Mese: gennaio 2013

Il mondo impazziva dietro a rose e pistole…

Postato il Aggiornato il

Tons Of Cake
Tons Of Cake

E’ l’inizio degli anni novanta ed il mondo impazzisce per un gruppo chiamato Guns N Roses. Onestamente non sono mai riuscito a capire il perché. Va detto che, senza nascondersi dietro un dito, quando uscì “Appetite For Destruction” nel 1989 ero uno fra i primi a sapere chi fossero ed ad essermi procurato l’edizione in vinile, quella con il mostro che attenta a una ragazza in copertina, che leggenda (metropolitana?), vuole disegnata dal padre di Slash. Va detto anche che quando, qualche anno dopo, qualche mio compagno di scuola mi venne a chiedere di un fantastico gruppo americano del quale avevano sentito una canzone: “Sweet Dynamite” (“Sweet Child O Mine”) il disco riposava già nelle mie teche da un pezzo e feci un’onesta fatica a capire che si trattava dello stesso gruppo.

Però, nonostante la bella figliuola seminuda nella copertina interna, già “Lies” mi sembrava deludente, quando uscì “Use Your Illusion” erano già storia. Penso anche che, in gesto di spregio, vendetti il vinile di cui sopra ad una qualche bancarella e non l’avessi mai fatto. In molti vedono questo gruppo come l’ultimo gruppo di vere rockstar esistito: per me significano poco o nulla. Se parliamo del volume d’affari lo sono stati senz’altro, della vita sregolata, dell’alcool (però girava voce che, invece di Jack -whisky pessimo, secondo me-, ci fosse del the nelle bottiglie), della droga, dei dissidi e delle leggende di vario tipo forse è vero, se parliamo della produzione artistica il discorso potrebbe finire immediatamente.

Un disco decente e poi tanta, tantissima fuffa. Di tipo musicale, ma anche di tutti gli altri tipi. “Lies” era un disco assemblato per l’occasione. “Use Your Illusion” una palla colossale e megalitica, noiosa, boriosa e tronfia che poteva anche essere ridotta agevolmente a un disco da mezz’oretta: avrebbe fatto più bella figura, considerando certe ballate tremende come “Don’t Cry” e “November Rain” capaci di centrare, con precisione sopraffina, un nauseabondo coacervo di luoghi comuni sui sentimenti capaci di fare più vittime di un overdose di zuccheri. Di “Spaghetti Incident?” non voglio nemmeno parlare (ok, il brano di Manson). Mentre “Chinese Democracy” si commenta da solo: sembra il delirio di onnipotenza di un pazzo a cui le troppe possibilità offerte da successo e soldi abbiano decisamente dato alla testa, oltre ad aver fatto fuori i suoi compagni, ha pure cambiato strumentisti come un gentiluomo fa con la biancheria: un pessimo suicidio barocco.

Quando penso a loro, mi sembrano una sorta di “The Great Rock’n’roll Swindle Part 2” salvo che almeno i Sex Pistols ebbero il buon gusto di smettere quasi subito quando lo scherzo si fece pesante: poi sono tornati da anziani, ma quello ormai lo fanno tutti. Se penso alle vere Rockstar il primo nome che mi viene in mente sono i Led Zeppelin e pensando al gruppo albionico credo sia evidente il motivo per il quale i Guns non potranno mai essere elevati al rango di rockstar propriamente detto. Vogliamo proprio paragonare il valore artistico delle due compagini? Forse il volume d’affari ha mai fatto la grandezza di un gruppo? Mi auguro di no.

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=bF5gBT06FQ0]

This is Rock’N’Roll!

Annunci

L’alluminio no, non l’avevo considerato!

Postato il Aggiornato il

Aluminium Bass
Aluminium Bass

Quando si è fanatici di un gruppo si tende a notare tutto. Quando poi si tratta dei Melvins e della chitarra di Roger “Buzz” Osborne direi che la cosa non può passare inosservata.

Per anni ha suonato con una leggendaria Les-Paul nera, fino a quando si è munito di uno strano strumento non meglio identificato ed in un video lo si sente dire “Ho sempre pensato che la Les-Paul fosse la migliore chitarra del mondo. Ma ho dovuto cambiare idea!”.

