Deftones: “Koi No Yokan”

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Deftones: “Koi No Yokan”

Con i Deftones personalmente si ritorna alla fine degli anni ’90, visto che nonostante li abbia comunque ascoltati, i loro CD, dopo il quarto, sono avvolti nella nebbia… mi rimangono offuscati rispetto all’assalto di “Adrenaline”, alla passionalità nervosa e sofferta di “Around The Fur”, alla rinnovata energia dell’eclettico e poliedrico “White Pony” o anche al più normalizzato “Deftones” nel quale la nebbia che avvolge “Saturday Night Wrist” e “Diamond Eyes” incomincia ad alzarsi.

Non che quei due lavori segnino una caduta verticale del guppo dal punto di vista qualitativo, semplicemente non sono rimasti impressi nella mia memoria come avrebbero dovuto, complice forse anche il mio avvicinarmi a musiche e modi di esprimersi diversi. Personalmente sono attaccatissimo a lavori come “Around The Fur” che me li fece scoprire in un momento tragico delle mia esistenza e che diventò lo specchio di un’esistenza spezzata e dolente, che non ne voleva più sapere nulla di niente e di nessuno… quasi annichilita. Poi c’è “White Pony” che fu come una linea bianca sullo sfondo nero dell’esistenza, a volte luminosa, a volte algida, altre asettica comunque sempre in risalto. Dopo il tragico incidente che è quasi costato la vita al loro bassista storico Chi Cheng nel 2008 la band ha dovuto rimettersi in gioco e continuare per la sua strada con un’innegabile peso nel cuore, per altro condiviso da molti amici che sono stati loro vicino come, sui tutti, Fieldy dei Korn.

Deftones

Con il sostituto Sergio Vega, si sono creati nuovi equilibri, ma il gruppo ha continuato per la sua strada e, ad un primo ascolto, sembra proprio che “Koi No Yokan” abbia recuperato quella capacità di rimanere incisa nella memoria collettiva. L’ispirazione finalmente diventa nitida. E riemergono tutti quegli elementi che li hanno contraddistinti, dall’amore viscerale per la New Wave albionica che rese memorabili alcune loro covers che poi entrarono in un disco di rarità (“Please, please, please let me get what I want”, “To have and to hold” e “The Chaffeur” le prime che mi vengono in mente) al gusto per i momenti maggiormente dilatati, figlio del Trip-Hop anni novanta, che li ha portati ad avere nei ranghi il dj Frank Delgado fin dal 2000, alla inestimabile bravura vocale del cantante Chino Moreno che sembra andare da sempre a braccetto con il vigoroso chitarrismo di Stephen Carpenter. Oggi questi elementi appaiono rispolverati e messi a lucido nel nuovo disco, con buona pace di tutti quei fan, come il sottoscritto, che li hanno portati nel cuore ma che per un motivo o un’altro li avevano un po’ allontanati dalle orecchie. Bentornati!

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2 pensieri riguardo “Deftones: “Koi No Yokan”

    Scribacchina ha detto:
    25 novembre 2012 alle 14:20

    Mica male questi tre pezzi… mi sa che li esporto in mp3 😉

      nxero ha risposto:
      25 novembre 2012 alle 20:04

      In realtà tutto il disco merita e, visto l’affetto per il gruppo, sono contento! 🙂

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