Mese: dicembre 2012

2013 a.d.

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Qualche novità interessante per il prossimo anno:

-Alice In Chains: Se vi è piaciuta la ribollita (o la minestra riscaldata?) del nuovo corso, palesatasi nel 2008, adesso potete stare tranquilli, perché verrà dato un seguito al prodotto in questione. Con tutto lo scetticismo del caso, la canzone non sembra neppure male:

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=1tmbv9ePGQo]

-Kvelertak: Personalmente fra i gruppi più interessanti della passata decade, ci hanno messo un attimo ma adesso pare che il nuovo lavoro sia in dirittura di arrivo (si parla del marzo prossimo) ecco un esempio dal vivo:

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=RjUNWyJqGkU]

-Dulcis in fundo pare anche che sia la volta buona per il nuovo lavoro dei fondamentali tool, ovviamente nessuno ne sa niente, però così parrebbe. Incrociamo tutto l’incrociabile.

Tool
Tool

Galvano: “Two Titans”

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Il mondo aveva proprio bisogno di un nuovo gruppo stoner? Onestamente non credo. A meno che questo gruppo sia in grado di riempire l’etere con suoni pieni ed avvolgenti, non privi di una certa personalità e, per questo, in grado di coinvolgere. Il brano tratto dal fondamentale “Riget” di Lars Von Trier (non me ne vogliano i Danesi) introduce perfettamente il gruppo scandinavo: “Svezia, scolpita nel granito” ed il nostro duo chitarra/batteria, due titani, come recita il titolo del loro esordio appena uscito, sembra esattamente provenire dal magma vulcanico che origina la roccia.

Una saturazione sonora raggiunta attraverso amplificazione fieramente valvolare, un dinamismo viscoso fluisce in continuo, lento ed inesorabile, questo sono i Galvano. Una compagine in grado di accogliere la fluidità dei Mastodon e la grevità dei Melvins più pesanti, all’interno di un suono organico e determinato a mettervi al tappeto con la sua imponente avanzata. Lo sguardo severo dei titani si poserà su di voi e vi opprimerà senza tregua, ma chi ha detto che ciò sia spiacevole?

Galvano, Svezia
Galvano, Svezia

Un anno di vita

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Una strana icona a forma di coppa nelle notifiche mi avvertiva ieri che la versione seconda del presente blog compiva un anno di vita. Ho ripreso a scrivere  dopo che avevo bellamente abbandonato a se stessa la precedente versione del medesimo, l’anno precedente, per dedicarmi a forme più immediate e personali di comunicazione, che comunque, ho scoperto, non fanno per me.

Ho ripreso a scrivere in un momento di sconforto pesante. Ed è stato un po’ come tornare a casa, ed il fatto che qualcuno venisse a salutarmi con una semplice visita o un commento, un regalo inaspettato e per questo molto più apprezzato di quello che ho lasciato trasparire. Sono fatto così, non do a vedere certe cose ma non significa che non apprezzi. In genere ho qualche problema con le altre persone e sono guardingo e diffidente, ma mi auguro non al punto tale da non capire e provare gratitudine per le cose belle che mi sono venute dalla compilazione di queste pagine, ma soprattutto dalla partecipazione esterna alle medesime. Gli anniversari non contano, sono solo scuse per raccogliere le idee e abbracciare chi va abbracciato, coi pensieri, se non fisicamente.

Stranamente ho voglia di provare un minimo di speranza per il futuro. In pesante controtendenza con me stesso e col mondo esterno. In faccia all’inquietudine che in queste ore ho volutamente lasciato alla porta. Ed è senz’altro perché c’è qualcosa di bello e nuovo all’orizzonte, non perché senta lo stereotipato momento di plastica che il mondo si appresta a vivere. C’è un mondo nuovo ed una speranza appena nata, come direbbe Guccini e non voglio soffocarla con le ansie e le paure, voglio nutrirla con quel poco calore che tenevo nascosto nel profondo di me stesso. Ed auguro a tutti esattamente la stessa cosa prima di rimettermi la maschera di cinismo e misantropia, che do in pasto al mondo ogni giorno. Prima di riformare la crosta di intransigenza su di me ho respirato profondamente l’aria limpida di questa mattina.

