Push away the sky, nuovo lavoro di Nick Cave and the Bad Seeds

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Il 18 febbraio è la data prescelta per l’uscita del nuovo lavoro del cantante australiano e della band a lui, da sempre, collegata. C’è stato un periodo nel quale l’autore australiano era ospite fisso nel mio immaginario, prima che le nostre strade si allontanassero, almeno un po’… forse per via di dischi non sempre riusciti (seppur nella loro classe innegabile) come “Nocturama” o il precedente “Dig, Lazarus, dig!!!” o magari anche per il progetto Grinderman, che senz’altro ha i suoi pregi, ma sembra anche un po’ disperdere le energie. Non lo so, io ho continuato a seguirlo, ma la distanza tra di noi si è allungata ed ora, in attesa del nuovo lavoro non so bene cosa pensare… lo prenderò di sicuro ma la distanza ascoltatore-artista aumenterà ancora?

Ogni fan che si possa definire tale ha delle aspettative è fatale. Nutrire delle aspettative sul lavoro di un artista in teoria è sbagliato, perché bisognerebbe che la libertà di espressione venisse sempre rispettata, occorrerebbe che uno si sentisse libero di parlare di ciò che vuole e di rendere le tematiche che intende trattare nella maniera che ritiene più opportuna, però è fatale che si creino dei legami, dei sentimenti, delle sensazioni che possono spezzarsi. In realtà credo che, soprattutto nel caso di musicisti meno affermati del nostro, sopra un artista si chiuda una cappa plumbea dove le aspettative dei fan, siano, in effetti, l’ultimo dei loro problemi, In mezzo a discografici assuefatti al guadagno, critici musicali incompetenti e chissà quali altre forze maligne ed oscure che aleggiano nell’etere. Viene da domandarsi quanto tutti i fattori esterni influenzino il loro lavoro, è la classica domanda alla quale è improbo rispondere.

Dunque un nuovo lavoro è alle porte per il re inchiostro, come si era soliti riferirsi a lui un tempo. Con le paure e le scommesse questa volta, come sarà? Banalmente sarei contento che fosse un po’ meno elettrico ed un po’ più intimista, che recuperasse un po’ di intensità emotiva e qualche atmosfera da dischi come “Good Son” o “No More Shall We Part”, per dirne una. Non so bene cosa aspettarmi, il singolo apripista è piuttosto interlocutorio…

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=2kBl86cIV3g]

“Se dovessi usare quella vecchia metafora dei dischi come i propri figli, allora direi che questo è il bambino-fantasma nell’incubatrice e che i loop di Warren sono i suoi piccoli, tremanti battiti del cuore”

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