Come uccidono gli dei

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Danzig III How The Gods Kill (American edition)
Danzig III How The Gods Kill (American edition)

Il precedente articolo mi ha fatto riflettere circa l’anno 1992… i più attenti di voi avranno notato il “Diabolos” appena sopra alla spilletta dei Kyuss, ebbene nello stesso anno usciva anche “Danzig III How The Gods Kill”. All’ epoca il mio universo musicale era dominato da una triade che comprendeva Henry Rollins, Ozzy Osbourne e Glenn Danzig appunto. Il disco in questione fu il primo che acquistai del cantante del New Jersey: prima dei Misfits e dei Samhain (introvabili quassù). Il quadro di H.R. Giger (si intitola “Il Maestro e Margherita”, guarda che caso!), che ne costituisce la copertina, occhieggiava dalla vetrina di un negozio di dischi, era la versione americana, quella con la custodia allungata. Come spesso accade, la band non pagò mai i diritti all’artista svizzero e coprì con un pugnale (contenente il citato diabolos) un “ingombrante” membro maschile presente nell’originale, del resto l’autore aveva già avuto i suoi problemi di censura con “Frankenchrist” dei Dead Kennedys.

Danzig Diabolos
Danzig Diabolos

Il “Diabolos” era già stato adottato dall’incarnazione new wave del leader Glenn Danzig, i Samhain, tuttavia fu mantenuto anche per il gruppo successivo, denominato come il suo cognome d’arte, molto più bluesy e rock’n’roll. Data l’elevata difficoltà nel reperire i dischi dei progetti precedenti del cantante americano (ingiustamente ribattezzato “Evil Elvis”) al provinciale di turno non restava che farsi ammaliare dalla copertina e ovviamente dal nome del gruppo.

Il disco comunque adesso era in mio possesso, non restava che ascoltarlo! Dopo che Rick Rubin (uno dei pochi personaggi in grado di rivaleggiare col sottoscritto in tema di culto sabbathiano) li aveva presi sotto la sua ala alla Def American, etichetta che, tra gli altri, aveva sotto contratto anche Slayer e Beastie Boys, la popolarità del gruppo era cresciuta grazie a due intesi lavori per giungere all’apoteosi in questo terzo disco che univa blues, metal e qualche venatura gotica, non a caso si sente, nell’apripista “Godless”, qualcuno battere su dei chiodi, probabilmente di una bara.

Allegro eh? Il disco comunque riesce nell’intento di far evolvere ulteriormente il gruppo, la produzione (ad opera dello stesso Rubin) azzeccata, pulita e tagliente, non manca tutta via di dare il giusto corpo al suono che si presenta interessante, a partire dalla voce di Glenn. Lasciate certe inclinazioni blues del secondo lavoro (“I’m The One” per esempio) il gruppo si concentra qui maggiormente sulla componente metallara del suono. “Godless” apre sferzando sfacciatamente le orecchie, con un chitarrismo caratterizzato da assoli ficcanti ad accompagnare le sbraitate di Danzig che dominano ampiamente la canzone, già con “Anything” i toni si fanno più cupi, partendo da un arpeggio iniziale per scatenare la furia con l’evolvere del brano. Danzig sembra essere assolutamente padrone della situazione limitando il solismo di John Christ (in un’intervista il chitarrista dirà che venivano tranquillamente tagliate molte note dalle sue proposte per mantenere un impostazione minimalista al suono) e dimostrando che sia che si tratti di ballate o semi-ballate “Sistinas” o la canzone che da il titolo all’album, che di canzoni più fieramente rock come “Dirty Black Summer” lui sembra trovarsi sempre a suo agio, nonostante poi alcuni bootleg dell’epoca non gli diano propriamente ragione… ma questo non diteglielo.

Nonostante la sfacciata mania di protagonismo del cantante (che presumibilmente porterà poi il gruppo alla rovina) il disco funziona alla meraviglia nel suo impasto nonostante tutto solo un brano, “Heart Of The Devil” che rende tributo ad Elvis, risulti un po’ troppo forzato, mentre gli altri funzionano alla meraviglia: mantengono alto il pathos e la tensione e contribuendo a formare un lavoro egregio, una volta tanto premiato anche da un discreto successo commerciale quando l’album raggiunge la posizione 24 nella classifica di Billboard. Nel disco successivo, la band, ancora nella formazione originale, incomincerà ad incorporare anche elementi industrial (nel senso di Nine Inch Nails e Ministry) prima che la formazione classica (Christ/Von/Bisquits) collassi e il cantante perda l’ispirazione che, invece, non l’aveva abbandonato fino all’incisione di “Danzig 5 Blackacidevil” disco che segna l’inizio di una trascurabile serie di lavori deludenti… ma questa è un’altra storia come direbbe Conan Il barbaro!

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2 pensieri riguardo “Come uccidono gli dei

    © Vera Marte ha detto:
    4 dicembre 2012 alle 19:08

    Ho cercato il quadro, ma non l’ho trovato… 😦
    Io volevo vedere l’originale!!! >.<

      nxero ha risposto:
      4 dicembre 2012 alle 19:19

      Di solito le opere di HR Giger si trovano in rete…. magari non in questo caso?

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