Compiti a casa

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Alle scuole medie esisteva (e non so se esista ancora) una materia chiamata forse educazione musicale, quello che so di sicuro è che tutti la abbreviavano in un semplice “musica”. Musica era una materia un po’ defilata, poche ore che servivano principalmente ad imparare a maneggiare il flauto dolce, il che tradotto significava imparare a “suonare” la musica del gingle di una nota marca di biscotti senza riempire il malcapitatissimo strumento di bava, almeno questo è ciò che ne ho ricavato io. Se non fosse che, una volta, la professoressa ci diede un compito a casa: prendere una cassetta dalla discografia dei nostri genitori e portarla a scuola. Se mia madre mi ha trasmesso la passione per i quattro di Liverpool, mio padre mi ha lasciato quella per Jimi Hendrix così presi una cassetta, con il suo astuccio di plastica rossa, e la portai a scuola.

Jimi Hendrix
Jimi Hendrix

Credo che, al tempo, mio padre non abbia mai posseduto nulla del chitarrista americano, la cassetta era sicuramente molto postuma. Quando erano giovani i miei, comprare un disco non era una cosa usuale o da farsi con leggerezza, era un lusso, qualcosa che ti faceva essere guardato con sospetto dai tuoi amichetti che probabilmente pensavano che tu avessi dei soldi da buttare. Per non parlare di cosa potevano pensare i tuoi genitori: i giovani avevano, forse, appena iniziato ad esistere come categoria, figuriamoci se avevano il diritto di avere delle opinioni, leggere dei libri, possedere dei dischi o qualcosa per farli suonare. Quindi nulla. Però a volte lo sentii parlarmi di questo chitarrista di colore mancino che non solo girava la chitarra per poterla suonare, ma arrivava a suonarla coi denti imitando il suono del treno se non addirittura a darle fuoco sul palco. Uno che padroneggiava il suo strumento come nessuno aveva mai fatto prima, con i suoi vestiti sgargianti era l’unico a tirare fuori un suono selvaggio ma anche pieno di poesia dalla sua stratocaster, una sei corde che nessuno ha mai più  fatto suonare a quel modo. E poi esibizioni dal vivo leggendarie con due pallidi ragazzi alla sezione ritmica, tre dischi ufficiali ma una marea di registrazioni e di idee. Un vero e proprio innovatore e, nelle parole del mio genitore, una figura ancora più leggendaria perché apprezzata dalla persona che ogni ragazzo ha davanti come modello.

E la professoressa, dall’alto della pedana della cattedra, non sapeva chi fosse. Io avevo preso quella cassetta apposta, perché volevo che mi dicesse meglio chi era l’idolo del mio genitore e niente. Che tristezza. Dev’essere stata una di quelle occasioni in cui ho realizzato che la mia cultura musicale doveva crescere autonomamente e non seguendo i canali ufficiali. Quando fui più grande e capii finalmente chi fosse stato Jimi Hendrix, mi chiesi come facesse una cosiddetta docente di musica a non sapere nemmeno chi fosse, non pretendevo che ne riconoscesse il ruolo o (non sia mai!) arrivasse ad apprezzarlo, ma almeno sapere chi fosse almeno quello sì, era il minimo sindacale.

Tre giorni fa usciva “People Hell and Angels”, disco postumo del chitarrista di Seattle, chissà se ne giunta la voce alla mia ex-insegnante. No, perché manco a dirlo, il disco è bellissimo e commovente!

Stavolta ho fatto i compiti a casa!

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2 pensieri riguardo “Compiti a casa

    Scribacchina ha detto:
    9 marzo 2013 alle 17:11

    Pensa che a me è successo un caso opposto: alle superiori, la docente di diritto chiedeva alla trentina di sbarbatelli che le stavano di fronte se ce n’era uno che sapesse chi fosse Janis Joplin, “voi ragazzini che Woodstock non sapete neanche cos’è”.
    Puoi immaginare chi ha risposto: “Certo, chi non conosce Janis Joplin?” 😛
    Docente simpatica e colta, la ricordo con affetto 🙂

      nxero ha risposto:
      10 marzo 2013 alle 09:58

      🙂 Fortunatamente, una volta tanto, non tutto il mondo è paese 😉

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