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=46aqrQXSZdA]

Come John Baizley che torna a suonare e riprende le redini di se stesso…

A tune for the end of the world

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Rocket engines burning fuel so fast
Up into the night sky they blast
Through the universe the engines whine
Could it be the end of man and time
Back on earth the flame of life burns low
Everywhere is misery and woe
Pollution kills the air, the land and sea
Man prepares to meet his destiny
Rocket engines burning fuel so fast
Up into the night sky so vast
Burning metal through the atmosphere
Earth remains in worry, hate and fear
With the hateful battles raging on
Rockets flying to the glowing sun
Through the empires of eternal void
Freedom from the final suicide

Freedom fighters sent out to the sun
Escape from brainwashed minds and pollution.
Leave the earth to all its sin and hate
Find another world where freedom waits.
Past the stars in fields of ancient void
Through the shields of darkness where they find
Love upon a land a world unknown
Where the sons of freedom make their home

Leave the earth to satan and his slaves
Leave them to their future in the grave
Make a home where love is there to stay

If you're gonna die, die with the 'Sabs in your ears!!!
If you’re gonna die, die with the ‘Sabs in your ears!!!

Giro in scooter

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I giri in scooter sono una delle poche cose che si salva dell’estate. Combattere l’afa con l’aria che ti sferza la faccia, le gambe e le mani. Guardare il calore alzarsi verso l’alto, ed il cielo che non sarà mai così limpido come era d’inverno e porta con sé la nostalgia per la stagione di stellate fulgide. La puzza della benzina, i pneumatici appiccicati all’asfalto, il fanale tondo e acceso. I volti e le auto che sfrecciano di lato e tu che sei molto più vicino rispetto a quando passi in automobile, eppure non possono toccarti.

In scooter si è abbastanza nudi, se si ha un incidente si cade sulle braccia, sulle gambe sulla testa. Escoriazioni e ossa rotte, ferite e vestiti lacerati. Un’ automobile si chiude su di te. Ti abbraccia fino a stritolarti. Non mi serve il rombo e la potenza di una moto vera, il brivido della velocità… voglio poter osservare  le cose attorno, non voglio vestirmi in tuta di pelle e caschi costosi cerco di essere quello che sono anche una volta sceso dalle due ruote.

Ed alcune volte, per qualcuno, tutto questo si trasforma in poesia. Benché spezzata da un popolo che dedica ad un poeta uno squallido monumento in mezzo all’erba alta.

Di tutto, di più?

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Chiariamo subito un punto: non sono contro il canone Rai, così come non sono contro le imposte in senso assoluto. Tuttavia a volte mi chiedo il motivo, la destinazione e soprattutto l’uso che si fa dei tributi. Il canone è un tributo e, a quanto dicono, va pagato: non so se sia una tassa sulle emissioni nell’etere o a cosa si riferisca, so che a tributo corrisposto dovrebbe corrispondere un servizio erogato. Sì lo so è un vecchio discorso ma qui appaiono delle sfumature ulteriori, la domanda è “perché pagare una tassa se nemmeno si può usufruire del servizio?”. La Rai si vanta di avere un’infinità di canali, ma personalmente alcuni da me non si sono mai visti (Rai 5, Rai Storia, i canali in HD) altri traballano paurosamente (Rai 4 e Rai Movie… e si possono immaginare imprecazioni assortite quando uno comincia a vedere un film senza riuscire a vederne la fine) e altri ancora sono inutili (Rai preminum) o fuori target (quelli per i bambini) ma, come se tutto il resto non bastasse, ieri sera… Bang! Non si vedono più i primi tre canali, dico, stiamo scherzando?? Voi ed il maledetto (ed obsoleto) digitale terrestre vi rendete conto che ci obbligate a pagare per una cosa della quale non possiamo usufruire??? Visto il paese in cui vivo non c’è nulla da stupirsi, ma c’è, ancora una volta, molto da indignarsi. Ovviamente cercando di non pensare che, coi miei soldi mantengo orrendi carrozzoni come sanremo e miss italia, programmi tristi e inguardabili come porta a porta o telecamere, per non parlare di alcuni personaggi poco meritevoli e strapagati…

Saturnus: “For your demons”

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Did you fall into that raven night
With sigh and woe and lonely path ?

This song is for the demons
That haunted you in those loveless lonely nights
And for the shadows that stained your soul
For the echoes of your loss
This song is for your forgiveness
For the sadness they knifed in your heart
For the road that lies ahead
With fear and hope, loss and salvation

Did you wake with a sigh and not a smile, did you ?
Did you hear the ravens woe in this exaulted night ?
This very night

This song is for the demons
That haunted me in those loveless lonely nights
And for the shadows that stained my soul
For the echoes of my loss
This song is for my forgiveness
For the sadness they knifed in my heart
For the road that lies ahead
With fear and hope, loss and salvation

Saturnus, Denmark
Saturnus, Denmark