Mese: novembre 2012

Ascoltare o non ascoltare, questo è il dilemma!

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Soundgarden: King Animal

Ecco! Doveva succedere anche ai Soundgarden di riunirsi e dare alle stampe un nuovo capitolo della loro storia a ben sedici anni dal loro scioglimento. Nonostante il loro ultimo album “Down On The Upside” non fosse proprio un capolavoro, sono tra coloro che conservano un buon ricordo della band. E che non sa se fidarsi ad ascoltare il prodotto di questa reunion frutto di più di un anno e mezzo di gestazione con il produttore Adam Kasper. Avranno perso lo smalto? Che fine avrà fatto l’ugola di Chris Cornell? Detto per inciso i suoi lavori solisti non sempre mi hanno fatto impazzire… e la stralunata vena compositiva di Ben Sheperd? Non so se avete presente “Head Down”. Il primo singolo si intitola addirittura “Been Away Too Long”… Aiuto! mi è già successo di aver affrontato la reunion di un gruppo che apprezzavo ma adesso, per l’ennesima volta, non so proprio come comportarmi. Si possono quasi sentire i grippatissimi ingranaggi del mio cervello che stridono nel penoso tentativo di prendere una decisione. Certo che una volta che i gruppi si scioglievano e basta era più semplice… Ho paura che finirò per ascoltarlo, comunque, esce il 13 novembre!

Alla corte del dio sudista!

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The Secret

Probabilmente solo i più appassionati di musica pesante (pesantissima) sanno che esiste un gruppo italiano in grado di fare cose egregie al punto di essere giunti al loro secondo lavoro licenziato dalla gloriosa Southern Lord (etichetta di Greg Anderson e Stephen O’Malley, i Sunn 0))) ) e di fare da apripista ai Converge  durante il loro prossimo tour europeo, il prossimo dicembre. Il gruppo si chiama The Secret e proviene da Trieste, il disco, prodotto ancora una volta da Kurt Ballou ai suoi Godcity studios, si intitola provocatoriamente “Agnus Dei” ed è ascoltabile in streaming qui. Se avete il coraggio.

Dico così perché la loro proposta è un ibrido bastardo di Black Metal, Hardcore, Crust e Grindcore. Senza pietà, compromessi e respiro i The Secret non lasciano tempo per rifiatare, sembrano la perfetta incarnazione di oscurità e rabbia. I loro testi e la loro immagine presentano una forte componente blasfema… la cosa mi lascia tutto sommato indifferente: lo trovo un argomento sopravvalutato e futile, se non fosse che la proposta ha effettivamente più di un’attrattiva alle mie orecchie. Risulta essere infatti sufficientemente personale e decisamente devastante: i quattro possiedono sicuramente una coesione fuori dal comune come pure fuori dal comune è riuscire a coniugare generi con pochi punti in comune che non siano necessariamente l’aggressione. Giunti al quarto album, che segue l’esordio su Southern Lord, l’eccellente “Solve Et Coagula”, confermano tutte le loro qualità con questo nuovo, giungendo ad una formula che, se possibile, appare ancora più organica e omogenea.

Sfortunatamente l’averli visti al MiOdi del 2011 ha potuto solo parzialmente confermare le loro doti dal vivo, essendosi esibiti nella saletta interna del Magnolia Club di Milano, vengono penalizzati da una resa dei suoni assolutamente scadente (il batterista era furibondo), il che non impedisce un furioso slam-dancing con sporadici episodi di crowd-surfing e nemmeno al sottoscritto di scattare qualche foto pessima!

The Secret, MiOdi 2011
The Secret MiOdi 2011
The Secret MiOdi 2011

Notare i lumini sul pavimento!

Serve un baby sitter?

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Premessa: Io sono assolutamente contrario all’immaginario Black Metal norvegese circa il bruciare le chiese, la fede è qualcosa verso la quale provo profondo rispetto proprio perché tendo a dubitare di tutto, onnipotenza inclusa. Inoltre, se non bastasse a salvare le chiese il loro valore simbolico, oltre che storico, architettonico ed artistico, occorre sempre ricordare che, come il buon “Domkirke” dei Sunn 0))) testimonia, hanno un’ottima acustica!

Ciò premesso guardate nelle mani di chi potrebbe finire il vostro pargolo!

Solitudine: postille d’autore

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“Era inutile cercare di liberarsi della propria solitudine. Bisognava tenersela per tutta la vita. Solo a volte, a volte, l’abisso si sarebbe colmato. A volte! Ma bisognava aspettare quelle volte. Accetta la tua solitudine e tienitela tutta la vita. E poi accetta le volte in cui l’abisso si colma, quando vengono. Ma devono venire da sé. Non le si può costringere”.