Lo strano oggetto in questione è una chitarra tutta di alluminio, costruita dalla electric guitar company… e a giudicare da come suona (e da quanto costa) dev’essere senz’altro uno strumento meritevole. Inoltre il fatto che la suonino anche altri gruppi come Isis e Sunn 0))) depone ulteriormente a suo favore.

Ma l’alluminio no, non l’avevo considerato. Chissà che sensazione da’ in mano. Sicuramente deve avere un sustain infinito e la chitarra (o il basso come in fotografia) deve essere solida, difficilmente avrai bisogno di un liutaio in vita tua, se si dovesse stortare il manico, non si sa come, vai in officina direttamente! Il manico strettissimo è sicuramente una garanzia di maneggevolezza non indifferente ed anche il peso non dovrebbe essere troppo eccessivo, considerato che comunque l’alluminio è leggero, pensando che si tratta di un metallo: se realizzassero strumenti in ghisa, tipo la stufa della nonna, sarebbe sicuramente un’altra cosa!!

In un vecchio film di Nuti sul biliardo si diceva che le stecche di legno hanno un’anima propria, mentre a quelle di alluminio l’anima devi mettercela tu… magari è vero anche per gli strumenti musicali, comunque non avrò a breve 2.300$ per scoprirlo di persona!

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=o8ps1XLaJ3A]

Alzati e cammina!

Postato il

Walk
Walk

Alzati e cammina. Davvero. Dopo aver subito una delle influenze più devastanti degli ultimi anni, ti eri un po’ seduto diciamolo. Inquietanti postumi che serpeggiano per settimane, naso tappato a tratti, mal di testa e dolori di varia natura ed in varie zone del corpo. Basta! Insomma, era tempo di riprendere le sane vecchie abitudini: camminare! Poche altre cose mi rimettono in pace con me stesso come camminare.

In qualsiasi condizione meteo, attraverso paesaggi conosciuti e sconosciuti, un piede davanti all’altro. Lungo strade grigie di ghiaia o nere d’asfalto, il ritmo dei piedi si propaga. Sotto un cielo terso o gonfio di nuvole nere, il respiro ossigena la mente. Attraverso paesaggi familiari o sconosciuti, lo sguardo si muove tra case e prati, saluta animali e spiriti. Nelle orecchie musica, sempre assieme, come compagni inseparabili, ormai da anni.

Come per le passeggiate a due ruote, prediligo il lato meditativo, spensierato. Fatto di vestiti comodi e spesso improponibili, di un passo dalla cadenza libera e della vena contemplativa che pare accompagnare ogni scoperta tra la terra ed il cielo. Ed essere ritenuto almeno strano! Alla faccia delle squallide figure che attraversano, correndo, il paese attrezzate di tutto punto!

La definizione di amicizia

Postato il Aggiornato il

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=wZHmsVRshwU]

Per ognuno l’amicizia ha un significato particolare, ognuno ha la sua concezione di questo sentimento. Personalmente mi è successa una cosa strana: c’è stato un momento che sembra aver riassunto molte delle cose che avevo sempre pensato sull’argomento. Un episodio che sembra essere in grado di racchiudere quella che, per me, è l’essenza vera di questo sentimento.

Il duo bassistico decise, ormai tre anni fa, di andare a seguire la loro principale fonte di ispirazione, i Sunn 0))), al Luff festival a Losanna, Svizzera. Quattro ore di viaggio, un traforo da attraversare e un ritorno da affrontare in piena notte. Non prima di aver dormito appena un po’, in macchina, da qualche parte. Tutto programmato.

Sulla strada del ritorno, i vostri scovano un parcheggio, in un piccolo paesino ameno delle valli elvetiche che conducono verso il traforo del Gran San Bernardo. Dopo la solita, irrinunciabile, gragnuola di scemenze che precedono il sonno, i nostri si dispongono al riposo: il sottoscritto con un sacco a pelo aperto e mediocre degli anni ’80, il socio bassistico con un tecnicissimo sacco a pelo attrezzato per rigidissime temperature artiche che lo fa un po’ assomigliare ad un faraone nel suo sarcofago.

