasi tipo essi siano?

      nxero ha risposto:
      3 novembre 2012 alle 15:42

      Direi nessuno, la base irrazionale è quella che ti frega… SEMPRE!

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