Sogna fratello

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Un respiro prima di cantare, la folla aspetta, i ragazzi ti guardano e sorridono dietro agli strumenti e al sipario, un ultimo momento di intimità: inala a fondo, senti l’aria entrare, calda ed umida, come quella tra i ragazzi assiepati a pochi metri, sotto al palco. Vogliono vedere gli occhi limpidi di un ragazzo, i suoi sogni sgusciare tra le note, la sua sensibilità trafiggere le loro anime, percepire la sua voce cristallina e pura. Ammirare un colore che non hanno mai visto materializzarsi davanti ai loro occhi. Intuire che non è possibile vivere senza cantare e nemmeno senza sentire gli altri far vibrare l’aria.

Nessuno può avere la stessa angoscia dentro dopo aver cantato. E’ il canto che cambia colore all’anima, la musica che lo accompagna… la voce è il primo strumento che l’umanità abbia mai suonato, quello che ognuno può reperire e può sperimentare direttamente, senza nessun impegno ulteriore che non derivi da noi stessi. Le corde sono già dentro di noi, occorre lasciarle tremare, come un sentimento tanto potente quanto riservato, nascosto eppure riconoscibile. Il suono è immateriale e bellissimo. Trasparente come l’acqua di un fiume eppure senza peso: va oltre la gravità fiero, con il petto gonfio di note e di ancestrali ed iridescenti passioni.

Sogna fratello e rendici partecipi delle meraviglie della tua anima. Della purezza che, induriti dal mondo, non siamo riusciti a mantenere viva. Del tuo animo bambino e curioso, del tuo sorriso appena accennato e della voglia di dormire sul divano stanotte… io spero solo che le tue visioni oniriche  riempiano la stanza e non se ne vadano più…

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2 pensieri riguardo “Sogna fratello

    Scribacchina ha detto:
    12 aprile 2013 alle 13:06

    “Nessuno può avere la stessa angoscia dentro dopo aver cantato”: vero, ma l’angoscia che se n’è in parte andata lascia spazio alla consapevolezza di sentirsi nudi di fronte agli altri (parlo dal lato cantante, eh). Ti ritrovi a chiederti chi, davvero, ti ha capito tra quelli che ti hanno ascoltato. Chi è riuscito a cogliere tutto quello che volevi dire, e che forse non hai detto così chiaramente…

      nxero ha risposto:
      12 aprile 2013 alle 14:07

      Personalmente ritengo il canto liberatorio a priori, una cosa che va fatta per noi stessi prima che per tutti gli altri anche perché, come fai notare giustamente tu, quello che canti (ma anche la tua mimica o i tuoi sguardi) possono essere liberamente interpretati. Dando per scontato che è estremamente difficile che qualcuno colga “esattamente” il tuo messaggio, questo può essere un limite ma anche una fonte di arricchimento: essendo le parole passibili di essere interpretate qualcuno potrebbe anche trovargli un messaggio parimenti significativo.
      La mia idea in merito è che non sia necessario prestare agli altri alcuna attenzione: buttare fuori tutto e basta, per te stesso e nessun altro, infatti non è necessariamente detto che un pubblico poi ci sia!
      E anche se c’è, una volta che fai uscire delle parole dalla bocca, queste non ti appartengono più in toto ed è anche bello vedere di nascosto l’effetto che fa…

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