David Herbert Lawrence

I gatti si intrufolano ovunque…

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E’ nota la curiosità felina, curiosità che, a volte, come ricorda il proverbio, può condurre a tragiche conseguenze. E’ tuttavia molto meglio quando la loro curiosità li spinge fino a… entrare in alcune delle copertine più famose della storia del rock: succede solo su The Kitten Covers!

Ecco alcuni esempi:

Miskits: Legacy Of Felinity
The Mewges (I wanna be your cat!)
The Mewges (I wanna be your cat!)
Cat Flag
Black Tabbath: Purranoid
The Purr: Felinization

Dilemmi elettorali

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Ebbene sì: da oggi il presente blog diventa politico, niente più musica, cinema, libri o arte… BASTA! E’ giunta l’ora di fare le persone responsabili, il paese va in malora e siamo tutti necessari. Bisogna prendere posizione, impegnarsi con la ferma convinzione di poter cambiare l’Italia e GLI TALIANI. Basta nascondersi dietro luoghi comuni di gattopardesca memoria secondo cui tutto cambia per restare uguale. Abbiamo gli uomini nuovi, le idee, la ferma convinzione di dover agire adesso, per non ritrovarci poi nel più profondo dei baratri, su in piedi!  Agire! Adesso! E non dite che non sapete nelle mani di chi riporre la vostra fiducia di elettori… siamo pieni di politici che sanno fare il loro lavoro: diligenti, trasparenti ed integerrimi, delle vere bandiere della democrazia e della meritocrazia. Non darete mica credito a quei disfattisti di report!

Come? Dove? Ecco a voi tre candidati tre, dei quali solo una è una vecchia volpe della politica che, comunque, ha fatto benissimo nella passata legislatura. Non vi resta che l’imbarazzo della scelta:

Io ho la mia opinione che non vi svelerò mai, il voto è segreto!

Solitude standing

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La solitudine pesa. Come un macigno. Strano che a dirlo sia uno che si professa misantropico, ma a ben pensarci nemmeno tanto vedendo la cosa dalla mia prospettiva. Oggi è il giorno nel quale si commemorano i morti. Non per me, non ho bisogno di ricorrenze ed ho impiegato anni a liberarmi da feste e convenzioni: le persone che non sono più qui, in questo mondo, intendo, sono nei miei ricordi e nei miei pensieri quotidianamente, non mi serve un giorno particolare per ricordarmi di loro: fanno parte di me, basta saper guardare per vederli. A volte parti di loro parlano attraverso di me.

Mi mancano, ma non mi fanno sentire solo. Il tipo di solitudine cui mi riferisco riguarda le persone che sento affini, che sono vive, ma che non sono qui, adesso. Riguarda le persone per cui Trent Reznor ha scritto la linea Anyone I know, goes away in the end resa anche perfettamente dalla voce senza tempo di Johnny Cash:

Una particolare enfasi andrebbe posta sulla parola “know” perché in pochi arrivano veramente a conoscermi, di solito frappongo un muro molto spesso e permetto a veramente poche persone di passarci attraverso. In questo la mia misantropia: so di aver poco a che fare con la maggior parte delle persone ma per quei pochi, per loro sono capace di struggermi cent’anni e forse anche di più e quando la vita mi separa da loro, quando le incomprensioni sfilacciano o strappano i legami il vuoto non può essere colmato la ferita non può essere rimarginata. Si può solo lasciarla lì ad ingiallire, ad invecchiare.

Chester Walls

Mi ricordo chiaramente poche volte in cui questo tipo di solitudine non mi sia pesata, una di esse in particolare: ricordo il posto, ricordo la colonna sonora, ricordo le sensazioni ed il periodo. Il posto è Chester, in Inghilterra, più precisamente le sue mura di origine romana, ma ultimate nel medioevo, egregiamente conservate, consentono un giro soprelevato della parte storica della città di grande suggestione. Era un giornata nella quale la nebbia si confondeva con la pioggia, a lato del muro a volte il fiume Dee, a volte i parchi cittadini o la cattedrale, l’orologio che sovrasta la via principale. Ero lì a passeggiare in perfetta solitudine, senza avvertire il bisogno che qualcuno rompesse quel momento, con una parola, un gesto, un abbraccio, ero fuori dal mondo e perso nei miei pensieri, senza pensare a nulla in particolare, sono già passati otto anni ormai. In quei giorni usciva “Panopticon” degli Isis, in quel preciso momento di consapevolezza irrompeva nelle orecchie questa canzone che, da allora, è rimasta legata a doppio filo con la solitudine, senza alcuna negatività.

Una parte di me cammina ancora su quel muro, l’altra oggi avverte, più del solito, il peso della solitudine.