Nel volgere di un paio d’ore la colonnina di mercurio crolla clamorosamente. Il vostro si trova impreparato e si sveglia al buio sotto assedio del gelo. Si sveglia e pensa: rimugina che non si può permettere di destare il compagno di avventura avvolto, si suppone, in un caldo abbraccio. Si dispera al pensiero delle prossime ore da passare tremando. E, mentre la disperazione sembra impadronirsi dei pensieri notturni, probabilmente ad alcune ore dalla salvifica alba, un urlo squarcia la notte:”BASTAAAAAAAAA! Ho freddooooo!!!!”. Il socio si libera, con abilità felina, dell’inutile (e costoso, si suppone) orpello che avrebbe dovuto mantenerlo al caldo e decide che si debba partire immantinente per la dimora in terra italica. Se non è amicizia questa! Come ciliegina sulla torta posso aggiungere anche che i nostri si bearono anche di una magnifica alba sul Gran San Bernardo e montagne/vallate adiacenti.

E questo è ciò che andammo a vedere:

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=cSpC-Z8laMk]

Un sogno lungo un disco

Postato il

La durata standard di un cd fu fissata a 74 minuti, in modo che potesse contenere tutta la nona sinfonia di Beethoven. Ci sono brani unici che durano un disco intero: è una scelta sicuramente dissennata e che, da subito, pone dei limiti alla fruibilità del disco in questione. Occorre dedicargli tempo ed attenzione, occorre non avere fretta e lasciare che il disco prosegua per la sua strada e si svolga, come un gomitolo di note, lungo tutta la sua durata. Stare fermi e lasciarsi trasportare.

E’ una sfida, è un atto quasi sconsiderato. Anche per chi lo incide necessita di coraggio e fiducia in se stessi. Fiducia nel fatto che chi ti ascolta avrà la concentrazione necessaria per andare fino in fondo e lasciarsi permeare dalle tue note. Fiducia nel fatto che quanto hai da dire sarà talmente importante da rendere difficile interrompere l’ascolto. Fiducia nel fatto che la tua casa discografica possa seguirti nella tua ambiziosa idea. Eppure, come tutte le cose fortemente ideali, ha un fascino che non si può raccontare a parole.

La casa discografica demolì gli Sleep quando vollero incidere un unico brano lungo quanto un disco intero e solo recentemente hanno avuto un giusto riconoscimento. I Boris fecero la medesima operazione con il bellissimo “Flood” che, comunque, riuscì perfettamente nell’intento di descrivere in note l’ incessante rifluire dei moti marini. Eppure non è di musica pesante che voglio parlare oggi, poiché il disco più toccante composto da un unica traccia è, senza dubbio, “Jesus’ Blood Never Failed Me Yet” di Gavin Bryars. L’autore della suite stava lavorando per un amico ad un documentario sulla vita dei senzatetto in determinate zone di Londra. Molti di loro, a testimonianza che il canto e la musica sollevino lo spirito anche in momenti difficili della vita, cantavano canzoni di ogni sorta, ma uno di essi cantò un brano religioso, la cui semplicità ed immediatezza però non impedì di penetrare nel cuore dell’autore delle musiche quando, una volta tornato a casa, si mise a riascoltare le registrazioni ed a improvvisarci sopra.

Ulteriori conferme della spiritualità del canto del senzatetto e della sua incredibile capacità intrinseca di generare commozione arrivarono quando, dimenticata la registrazione a suonare nello studio di registrazione mentre si era allontanato per un caffè, al ritorno trovò l’atmosfera dello studio molto cambiata: tutti si muovevano lentamente ed in silenzio e alcune delle persone stavano addirittura singhiozzando piano.

Decise di sfruttare le registrazioni creando un opportuno sottofondo al cantato. Questo fece giungere alla realizzazione di due registrazioni: la prima di 25 minuti uscita nel 1975 per l’etichetta di Brian Eno mentre la seconda di 74, uscita nel 1993 (per la point records), nella quale Tom Waits si offrì di unirsi idealmente al cantato del senzatetto essendo questo, secondo le sue dichiarazioni, uno dei suoi brani preferiti in senso assoluto. Il “cantante” non ebbe mai la possibilità di sapere cosa avesse prodotto il suo canto di poche e semplici parole, tuttavia ora la testimonianza del suo spirito rimane. Eccone un frammento:

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=2CiukuHhJ4A]

Back in the saddle!

Postato il

Chi segue questo blog sa della mia partecipazione al dramma che ha colpito i Baroness sulle strade europee lo scorso agosto. John Baizey, cantante e chitarrista del gruppo, è stato, insieme all’autista, quello più colpito dal trauma successivo all’incidente, riportando diversi danni fisici che hanno rischiato seriamente di metterne a repentaglio la carriera. Credo che, come testimonia il video che riporta l’esibizione dei Converge alle celebrazioni per il centesimo numero del magazine di musica estrema americano decibel, la guarigione proceda speditamente nella direzione di un pieno recupero.

Tre giorni fa infatti il nostro è salito sul palco dell’ Union Transfer di Philadelphia dando vita ad una emozionate versione di “Coral Blue”, assieme agli headliners, riuscendo anche idealmente ad unire due compagini in grado di dar vita ad altrettanti lavori altamente significativi usciti lo scorso anno. Ma questi sono dettagli: l’importante è che, dopo tante storie finite male (Randy Rhoads, Cliff Burton, Duane Allman e Ronnie Van Zant sono solo i primi che mi vengono in mente), finalmente qualcuno riesce a sottrarsi alle grinfie della sorte e a rimettersi in piedi, sia pure dopo lunga convalescenza e riabilitazione. Direi che, ogni tanto, una storia che finisce positivamente non può che rinfrancare il morale, quindi forza John e forza tutti quanti: il resto della vostra vita vi aspetta e le cose positive succedono, anche se è sempre più difficile crederlo.

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=o-kmNN0evyk&feature=player_embedded]

P.s.: No, non sono completamente impazzito… ogni tanto capita anche a me, ora lo sapete!

Guida notturna

Postato il Aggiornato il

Sono sempre spaventato dalla possibilità un colpo di sonno alla guida. Spaventato quando il cielo cede all’oscurità, quando incombe plumbeo di pioggia, quando, ci si volta di lato, e non c’è alcun passeggero che sostenga un provvidenziale dialogo anti-sonnolenza. Mi inquietano soprattutto i tratti monotoni, come potrebbe essere la tratta Milano-Novara sulla A4, percorsi rettilinei e sempre uguali a se stessi, soprattutto se percorsi dopo una giornata stancante o con un lauto pasto in corpo. Le palpebre pesanti si chiudono, involontariamente e per pochi secondi, per riaprirsi in preda allo sgomento, quando anche le mani abbiano incominciato a far deviare il veicolo verso un’altra corsia.

E’ una sensazione che rimarca quanto sottile sia il passaggio tra la veglia ed il sonno, tra le linee rette e vigili e lo sbandare incontrollato. Non è stato il mio caso, almeno non ieri, eppure le caratteristiche della serata sembravano aderire a quella sciagurata possibilità e mi avevano fatto nascere dentro una certa inquietudine prima di mettermi alla guida. Alcune volte occorre riconoscere la propria presenza di spirito ed anche di un’opportuna colonna sonora fracassona che non ti lasci cadere tra le braccia di Morfeo e che, straordinariamente, si riveli aderente alla tua condizione quando ne rileggi il testo il giorno dopo:

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=o_VTfrF6TWU]

A new life begins
Destroy Everything
Obliterate what makes us weak
Destroy Everything
Decimate what threatens me

Cleanse this world with flame
End this, cleanse this
Rebuild and start again
Obliterate what makes us weak

End this and embrace the destruction
End this to embrace new life
NEW LIFE

Even an empty threat deserves a response you won’t soon forget
I must destroy everything that tries to infect
Even an empty threat deserves a response you won’t soon forget
I must destroy everything that tries to infect
Destroy Everything
Obliterate what makes us weak
Destroy Everything
Decimate what threatens me